«Per proteggere i giovani dall'IA l'autoregolazione delle piattaforme non è sufficiente»

Per i giovani è un tecnologia molto intrigante. E per i suoi sviluppatori i ragazzi sono un target molto interessante. Stiamo parlando dell'intelligenza artificiale (IA). OpenAI, Anthropic e Google stanno tutti cercando di sedurre il maggior numero di adolescenti possibile. E i rischi, va da sé, sono dietro l'angolo tra dipendenze, isolamento sociale e suicidi.
Spinti da alcuni casi drammatici e dalle conseguenze legali che potrebbero scaturirne, alcuni sviluppatori hanno quindi deciso di correre ai ripari. È il caso per esempio di OpenAI, lo sviluppatore di ChatGPT, che ha annunciato una serie di misure atte a rendere il proprio strumento di intelligenza artificiale più sicuro, soprattutto per i giovani. Ecco allora che con gli utenti che dichiarano di avere meno di 18 anni, o che il chatbot considera minorenni in base all'analisi della conversazione, «ChatGPT non deve utilizzare un linguaggio romantico, incoraggiare la dipendenza emotiva o insinuare di possedere sentimenti o una coscienza», ha dichiarato OpenAI. E ancora: sono previsti messaggi di avviso che mettono in guardia gli adolescenti dal condividere immagini private o delicate. ChatGPT dovrebbe anche avvisare l'utente e fornire contatti locali quando le conversazioni toccano «argomenti ad alto rischio come autolesionismo, violenza, disturbi alimentari, attività pericolose e contenuti sessuali espliciti».
Per quanto riguarda invece il parental control, i genitori che al proprio account hanno collegato quello di un adolescente possono gestire determinate impostazioni e ricevere notifiche di sicurezza
«Servono norme vincolanti a livello legale»
Tutto bene, insomma? Non esattamente. «L'autoregolazione è un elemento importante, ma non può certo rimpiazzare un quadro legale vincolante», spiega a Le Temps Lulzana Musliu, portavoce di Pro Juventute. La Fondazione ritiene infatti che «la responsabilità delle piattaforme digitali in materia di protezione dei bambini e dei giovani debba innanzitutto essere iscritta nella legge».
Un altro nodo da sciogliere riguarda poi l'applicazione concreta delle misure di autoregolazione. Già, perché nel 2025, per esempio, dopo il rilascio di una prima serie di misure di sicurezza, ChatGPT spiegava ancora a ragazzi di 13 anni come drogarsi e ubriacarsi e come nascondere per dissimulare i disturbi alimentari.
«Il nostro studio del 2026 sulla gioventù mostra che il 10% dei giovani intervistati si rivolge all'intelligenza artificiale come ChatGPT quando ha dei problemi», chiarisce Musliu. «Questo dato sottolinea l'importanza di prendere sul serio il ruolo che questi strumenti svolgono ormai nella vita dei giovani».
Gli aspetti positivi
L'IA non rappresenta comunque solo un rischio per i più giovani, ma può essere anche uno strumento utile. Soprattutto per quanto riguarda l'apprendimento e l'accesso all'informazione. Le funzioni specifiche di OpenAI in questo senso non mancano. Per esempio c'è la «modalità studio» con domande guida e supporto passo passo per aiutare gli adolescenti a comprendere la materia di studio. Ci sono poi «nuovi promemoria per i compiti che, quando rilevano che un adolescente sembra voler sbrigare un compito in fretta, lo reindirizza alla "modalità studio" per una risoluzione collaborativa e graduale dei problemi», spiega OpenAI.
A dimostrazione della crescente importanza di ChatGPT nella vita dei bambini, OpenAI sta lanciando anche una funzione «ore di studio», che permette agli adolescenti o ai loro genitori di scegliere le fasce orarie in cui la modalità studio viene attivata di default. Inoltre, quando un bambino pone una domanda su un problema, ChatGPT gli chiederà se desideri essere guidato alla risposta in modalità di apprendimento o se preferisca visualizzare immediatamente il risultato.
