Pauli Gut: «Era il momento giusto di smettere, ma dispiace: è stato un percorso eccezionale»

Non è stato un addio del tutto a sorpresa quello comunicato mercoledì in serata da Lara Gut-Behrami. Al contempo, è stato un saluto che ha lasciato tutti con un senso di vuoto. Sì, il mondo dello sci alpino non sarà più lo stesso senza la protagonista ticinese. «Ma è stata una scelta arrivata nel momento giusto», ci racconta Pauli Gut. «Dopo l’incidente aveva detto che fisicamente voleva tornare come prima. Solo allora avrebbe deciso il da farsi. E così ha fatto. Dopo una riabilitazione di quasi otto mesi è ritornata al top. Si è presa due settimane per riflettere e ha preso la sua decisione. Dispiace sicuramente anche a lei di dover smettere in questo modo. Ma, ripeto, è il momento giusto. Il fisico risponde bene, non ha dolori. Questa è la cosa più importante. Poi, per tornare, è importante che ci sia anche la testa e probabilmente, in questo momento, non c’era più. Dispiace, sì, perché è stato un percorso esaltante. Eccezionale. Ma a tutto, prima o poi, c’è una fine».
L’infinito album dei ricordi
Tanti, tantissimi i momenti ormai scalfiti nella memoria del papà della sciatrice di Comano, restato al suo fianco per tutta una carriera. E una vita nel mondo dello sci. «Con Lara abbiamo cominciato a sciare che aveva cinque anni. Ho avuto la fortuna di seguirla per trent’anni. Ricordo tanti frangenti fantastici. Oltre, evidentemente, alle vittorie alle Olimpiadi, ai Mondiali e in Coppa del Mondo, i momenti che mi sono sempre piaciuti particolarmente sono legati alla costruzione di una nuova stagione. Dopo la fine dell’annata agonista partivamo per Livigno, o per un’altra destinazione con condizioni ideali, per una decina di dieci giorni, per la rifinitura finale. Lì c’era tutta la tranquillità necessaria. Era come ricominciare da zero. E poi ricordo i periodi in Sud America, come quelli trascorsi in Valle Nevado. Mi mancano al sol pensiero».
No, Lara non se l’è sentita di proseguire ancora. Molto diversa, da questo punto di vista, la sua parabola da quella di Lindsey Vonn, sempre alla ricerca di un ritorno rapido sugli sci, nonostante i dolori e le cadute. Gut-Behrami ha scelto di ascoltarsi, rinunciando all’annata agonista dei Mondiali casalinghi a Crans-Montana. «Ogni atleta ha la sua storia», commenta Pauli. «Credo che, come ha scritto Lara nella sua lettera, vada anche rispettato il proprio corpo. Un concetto dietro cui si cela una grande consapevolezza e un riconoscimento per quello che il corpo le ha permesso di fare in tutti questi anni».
L’eredità di Lara
Che eredità lascia Lara Gut-Behrami al mondo dello sci? Sempre Pauli Gut: «Sarebbe bello poter trasmettere alle prossime generazioni quanto ha imparato Lara. Ma dovremo attendere i prossimi suoi passi, rispettando ciò che vorrà fare nella sua vita privata. Non sarà facile per chi viene dopo eguagliare quanto fatto da lei. Ma è altresì vero che ogni periodo ha la sua storia. La strada è stata tracciata. Prima da Doris (De Agostini, ndr), poi da Michela (Figini, ndr) e adesso da Lara. Le possibilità ci sono. Se poi alla base c'è la passione e un entourage solido si può arrivare ad alti livelli».
In queste ore la carriera e la stessa Lara Gut-Behrami sono state definite in mille modi. Per papà Pauli risulta invece difficile trovare un aggettivo che possa condesare trent’anni di vita sugli sci. «Se devo racchiudere Lara in una sola parola scelgo unica. Ma in realtà lei è un arcobaleno di aggettivi. Soprattutto per me, in qualità di padre, aver potuto seguirla così a lungo è un onore, un privilegio. È stato qualcosa di magnifico. Indescrivibile».
