Pasqua record per il turismo ticinese, tutto esaurito in alberghi e campeggi

«Con il sole, si vince facile». La sintesi, perfetta, è di Massimo Suter, presidente di GastroTicino. Che scatta un’istantanea senza ombre sulla Pasqua 2026, «una delle migliori degli ultimi 20 anni». Città affollate, ristoranti e alberghi pieni, l’azzurro del cielo che richiama la bellezza di manzoniana memoria. Gli ultimi quattro giorni sono stati, per la Svizzera italiana, l’abbrivio che tutti si auguravano in vista della stagione estiva.
Nessuna voce discordante. Nessuna percezione difforme. Il bilancio pasquale, per l’industria piccola e grande del turismo ticinese, è praticamente da record. Qualche numero lo snocciola Simone Patelli, presidente dell’Associazione campeggi ticinesi. «Il settore alberghiero ha lavorato con una media dell’81% di occupazione, mentre nei campeggi è andata ancora meglio: dal 75% delle strutture più interne e valligiane, sino al 100% di alcuni campeggi a lago. Credo che si debba tornare all’immediato post-Covid per trovare numeri simili».
Il paragone con il momento in cui tutti si misero alle spalle l’incubo della pandemia torna in molte riflessioni. Soprattutto, quelle che prendono in considerazione la difficile situazione internazionale. Spiega Marcel Krähenmann, presidente di HotellerieSuisse Sopraceneri: «È paradossale, ma lo scenario di guerra mediorientale spinge gli europei,soprattutto, a rimanere più vicini a casa. La gente cerca sicurezza, così si ripete quanto accaduto dopo la pandemia».
Un’annata last minute
Con un tasso di occupazione che, nel fine settimana, ha superato il 90%, gli alberghi del Locarnese hanno vissuto una Pasqua straordinaria. E guardano all’immediato futuro con un certo ottimismo. «È difficile dire che cosa produrrà questa incertezza in atto, se sarà negativa o positiva - dice ancora Krähenmann al Corriere del Ticino - Chi vive in Asia o in Medio Oriente potrebbe non arrivare in Ticino, e a subirne qualche contraccolpo sarebbe in particolare il mondo del lusso; ma, di converso, dal Nord Europa più turisti potrebbero scegliere la Svizzera, per la sicurezza e per la comodità degli spostamenti».
Un’analisi in parte condivisa anche da Federico Haas, presidente della sezione Sottoceneri di HotellerieSuisse: «Nessuno ha la sfera di cristallo, difficile dire che cosa accadrà. Personalmente, vedo un’annata 2026 last minute. Avremo meno attività congressuale, cosa che peserà, ma probabilmente più turismo di villeggiatura e clientela d’affari. Il franco è forte, vero, ma la sicurezza della Svizzera è una carta di vantaggio. E, a parità di servizi, non siamo la destinazione più cara d’Europa».
Intanto, Haas si gode gli effetti della Pasqua luganese, probabilmente la più affollata degli ultimi decenni. «Sono sincero - dice al Corriere del Ticino - sono stati quattro giorni perfetti: turismo versione extra-lusso e meteo da urlo. In città c’è stato il tutto esaurito, un risultato ancora più dolce perché inaspettato. Dieci giorni fa avrei detto “Pasqua magretta”. Devo ricredermi».
Alcune preoccupazioni restano
Ticino stracolmo di vacanzieri ovunque, quindi. In città, sui laghi, nelle valli e anche in altre irrinunciabili mete. Una su tutte: la Swissminiatur di Melide, con il direttore, Joël Vuigner, che conferma al Corriere del Ticino una grande affluenza di pubblico. Nel solo fine settimana, oltre 2.500 biglietti staccati. «Rispetto all’anno scorso, quando avevamo riaperto con freddo e pioggia, quest’anno il bel tempo ci ha spinto lontano - dice Vuigner - siamo molto soddisfatti. Abbiamo accolto molti confederati, che sono sempre il nostro primo mercato, ma anche tanti italiani e anche visitatori d’oltreoceano e asiatici».
Insomma: una ripartenza perfetta. Dopo l’inaugurazione, alcune settimane fa, «sotto il diluvio, delle miniere di Sessa», la Swissminiatur guarda con un certo ottimismo alla stagione estiva. L’obiettivo è superare ancora una volta quota 120 mila ingressi. E chissà che una nuova installazione - il treno TILO, pronto a fine maggio - non aiuti a centrare il bersaglio.
Tutto bene, quindi? Più o meno. Alcune preoccupazioni restano. Ad esempio, la crescita dei costi energetici. Che incide molto sulle attività della ristorazione. «Siamo un po’ tra l’incudine e il martello - dice Suter - oltre all’energia, aumentano le materie prime e i costi del loro trasporto, e diminuisce il potere d’acquisto. Il caro benzina è per tutti. Far quadrare i conti e restare concorrenziali non sarà facile, talvolta la mia impressione è che ci stiamo trasformando in un bene di lusso».
Altro problema, stavolta di abbondanza, è il rischio di overtourism. Di sovraffollamento. Insomma, quanto si sta verificando sul Lago di Como. Un sistema turistico che, dice Haas, «è ormai al collasso». Il capoluogo lariano, aggiunge Suter, «è vittima del suo successo. Il Ticino non ha ancora una massa di arrivi tale da soffocare la destinazione con effetti negativi per i residenti. Semmai, il nostro limite è legato alla saturazione delle vie di comunicazione». Con il Lago di Como, conclude Haas, «non c’è competizione».
