La guerra

«Perché il destino dell'Ucraina è il nostro destino»

L’Europa chiede una reazione comune a sostegno di Kiev, anche se in realtà fatica a trovare compattezza nelle decisioni – Dopo quattro anni di aggressione, il Cremlino ritiene intanto che l’operazione debba proseguire
© EPA
Paolo Galli
24.02.2026 21:30

Il quinto anno di guerra si è aperto con una dichiarazione congiunta delle massime autorità europee, Ursula von der Leyen, Antonio Costa e Roberta Metsola. «La Russia non ha raggiunto i suoi obiettivi militari in Ucraina. Non riuscendo ad avanzare sul campo di battaglia, prende deliberatamente di mira civili e infrastrutture critiche ucraine. La guerra di logoramento di Putin sta progressivamente indebolendo la Russia e siamo determinati ad aumentare ulteriormente la pressione affinché Mosca ponga fine alla sua aggressione e si impegni in negoziati significativi verso la pace». Dall’altra parte della guerra, ha risposto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov: «Gli obiettivi non sono stati pienamente raggiunti, e quindi l’operazione militare speciale continua». Insomma, tutti sono consapevoli che la fine della guerra non è dietro l’angolo. Lo stesso Volodymyr Zelensky, in un’intervista al Financial Times, ha affermato che i due Paesi sono all’«inizio della fine» del conflitto. Ma poi, nel corso del suo appello nella riunione della Coalizione dei volenterosi, ha aggiunto: «Abbiamo bisogno della pace, ma dobbiamo prepararci a qualsiasi altro tipo di sfida da parte russa».

«Il prestito si realizzerà»

È proprio l’incertezza, tra le altre cose, a rendere così complessa la prova di resistenza dell’Ucraina. Il sostegno dell’Occidente è presente, quello sì, ma anche in questo ambito la continuità e la compattezza del «fuoco» alleato non si possono considerare come vere e proprie garanzie. «A quattro anni dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala dell’Ucraina, i leader della Coalizione dei volenterosi si sono incontrati per esprimere la loro solidarietà al presidente Zelensky e al popolo ucraino. Hanno offerto il loro pieno e incrollabile sostegno all’Ucraina nella sua lotta per la sovranità e l’integrità territoriale e nella sua difesa della libertà dell’Europa». Dalla nota dell’Eliseo emerge una posizione che non combacia in tutto e per tutto con altre decisioni prese (o non prese) recentemente. Il riferimento è al ritardo nel promuovere il prestito da 90 miliardi per l’Ucraina e il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. «I leader hanno ribadito il loro incrollabile impegno a lavorare insieme per raggiungere una pace giusta e duratura». È davvero così? Se lo chiede lo stesso Zelensky. E gli risponde Costa, molto critico nei confronti del «frenatore» ungherese, Viktor Orban: «È inaccettabile che uno Stato membro non rispetti quanto concordato dal Consiglio europeo. Conto su tutti i 27 Stati membri affinché mantengano gli impegni assunti». E von der Leyen è stata più netta ancora: «L’Europa consegnerà a Kiev un prestito di 90 miliardi di euro, in un modo o nell’altro». Altrimenti le parole spese a Kiev restano pura retorica. E lo stesso vale per quei messaggi così pieni di consapevolezza, come quello scritto su X dal cancelliere tedesco Friedrich Merz: «Il destino dell’Ucraina è il nostro destino. La guerra è tornata in Europa. Solo con una forza comune potremo metterle fine».

Una bomba nucleare? «Bugia»

I leader europei, oggi, hanno sottolineato pure le difficoltà dell’invasore. Emmanuel Macron, sempre su X, ha scritto: «Questa guerra è un triplice fallimento per la Russia: militare, economico e strategico. Ha rafforzato la NATO, di cui cercava di impedire l’espansione, ha unito gli europei che mirava a indebolire e ha messo a nudo la fragilità di un imperialismo obsoleto». Triplice fallimento tutto da dimostrare, in questi precisi termini. Ma quel che è certo è che, «mentre il Cremlino aveva promesso di conquistare l’Ucraina in pochi giorni, solo l’1% del territorio ucraino è stato conquistato». Il presidente francese ha parlato anche del costo per i russi. «Oltre 1,2 milioni di soldati russi sono stati feriti o uccisi: il numero più alto di vittime russe in combattimento dalla Seconda guerra mondiale». A proposito di NATO, anche il suo segretario generale, Mark Rutte, oggi è stato categorico: «È imperativo che l’Ucraina continui a ricevere gli aiuti militari, finanziari e umanitari di cui ha bisogno per difendersi dal terrore russo dai cieli e mantenere la linea del fronte. Questo supporto è essenziale. L’Ucraina ha bisogno di più, perché una promessa di aiuto non pone fine a una guerra. L’Ucraina ha bisogno di munizioni oggi e ogni giorno finché non cesserà lo spargimento di sangue». Forse anche a fronte di queste uscite, dal Cremlino è filtrata una certa preoccupazione, espressa dal suo portavoce Dmitry Peskov e «battuta» dalla Tass. Secondo i rapporti del Servizio di intelligence estero russo, Londra e Parigi starebbero lavorando attivamente per fornire a Kiev una bomba nucleare. In questo caso, ha aggiunto il solito Dmitry Medvedev, oggi vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, «sarebbe considerato legittimo e giustificato un attacco nucleare contro obiettivi in ​​Ucraina, così come in Francia e nel Regno Unito». Una risposta considerata «proporzionale» dall’ex presidente russo. L’Ucraina nega, parlando di «sporche bombe informative russe».

Una pace complessa

La guerra resta in un contesto di enorme incertezza. Lo stesso vale, di conseguenza, per i negoziati sulla possibile pace. Sempre Macron si è detto oggi «molto scettico» sulla prospettiva di una pace imminente. Perché? «Perché non c’è alcuna volontà da parte russa di raggiungere la pace», ha detto. Va ricordato che era stato proprio il leader francese, nelle scorse settimane, a proporre a Putin un complesso bilaterale. Complesso anche perché non particolarmente apprezzato dagli altri leader europei, e neppure da Zelensky. Il premier britannico Keir Starmer ha attaccato a sua volta Mosca e la sua propaganda: «Dobbiamo abbattere la falsità secondo cui la Russia sta vincendo la guerra». E ha aggiunto che «è Putin a ostacolare il raggiungimento della pace giusta e duratura». Kyrylo Budanov, capo di gabinetto di Zelensky, ha intanto confermato che un prossimo round di negoziati potrebbe svolgersi tra domani e venerdì. «I movimenti sono lenti, ma esistono», ha detto, ammettendo poi che centrali restano le questioni dei territori contesi e della gestione della centrale nucleare di Zaporizhzhia.

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