Locarno

Pestaggio in Rotonda, «non fu legittima difesa»

Al via il processo d’Appello nei confronti dei giovani che la notte dell’8 ottobre 2022 aggredirono uno srilankese – L’accusa chiede un inasprimento delle pene per tutti gli imputati – Secondo gli avvocati «stavano solo scacciando l’uomo»
©Chiara Zocchetti
Irene Solari
21.02.2024 19:30

«Il mio assistito non ha fatto altro che cercare di difendersi da una persona che voleva attaccare lui e il suo gruppo di amici impugnando un coltello e tirando fendenti nella loro direzione. Loro invece erano a mani nude e avevano solo uno skateboard e cercavano di scacciarlo, sperando che li lasciasse in pace». Questa è la tesi sostenuta oggi in aula dall’avvocato Giuseppe Gianella, patrocinatore di uno dei due ragazzi condannati in primo grado a 3 anni e mezzo per tentato omicidio intenzionale per dolo eventuale in relazione al pestaggio avvenuto alla Rotonda di Locarno nella notte dell’8 ottobre 2022. I riflettori sulla vicenda si sono riaccesi con il processo di Appello che ha riportato tutti e quattro i giovani imputati davanti alla Corte di appello e di revisione penale di Locarno, presieduta da Giovanna Roggero-Wil (a latere Rosa Item e Chiarella Rei-Ferrari). Gli accusati - lo ricordiamo - quella notte avevano aggredito con calci, pugni, sassate e, appunto, con una tavola da skateboard, un 27.enne srilankese, dopo che quest’ultimo li aveva infastiditi e minacciati più volte con un coltello. I fatti erano pure stati filmati con un cellulare e ripresi dalle telecamere di sorveglianza della Città.

Il ricorso della Procura

A ricorrere contro la sentenza della Corte delle Assise criminali del 19 aprile 2023 era stata l’accusa, rappresentata dal procuratore pubblico Pablo Fäh. Il magistrato inquirente ha chiesto un inasprimento delle pene motivato dal fatto che, a sua dire, non va ritenuta la legittima difesa nei confronti di nessuno degli imputati. Nemmeno di colui che era stato assolto in primo grado (gli era stata infatti riconosciuta la legittima difesa totale, la quale toglie l’illiceità dell’atto commesso), per il quale è stata ora auspicata la condanna. Gianella invece, ha chiesto l’assoluzione per il suo assistito. Il dibattimento prosegue domani, mentre la sentenza verrà pronunciata nelle prossime settimane.

Così era finita in primo grado

In primo grado, quasi un anno fa, la Corte delle Assise criminali presieduta dal giudice Amos Pagnamenta aveva condannato a 3 anni e 6 mesi di carcere per tentato omicidio intenzionale i due principali imputati (entrambi cittadini italiani), mentre a un ticinese era stata inflitta una pena di 6 mesi sospesi per rissa e lesioni semplici. Prosciolto, invece, un quarto giovane. A loro carico il procuratore pubblico aveva contestato diversi reati: tentato omicidio intenzionale per dolo eventuale, tentate lesioni gravi, lesioni semplici, rissa e omissione di soccorso. In quell’occasione, Fäh aveva chiesto 4 anni e 6 mesi per i due imputati accusati di tentato omicidio intenzionale, oltre al 8 anni di espulsione dalla Svizzera. Inferiori le richieste per gli altri due ragazzi: 2 anni eventualmente sospesi e 9 mesi con il beneficio della condizionale. Nel motivare le condanne, il presidente della Corte aveva ritenuto che «chi sferra questo tipo di colpi si assume il rischio di uccidere. Si è trattato di un pestaggio selvaggio che solo per circostanze fortuite non ha avuto conseguenze più gravi per la vittima».

Tesi contrapposte

Ma cosa era successo quella notte? In primo grado si erano scontrate le due tesi contrapposte dell’accusa e della difesa, ossia gli avvocati Giuseppe Gianella, Pascal Cattaneo, Chiara Agostina Donati e Felice Dafond. Per i legali, i quattro imputati non avevano nessuna intenzione di aggredire ma soltanto di difendersi, visto che il 27.enne aveva dimostrato un atteggiamento minaccioso nei loro confronti e li aveva già infastiditi durante la sera. «Non hanno fatto altro che difendersi dal loro aggressore che tentava di colpirli con un coltello. Volevano disarmarlo e fare in modo che se andasse una volta per tutte». Il pp aveva sostenuto una tesi opposta: «Non fu affatto legittima difesa, volevano dargli una lezione. Se ci si sente minacciati da una persona non la si affronta scagliandosi contro di lei. Si scappa nella direzione opposta. Invece loro hanno accettato la sfida». L’altro protagonista di questa vicenda, il 27.enne srilankese, il 5 ottobre scorso era invece stato riconosciuto colpevole di rissa e condannato a 16 mesi. L’accusa aveva chiesto una condanna a 5 anni per tentato omicidio intenzionale mentre la difesa si era battuta per il proscioglimento.

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