L'analisi

Perché il pontefice americano porge la mano all’UE

Lo storico dell'Università di Bologna Michele Marchi sottolinea l’importanza dell’atteso discorso che Leone XIV pronuncerà a Metz sul processo di integrazione - La Chiesa universale potrebbe essere un antidoto a nazionalismi, sovranismi e populismi
Papa Leone XIV all'Eliseo. ©BENOIT TESSIER / POOL
Dario Campione
26.09.2026 06:00

Michele Marchi insegna Storia dei sistemi politici euro-mediterranei all’Università di Bologna, ateneo nel quale coordina il corso di laurea in Storia, società e culture del Mediterraneo all’interno del Dipartimento di Beni culturali. Il Corriere del Ticino gli ha chiesto di commentare la visita del Papa in Francia e di spiegarne il significato.

«Se guardassimo soltanto i livelli di partecipazione alla messa o il numero dei battezzati e di chi riceve gli altri sacramenti, potremmo dire che il viaggio di Leone XIV in Francia non ha un significato così fondamentale - dice Marchi - Tuttavia, nel vuoto di leadership e nelle difficoltà di fronte al caos globale, la figura di questo pontefice - il quale ha preso posizioni anche molto nette, ad esempio nei riguardi di Donald Trump - riscuote tanta attenzione. Alla messa di Place de la Concorde sono attese oltre 600.000 persone, e pure gli 80.000 posti a sedere dello Stade de France per la veglia di ieri sera sono andati esauriti in pochissime ore».

Recandosi a Parigi, il Papa ha dimostrato di non avere paura di «affrontare il tema della laicità alla francese, sempre temuto in Vaticano. Benedetto XVI, nel 2008, aveva sottolineato l’idea che religione e ragione non potessero essere contrapposte, e aveva invitato a una declinazione meno assolutista del concetto di laicità». Leone ha scelto invece di parlare liberamente ai francesi, accettando l’invito di un presidente che, spiega Marchi, «ha comunque compiuto due passaggi storici non certo graditi al Vaticano: nel 2024, costituzionalizzando la libertà di aborto, sancita dalla Loi Veil del 1975; e, poco più di un mese fa, accompagnando alla sua conclusione l’iter legislativo della legge sull’eutanasia, che entrerà ufficialmente in vigore nel 2027».

Molto interessante sarà anche ascoltare il discorso in programma lunedì a Metz, dove, oltre a Macron, ad ascoltare il pontefice ci saranno altri capi di Stato e di governo . «Per la prima volta, Leone parlerà di temi che riguardano l’Europa e il processo di integrazione. Ci si attende molto da questo intervento - sottolinea Marchi - soprattutto in un momento nel quale sembra sempre più difficile, per le opinioni pubbliche, trovare leader illuminati che non dividano e tentino piuttosto di unire. Da questo punto di vista, Leone XIV sembra porgere la mano a una Francia e a un’Europa oggettivamente in difficoltà, per tutta una serie di altre ragioni che conosciamo».

La domanda è se la Chiesa universale, con il suo messaggio, possa essere oggi un antidoto ai molti nazionalismi che sono rifioriti nei Paesi nel Vecchio continente. «Da un lato sì - ammette Marchi - Dall’altro, però, ciò che si nota, anche all’interno di una ripresa del fervore religioso cattolico, è, in realtà, una forte polarizzazione. L’impressione, detto grossolanamente, è che i cattolici di sinistra e i cattolici di destra non si parlino. Si tratta di un tema che la Chiesa di Roma sta cercando di affrontare: la secolarizzazione avanzata produce minoranze e militanze anche importanti, ma dentro queste minoranze la tendenza è chiudersi in famiglie, in gruppi che portano avanti più un sentimento di unanimità che di dialogo. Quindi - sottolinea ancora Michele Marchi - per dare una risposta a una questione reale, la Chiesa universale potrebbe e dovrebbe essere un antidoto ai nazionalismi, ai populismi e ai sovranismi, così come vengono definiti. E tuttavia, bisogna fare attenzione a questa crescente polarizzazione, che è un sintomo forte del motivo per cui nazionalismi e sovranismi riescono ad avere un ruolo, e che rischia di vedersi rappresentata anche all’interno di questo cattolicesimo».