La lettera

Perequazione e ristorni, il Consiglio di Stato scrive a Parmelin

Dopo le osservazioni mosse dal presidente della Confederazione al Ticino a margine del festival Endorfine, il Governo ha invitato il «ministro» a un incontro: «Fondamentale che le specificità del Cantone siano comprese»
©PABLO GIANINAZZI
Giona Carcano
22.09.2026 06:00

Non sono passate sotto traccia le osservazioni mosse da Guy Parmelin al Ticino, tanto che il Consiglio di Stato, in una lettera inviata negli scorsi giorni, ha chiesto un incontro al presidente della Confederazione.

Facciamo un passo indietro. Il «ministro» dell’economia, a margine del festival Endorfine, di cui è stato l’ospite d’apertura, ha punzecchiato il nostro Cantone su due temi molto sensibili: la perequazione finanziaria e il blocco parziale dei ristorni deciso dal Consiglio di Stato a fine giugno.

Il contesto

Dalla perequazione, il Ticino dovrebbe ricevere 112 milioni nel 2027. Una cifra in crescita di oltre 13 milioni rispetto all’anno precedente, ma che, secondo il Governo, resta insufficiente. Non a caso Christian Vitta aveva spiegato al Corriere del Ticino che, mentre «noi aumentiamo di 13,7 milioni per arrivare a 112 milioni, il Canton Berna – che già riceveva 1,6 miliardi – si è visto aumentare la quota di 140 milioni, fino a 1,7 miliardi. Questo non funziona più e continuiamo a ribadirlo». All’origine delle critiche, c’è il sistema di calcolo che rende iniquo il computo del reddito dei frontalieri. Come noto, infatti, la modifica posta in consultazione – sostenuta dalla maggioranza dei Cantoni – verteva sull’introduzione di un nuovo meccanismo per la ponderazione del reddito di questi lavoratori nel potenziale delle risorse, elemento di primaria importanza per il Ticino. Tale meccanismo avrebbe permesso al sistema di considerare le specificità dei Cantoni di frontiera, il cui mercato del lavoro è caratterizzato da manodopera frontaliera e da salari inferiori alla mediana nazionale. Ma, appunto, il Consiglio federale ha rimandato l’attuazione di eventuali modifiche a partire dal 2030, in coincidenza con la revisione generale del sistema perequativo.

Le osservazioni

Parmelin, sul tema della perequazione, in un’intervista a margine di Endorfine ha detto che «forse l’accordo non è soddisfacente per il Canton Ticino, ma si tratta di una questione intercantonale tra il Ticino e gli altri Cantoni. La Confederazione non può decidere autonomamente di dire: ‘‘Vogliamo favorire maggiormente il Canton Ticino’’. Questo significherebbe svantaggiare gli altri Cantoni. E poi, lo dico gentilmente ai nostri amici ticinesi: in questo genere di situazioni bisogna anche chiedersi: ‘‘Non stiamo spendendo troppo?’’. E questa è una domanda che ogni Cantone deve porsi».

Anche sul blocco dei ristorni, il presidente della Confederazione ha rivolto osservazioni critiche al Ticino. «Siamo delusi da questo modo di agire», ha detto. «Dà un’immagine negativa del Cantone», ha poi aggiunto, invitando successivamente il Governo ticinese a far sentire la propria voce nelle sedi opportune. «Non posso dire che il Ticino sia discriminato», ha poi rimarcato.

Situazione complessa

Le parole di Parmelin, come detto, hanno infastidito il Consiglio di Stato. Il Governo, nella lettera datata 16 settembre, sottolinea di aver «preso atto delle sue dichiarazioni rilasciate negli scorsi giorni durante il festival Endorfine a Lugano, con particolare riferimento a temi di grande importanza istituzionale quali i rapporti tra la Confederazione e il Canton Ticino, il versamento dei ristorni delle imposte alla fonte dei lavoratori frontalieri e la perequazione nazionale». L’Esecutivo, «pur comprendendo il contesto e lo spirito nel quale tali considerazioni sono state espresse», ritiene quindi che «alcune delle affermazioni riportate non restituiscono pienamente la complessità della situazione e le motivazioni che hanno condotto il Consiglio di Stato a prendere le proprie decisioni».

«Vediamoci»

Secondo il Governo, il Ticino «è pienamente consapevole delle proprie responsabilità nell’ambito del sistema federale svizzero e non intende sottrarsi a un confronto, anche quando le posizioni non sono allineate». Detto questo, «riteniamo fondamentale che le specificità del nostro Cantone, le sfide cui esso è confrontato e le ragioni delle posizioni assunte dalle Autorità cantonali siano adeguatamente comprese anche a livello federale». Nella lettera, firmata dalla presidente Marina Carobbio Guscetti, il Governo invita quindi Parmelin a un incontro. «Con spirito propositivo», scrive l’Esecutivo, «le proponiamo un incontro da svolgersi prossimamente e che auspichiamo possa rappresentare un’occasione di scambio diretto e costruttivo sulle questioni che interessano il Ticino e la Confederazione. Sarebbe per noi particolarmente importante poterle illustrare direttamente le nostre considerazioni e, al contempo, ascoltare le sue valutazioni».