Parla Piccaluga: «Zali e Gobbi, lo spirito libero e l'uomo squadra: ma le opzioni con l'UDC restano»

Il coordinatore della Lega Daniele Piccaluga è stato ospite de La domenica del Corriere per una chiacchierata a tutto tondo sulla Lega e la politica cantonale in genere. Dai suoi rapporti con Claudio Zali e Norman Gobbi, alla porta mai chiusa per trovare un accordo elettorale con l’UDC e i contatti frequenti con Piero Marchesi. Ecco un assaggio di quanto andato in onda ieri sera su Teleticino.
Come sta la Lega?
«Quando ho preso le redini del movimento venivamo da un momento un po’ difficile, legato a situazioni che avevano coinvolto alcuni esponenti leghisti. Mi piace citare le parole del nostro capogruppo Boris Bignasca: “Da tempo mancavano delle vittorie”. Ecco perché oggi la Lega sta meglio. Sento le busecche della base ribollire e c’è una grande voglia, da parte di tutti, di tornare protagonisti».
Lei dice movimento, io dico partito, perché oramai avete un po’ le mani in pasta dappertutto. Giusto?
«No, mi piace ancora dire che siamo il movimento della Lega».
Aveva promesso un ritorno al passato, il metodo rustico. La Lega che è nel sistema, può ancora dirsi anti-sistema?
«Certo, siamo nel sistema. E lo siamo sempre stati. Tornare al passato, per noi, vuol dire tornare a essere più presenti tra la gente. Giuliano Bignasca aveva un gran pregio: sapeva ascoltare la gente, sentiva il polso della popolazione. Mi sto impegnando tantissimo nel fare mio questo esercizio e quando riesco, sono un coordinatore felice».
Di cosa ha voglia Piccaluga, politicamente parlando?
«La Lega ha ancora voglia di farsi sentire, di tornare a tuonare. Io ho suonato la grancassa per tanti anni in una Guggen: mi piace pensare, ogni tanto, di dare quel colpo deciso e dare la carica».
Quando ha preso in mano lo zaino pesante della Lega aveva tra l’altro detto: «Sento anche la paura del fallimento». C’è qualche cosa in cui sente di aver fallito in questo anno e mezzo?
«Fallito non direi. Alcune cose si potevano fare meglio, questo sì. Non esiste nessuno di infallibile. La paura esiste, ed è giusto così: significa che senti la responsabilità. Chi dice di non avere paura o qualche timore, secondo me, non è del tutto sincero. A volte capita anche di non dormire bene, ma fa parte del ruolo: l’importante è trasformare tutta la pressione che pesa sulle mia spalle, in decisioni lucide, nell’interesse dei cittadini».
Cosa le è piaciuto e cosa meno di quanto detto da Norman Gobbi e da Claudio Zali a La domenica del Corriere e da queste colonne nelle scorse settimane?
«Mi piace riassumere così quanto lei sottintende: oggi abbiamo due anime diverse. Claudio è uno spirito libero, dice quello che pensa, anche quando è scomodo. Norman è un uomo squadra: lo ha sempre detto, lo ha sempre dimostrato. E questa è una qualità che apprezzo. Magari qualcuno parlerà di frecciatine reciproche, ma alla fine semplicemente rispecchiano il carattere dei due individui. Per me sono Norman e Claudio».
Però, insomma, Zali non è stato molto tenero: le parole sui radar, sui piani a/b/c dopo le elezioni, le nomine in magistratura e la voglia di tornare al Dipartimento del territorio. Inutile girarci attorno: Gobbi è sempre sotto tiro. Va bene così?
«Io vedo soprattutto un certo immobilismo nel Governo: nel 2026 stiamo ancora parlando dei progetti dell’uno o dell’altro, ma si fa fatica tantissimo a dire e mostrare qual è l’autentico progetto del Governo. Poi entrambi mi rappresentano appieno: Piccaluga vuole meno radar, ma anche meno lupi. Sono in linea con Claudio e con Norman. Chi pensa di seminare zizzania non troverà con me terreno fertile».
Non teme che gli attriti possano emergere nel clou della campagna rendendo la corsa alle cantonali 2027 un derby leghista?
«Oggi è vero, potrebbe anche esserci una gara, con un solo vincitore. Ma sono convinto che Norman e Claudio, se sarà il caso, quindi se dovesse accadere che entrambi saranno allo start, sicuramente si dimostreranno capaci a fare la loro campagna in maniera onesta, magari con qualche battibecco, come accade pure in ogni famiglia sana e viva. Ma alla fine io non ho timori che questa campagna potrà danneggiare qualcosa. Sarà una campagna accattivante, se dovesse essere il caso che entrambi saranno sulla lista e correranno per la cadrega (come piace dire a lei Righinetti). Ma io con serenità vedo una bella campagna».
Sa che ha insistito dicendo più volte «se» saranno candidati. Perché «se»? Che cosa bolle in pentola?
«Perché la verità è che oggi ci sono ancora delle discussioni aperte con i nostri cugini dell’UDC. Gli scenari potrebbero essere diversi e, in questo momento, è prematuro dire con granitica certezza chi ci sarà sulla lista. Ci sono trattative in corso e le stiamo affrontando in modo aperto, valutando tutte le opzioni».
Allora facciamo due scenari. Alleanza e lista unica Lega-UDC se Zali rinuncia (per motivi politici o privati/personali) o se l’UDC si rimangia quella pesante frase («noi con Zali mai»). Come commenta?
«Onestamente non voglio esprimermi in questa sede su quale mi piace di più o di meno. Però noi il dialogo lo vogliamo tenere aperto, senza porre veti o condizioni».
Ma possiamo dire che gradirebbe comunque una corsa d’area?
«Allora, Piccaluga gradirebbe una corsa d’area con i due candidati leghisti, se avranno voglia di correre sulla lista».
A proposito di UDC, come sono i suoi rapporti con Piero Marchesi?
«Buoni, schietti, anche frequenti perché ci si sente in maniera regolare. Assolutamente buoni, lo sottolineo. Ci diciamo quello che ci dobbiamo dire senza se e senza ma».
E quanto sono alte le possibilità che lei sia della partita per il Consiglio di Stato?
«È chiaro che se la base dovesse chiedermi di essere presente sulla lista non direi no. Anche perché nella vita a me le sfide piacciono. Ma per me prima di tutto viene il bene della Lega. Questo lo garantisco a scanso di equivoci».
Lei tiene particolarmente a parlare dell’arrocchino perché si era detto orgoglioso di questa mossa. Mi pare assurdo. Vero che scherzava quando ha manifestato il sentimento d’orgoglio?
«Io e lei ci siamo scontrati per settimane su questo tema, so che lei non ha mai voluto interpretare la mia visione dell’arrocco».
Nulla di personale, ma sa che davvero non l’ho capita quella sua mossa?
«Per me l’arrocco arrivava in un momento importante. Eravamo al giro di boa di una legislatura che da tutte le parti e da molti politici era considerata immobile. Poi è chiaro che qualcuno l’ha letta come una mossa politica, una mossa elettorale, anche se mancavano due anni alle elezioni. Come se la Lega chissà che cosa avrebbe fatto se ci fosse stato il piano originale, l’arrocco completo».
Però, scusi se insisto, i risultati che vediamo sono sotto gli occhi di tutti: Zali che piccona le politiche portate avanti da Gobbi. Questo è il risultato dell’arrocchino?
«A me non sembra che Zali abbia picconato la Legge sulla Polizia, nemmeno le ARP. Mi sembra piuttosto che Zali abbia tirato in porta e abbia segnato gol importanti con dei progetti nei quali Gobbi ha investito molte energie».
Sulle nomine in Magistratura non ho visto alcun gol..
«C’è il tema dell’imprinting personale. È come dire: se Norman avesse potuto gestire completamente il Territorio, probabilmente in Ticino ci sarebbe qualche lupo in meno».
Veniamo alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Hospita-Lega. Lei è già stato convocato?
«Sì, sono andato».
Quindi questa volta ha risposto presente?
«Assolutamente sì. In fin dei conti, nella vita si può sempre scegliere: avrei potuto anche non andare. Ma abbiamo fatto una valutazione e io ho risposto presente, come hanno fatto, o faranno, anche gli altri».
Con il senno di poi si sente di fare un po’ di autocritica per la questione del famoso rapporto segreto? Oggi lo avallerebbe ancora?
«Con il senno di poi non si cambia il passato. È chiaro che, forse, oggi si farebbe qualcosa di diverso. Ma è facile, col tempo, dire cosa si poteva o si doveva fare. Io preferisco guardare avanti».
Facciamo però ancora un’eccezione: Eolo Alberti. Lei aveva deciso di cacciarlo dalla Lega, lui ha ricorso e un pretore gli ha dato ragione. Piccaluga sconfitto?
«Vede com’è difficile fare il coordinatore? Su Alberti torneremo in una prossima assemblea. Si è trattato di un vizio di forma».
Siccome non di sola politica vive l’uomo e per fortuna è così, lei riesce ancora a avere del tempo libero per sé da quando è coordinatore? Quanto è cambiata la sua vita in questo annetto?
«È veramente cambiata in maniera importante, direi totale, perché sono finite le domeniche in tranquillità in famiglia, perché sono finite le serate in cui si potevano fare più appuntamenti, trascorrere momenti anche magari goliardici con amici. Oggi la politica è gran parte della mia vita, ne sono estremamente felice perché comunque la politica mi sta dando tanto e spero di essere nella condizione che altre persone possano dire che anche Piccaluga sta dando tanto a loro e agli altri».
E per le sue passioni riesce a ritrovare ancora un po' di tempo?
«Devo dire che la Guggen di carnevale quest’anno mi ha visto assente, e con la campagna elettorale il prossimo anno sarà ancora più complicato. Però qualche spazio me lo ritaglio: sono tifoso biancoblù, vado alla Gottardo Arena… ogni tanto passo anche dalla Cornèr Arena, ma il cuore resta per l’Ambrì-Piotta. È una passione che ho iniziato a condividere con mio figlio. E quello, per me, è tempo che vale almeno il doppio».
