Papa Leone XIV: «La legittimità del potere deriva dalla saggezza»

Il giorno dopo l’attacco via social che ha sorpreso il mondo intero, il presidente degli Stati Uniti è tornato a criticare papa Leone XIV. Ripetendo, in sostanza, quanto già affermato. In una breve intervista telefonica al Corriere della Sera, Trump ha di nuovo affermato che il Papa non comprende la minaccia nucleare iraniana. «Non capisce e non dovrebbe parlare di guerra, perché non ha idea di quello che sta succedendo. Non capisce che in Iran hanno ucciso 42mila manifestanti lo scorso mese».
Questa volta, il pontefice impegnato nel secondo giorno del suo viaggio apostolico in Algeria - non ha risposto direttamente. Ma il messaggio in inglese inviato ai partecipanti alla sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze sociali, in programma fino a domani sul tema L’uso del potere: legittimità, democrazia e ridefinizione dell’ordine internazionale, è stato letto da tutti gli osservatori come una ulteriore replica alle parole del leader statunitense.
Richiamandosi alla lezione dei tre predecessori - Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco - e alla dottrina sociale della Chiesa, Leone XIV ha sottolineato che «la legittimità dell’autorità non dipende dall’accumulo di potere economico o tecnologico, ma dalla saggezza e dalla virtù con cui essa viene esercitata». La saggezza persegue infatti il vero bene ed è «inseparabile dalle virtù morali. Sappiamo che la giustizia e la fortezza sono indispensabili per un sano processo decisionale e per mettere in pratica le decisioni. Anche la temperanza si rivela essenziale per l’uso legittimo dell’autorità, poiché la vera temperanza frena l’esaltazione smodata di sé e funge da barriera contro l’abuso di potere».
In un momento in cui moltissimi, negli USA, si interrogano persino sulla tenuta mentale del presidente, il discorso del Papa - diffuso oggi ma scritto, va detto, il 1. aprile scorso - è sembrato quasi una glossa alle ultime uscite della Casa Bianca.
La democrazia, si legge ancora nel testo del pontefice, è un argine alla tirannia e al dominio delle élite. Ma «rimane sana solo quando è radicata nella legge morale e in una vera visione della persona umana. Priva di questo fondamento, rischia di diventare o tirannia maggioritaria o maschera per il dominio delle élite economiche e tecnologiche».
Non è mancata pure una riflessione sull’ordine internazionale «in un momento in cui le rivalità strategiche e le alleanze mutevoli stanno ridefinendo le relazioni globali». Un ordine giusto e stabile, sostiene Leone XIV, «non può nascere dal semplice equilibrio di potere né da una logica puramente tecnocratica. La concentrazione del potere tecnologico, economico e militare nelle mani di pochi minaccia sia la partecipazione democratica dei popoli sia la concordia internazionale».
Anche per questo, ha concluso il Papa, occorre «costruire una cultura della riconciliazione capace di superare le insidie dell’indifferenza e dell’impotenza».
