Pioggia di missili e droni su Kiev, ma l'intelligence ucraina ha giocato d'anticipo

Una guerra di trincea. E una guerra di droni. Il vecchio e il nuovo si incrociano ormai senza sosta in ogni singola battaglia che ucraini e russi conducono gli uni contro gli altri. Il 24 febbraio 2022, quando diede il via alla sua «Operazione speciale», Vladimir Putin non aveva sicuramente messo nel conto di ritrovarsi, 1.590 giorni dopo, nel pantano in cui oggi è costretto a muoversi.
Quasi quattro anni e mezzo dopo l’ordine dell’invasione, il presidente russo deve invece prendere atto delle raffinerie di petrolio in fiamme, delle centinaia di migliaia di morti in battaglia e di nessuna o quasi via d’uscita.
La resistenza ucraina, inizialmente poggiata sugli aiuti europei e americani, si è via via rafforzata e consolidata. La scelta di Kiev di puntare sulla propria industria bellica e di sviluppare sistemi d’attacco molto innovativi ha prodotto quanto nessuno al Cremlino avrebbe mai potuto immaginare. Ovvero, un massiccio e costante contrattacco aereo in terra russa, tutto basato sul lancio di droni di ultimissima generazione.
La guerra si sta perciò facendo ogni giorno più devastante. E Mosca non può stare a guardare. Così, nella notte tra mercoledì e giovedì, la Russia ha sferrato contro Kiev il più massiccio attacco con droni e missili dall’inizio del conflitto. Almeno 11 ore di bombardamento che hanno causato 21 morti e centinaia di feriti: una rappresaglia per gli attacchi contro gli impianti petroliferi russi, l’ha definita in un comunicato il ministero russo della Difesa.
Nella capitale ucraina oltre 50 mila persone si sono rifugiate nelle stazioni della metropolitana dopo che le autorità avevano emesso gli avvisi di allarme aerei. Le squadre di emergenza hanno poi scavato tra le macerie degli edifici crollati per tutto il giorno alla ricerca delle vittime.
Nel complesso, la Russia ha lanciato oltre 70 missili di vario tipo, quasi la metà dei quali balistici, e almeno 500 droni d’attacco, inclusi i velivoli kamikaze Shahed di fabbricazione iraniana. Colpiti una ventina di siti, prevalentemente abitazioni residenziali. Distrutti anche un pronto soccorso, un istituto scientifico, un albergo e alcune aziende, tra cui un magazzino che conteneva 800 mila libri.
Intelligence al lavoro
Il bilancio del raid avrebbe potuto essere molto più pesante se gli ucraini non avessero saputo prima dell’incursione e non avessero quindi avvisato in tempo i residenti della capitale. Mercoledì pomeriggio, nella conferenza stampa tenuta al Castello di Dublino con il premier irlandese Michael Martin, il presidente Volodymyr Zelensky aveva infatti detto ai giornalisti: «Devo lasciare l’Irlanda rapidamente, stanotte ci sarà un massiccio attacco russo». Il leader ucraino aveva quindi saputo in largo anticipo quanto sarebbe accaduto, riuscendo così, molto probabilmente, a limitare il numero di morti e feriti.
Non è la prima volta che Zelensky preannuncia un attacco russo, e in altre occasioni aveva utilizzato i canali social per dare la notizia.
Il segnale è chiaro: l’intelligence di Kiev, in collaborazione con i Servizi di altri Paesi occidentali, è in grado di intercettare i movimenti militari del nemico a Mosca. Secondo l’ANSA, tra i partner ai quali Kiev si è affidata negli ultimi anni per il controspionaggio c’è anche una società finlandese, Iceye. Fondata nel 2014, produce e gestisce microsatelliti. Di fatto, è considerata tra le più grandi costellazioni al mondo di radar a immagini ad apertura sintetica in grado di riconoscere, ad esempio, i Tupolev russi entrati in azione sin dal pomeriggio di mercoledì, proprio mentre Zelensky era a Dublino. «L’accordo garantisce che il ministero della Difesa ucraino continui a ricevere un elevato volume di immagini satellitari ad alta risoluzione attraverso la costellazione Sar di Iceye, fornendo una consapevolezza situazionale costante in tempi tattici», ha scritto la stessa azienda finlandese in una nota stampa diffusa nel gennaio scorso.
L’appello agli alleati
Intanto, sempre Zelensky, parlando dal distretto di Darnytskyi, il punto di Kiev più colpito dal massiccio attacco russo, è tornato a criticare USA ed Europa per il mancato invio di sistemi d’arma ritenuti necessari per neutralizzare le incursioni russe.
L’Ucraina non dispone di un numero sufficiente di missili per la sua difesa aerea e non è in grado di respingere i raid su larga scala ordinati dal Cremlino. «Se i nostri partner avessero consegnato quanto promesso nei tempi previsti, credo che avremmo potuto salvare più case e più vite», ha detto il presidente ucraino secondo quanto riportato dal sito della Ukrainska Pravda.
Secondo Zelensky, le Forze armate di Kiev avrebbero bisogno di almeno 140 missili Patriot per intercettare 70 missili balistici. «Non stiamo chiedendo più di quanto già stabilito, ci aspettiamo soltanto che i nostri partner rispettino gli impegni presi in merito alle forniture di armi. Stiamo combattendo da soli. Le vittime sono esclusivamente ucraine. Tutto ciò che chiediamo ai nostri partner è che facciano ciò che hanno concordato. Non stiamo chiedendo di più», ha concluso Zelensky.
Più di Stalingrado
L’invasione dell’Ucraina è costata alla Russia circa 450 mila vite. Il numero totale delle vittime della guerra, tra morti e feriti, è invece superiore ai 2 milioni. La guerra in Ucraina ha probabilmente superato in questo tragico bilancio la battaglia di Stalingrado, considerata il momento più sanguinoso della storia. Ad affermarlo è una ricerca del Center for Strategic and International Studies (CSIS), think tank indipendente con sede a Washington, D.C.
Le perdite russe in Ucraina sono stimate 4 volte superiori a tutte le perdite USA dalla Seconda guerra mondiale in poi. Le vittime ucraine sarebbero invece state tra le 525 mila e le 625 mila, di cui almeno 125 mila morti. Né la Russia né l’Ucraina pubblicano dati ufficiali sulle perdite, ma le cifre del CSIS sono in linea con le stime occidentali.
Sempre secondo il CSIS, la guerra è molto più costosa per la Russia che per l’Ucraina. Il rapporto delle perdite tra i due Paesi è salito a quasi 8:1 nella prima metà di quest’anno, il che significa che per ogni soldato ucraino ucciso, ferito o disperso, ci sono 8 perdite russe. Per gran parte della guerra, il rapporto tra perdite russe e ucraine si era attestato tra 2:1 e 3:1.
