L'intervista

Pierre Rusconi non fa sconti: «Zali darà filo da torcere alla Lega»

L'ex consigliere nazionale analizza i rapporti tra Via Monte Boglia e l'UDC: «La Lega non ha molte alternative, e sarebbe un peccato rinunciare a una collaborazione che, da quasi trent’anni, ha dato i suoi risultati»
©Gabriele Putzu
Francesco Pellegrinelli
27.07.2026 15:30

I rapporti tra Lega e UDC dopo che il Mattino ha scaricato Zali. La destra ticinese di fronte a un nuovo bivio in vista dell’Assemblea del movimento. Ne parliamo con Pierre Rusconi, ex consigliere nazionale UDC, con un passato nella Lega e una conoscenza diretta degli equilibri della destra ticinese. Un’analisi schietta, senza sconti per nessuno. 

Un eventuale addio di Zali alla politica riaprirebbe la porta all’alleanza con l’UDC?
«A mio avviso sì, e lo dico senza troppi giri di parole. Il vero ostacolo era Zali. L’UDC si è sempre rifiutata di partecipare a una lista comune proprio a causa della sua presenza. Venuto meno quello scoglio, il dialogo può riaprirsi. Ne sono convinto. Poi, naturalmente, tutto dipenderà dalle condizioni: da quale accordo si potrà costruire e dal peso con cui l’UDC vorrà sedersi al tavolo. Ma, se fossi Piero Marchesi, quella discussione la affronterei con la massima serietà».

Anche per la lista unica al Consiglio di Stato?
«Presumo di sì, e credo che sarebbe anche auspicabile. Bisogna infatti guardare al quadro complessivo: un’alleanza per il Consiglio di Stato rimetterebbe in gioco anche tutte le intese pregresse, sia per il Consiglio nazionale, sia per il Consiglio degli Stati. Oggi avere quattro deputati di centrodestra su dieci a Berna significa rappresentare il 40% della delegazione ticinese, una quota che, in Ticino, Lega e UDC sommate non raggiungono. Per questo vale la pena cercare di preservare gli equilibri esistenti, anche perché il rischio di perdere un seggio al Consiglio nazionale e uno al Consiglio degli Stati è tutt’altro che teorico». 

Ma l’UDC non avrebbe invece più interesse ad affossare la Lega, presentandosi come la vera alternativa di destra?
«La Lega ha comunque uno zoccolo duro in Ticino. Saranno le urne a dirci quanto pesi ancora in termini elettorali. Ma è un peso che, sommato a quello dell’UDC, può fare la differenza per mantenere un centrodestra competitivo, non solo a livello cantonale, ma anche in vista delle elezioni comunali. La guerra che si combatte a Bellinzona non deve necessariamente estendersi al resto del Cantone». 

Il Mattino ha scaricato pubblicamente Zali. Che peso avrà questa decisione sull’Assemblea della Lega di venerdì?
«Se il domenicale che ti ha sostenuto per oltre due quadrienni decide di voltarti le spalle, per le ragioni che ha illustrato ieri, la Lega non ha molte alternative. Deve prendere le distanze. E prendere le distanze, in concreto, significa non ricandidare Zali». 

Tolto Zali, si toglie un peso alla Lega e si toglie un peso alla destra in generale: certe sue dichiarazioni erano più vicine ai Verdi che alla destra

Le notizie che hanno travolto Zali sono uscite tutte insieme, a pochi giorni dall’Assemblea. Una coincidenza?
«Non credo lo sia. Che ci sia un interesse sottostante mi sembra piuttosto evidente. Tolto Zali, si toglie un peso alla Lega e si toglie un peso alla destra in generale: certe sue dichiarazioni erano più vicine ai Verdi che alla destra». 

Quindi c’è un disegno per salvare la destra?
«Il risultato è quello. Quel che posso dire, però, è che non sembra partito da un disegno politico freddo, piuttosto sembra nato più da un astio personale nei confronti di Zali. Poi le due cose si sono intrecciate. Ma la casualità, quella no, non la escluderei». 

Il caso Zali può diventare un’occasione per ridefinire gli equilibri tra Lega e UDC?
«Può esserlo, ma gli equilibri si ridefiniscono con i voti, non a tavolino. Se Lega e UDC si ripresentano insieme e vengono premiate alle urne, è inevitabile che anche i rapporti di forza si assestino sulla base di quel risultato. Se invece l’alleanza non funziona, allora si aprirà una fase completamente diversa. Quello che conta è il responso delle urne. Detto questo, sarebbe un peccato rinunciare a una collaborazione che, da quasi trent’anni, ha dato risultati. Da quando c’ero io, e già ai tempi di Giuliano Bignasca, Lega e UDC hanno camminato insieme con beneficio reciproco: a volte ha guadagnato di più l’una, a volte l’altra, ma il bilancio complessivo è stato positivo». 

Cosa deve fare la Lega per recuperare credibilità?
«Mettere in prima fila persone immacolate. E giovani ce ne sono. Il problema è che sono stati tenuti in seconda fila. Penso ad Andrea Sanvido, ad esempio: buona carriera politica, curriculum professionale solido. Questo è un po’ il difetto della politica ticinese: una volta, prima dimostravi cosa avevi fatto nella vita, poi andavi in politica. Oggi si va in politica per dimostrare cosa farai nella vita». 

Sta dicendo che la Lega è ancora troppo legata ai suoi «colonnelli»?
«In generale, diciamo che è un po’ legata al suo passato o al recente passato. Per altro, ci sono figure al suo interno che meriterebbero maggiore visibilità. Faccio un esempio: Antonella Bignasca è sempre stata dietro le quinte. Ha le capacità, l’intelligenza, la schiettezza per stare in prima fila. A mio modesto avviso dovrebbe farlo: so che non lo vorrebbe, ma dovrebbe». 

Qual è la prossima mossa dell’UDC?
«Dipende da quella della Lega. Se la Lega scarica ufficialmente Zali, si può aprire una trattativa. Se Zali dà le dimissioni, ancora meglio: ci si siede a un tavolo e ognuno porta le proprie condizioni. Se invece Zali non se ne va – e francamente non mi aspetto che lo faccia facilmente – allora darà del filo da torcere alla Lega e, di conseguenza, all’alleanza». 

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