«Più tutela per i prodotti locali», le sfide dell’agricoltura ticinese

Come sta il settore primario in Ticino? Quali sono le sfide a livello cantonale e federale? E poi: quale messaggio si vuole inviare alla politica?
La camera cantonale dell’agricoltura, ossia l’organo che riunisce le organizzazioni agricole del Cantone affiliate all’Unione contadini ticinesi (UCT), si riunirà oggi a Bellinzona.
Accanto all’ordinaria approvazione di rapporti di attività e conti, il «parlamento» agricolo voterà una serie di risoluzioni, come ci anticipa il presidente Omar Pedrini: «La prima risoluzione chiede una maggiore tutela dei prodotti locali all’interno delle manifestazioni pubbliche. La seconda verte sulla salvaguardia dei suoli agricoli in occasione di importanti cantieri affinché non sia sempre il terreno agricolo a essere sacrificato come deposito o per la lavorazione. La terza risoluzione riguarda l’importanza della formazione agricola».
Più in generale, prosegue Pedrini, l’assemblea sarà l’occasione per fare il punto sulla nuova politica agricola a partire dal 2030 (PA30+), il cui indirizzo generale è stato illustrato a febbraio durante una conferenza stampa dal Consiglio federale, il quale ha incaricato il Dipartimento dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR) di elaborare, entro il terzo trimestre del 2026, un progetto da porre in consultazione.
«Il settore guarda con grande attenzione a questo progetto», commenta dal canto suo il segretario cantonale Sem Genini. «A livello federale, il settore si è impegnato molto su questa riforma e i cambiamenti che dovrebbe introdurre sono giudicati positivi».
La nuova politica agricola dovrebbe infatti puntare a rafforzare la produzione interna, dando maggiore peso all’autoapprovvigionamento nazionale, e ampliando il margine di manovra imprenditoriale degli agricoltori, rafforzando la creazione di valore e attribuendo maggiori responsabilità sia all’intera filiera agroalimentare, sia ai consumatori.
Pagamenti diretti
«Le sfide riguardano in particolare i pagamenti diretti – per i quali sono previste alcune modifiche, in particolare dovrebbero essere agevolati – così come la digitalizzazione, anche se i dettagli non sono ancora noti. Unica grande pecca è che il Consiglio federale vuole tagliare i finanziamenti al settore, tuttavia grazie al Parlamento speriamo che l’attuale credito venga perlomeno mantenuto. Noi tuttavia auspichiamo un aumento, visto che gli oneri e i requisiti per le aziende continuano a crescere, mentre i fondi per il settore sono stabili da più di 20 anni», aggiunge Pedrini. Tra le principali difficoltà che il settore deve affrontare figura infatti l’aumento dei costi di produzione – dal carburante ai concimi –, gli fa eco Genini.
Oneri burocratici
Tra i punti positivi spicca anche l’annunciata diminuzione dell’onere burocratico a carico delle aziende. «Parliamo della burocrazia necessaria per esempio per essere certificati: moduli, autocontrolli, dichiarazioni e documenti di ogni sorta che cambiano di anno in anno. Questo crea un carico sempre più pesante, soprattutto per le aziende di piccole-medie dimensioni, dove il titolare deve essere molto presente in azienda e ha meno tempo per l’ufficio», avverte Pedrini.
Il presidente dell’Unione contadini non nasconde che la situazione nel settore è complessa, soprattutto «in un cantone come il nostro, in cui le persone hanno sempre meno disponibilità economica, e dove i nostri prodotti sono percepiti come troppo cari. D’altra parte, non possiamo abbassare ulteriormente i prezzi, perché anche per noi i costi di produzione sono aumentati».
In questo solco si inserisce la volontà del Consiglio federale, salutata con soddisfazione da parte del settore, di tornare a mettere l’accento sulla produzione agroalimentare. Come ribadito anche da Parmelin, non sarà una rivoluzione, bensì un’evoluzione verso un utilizzo più ragionato delle risorse, stimolando la presa di coscienza della popolazione di optare per prodotti svizzeri di qualità, invece di importare o andare a fare la spesa all’estero.
Giovani e finanze
In quest’ottica, una possibile e auspicata ridistribuzione degli aiuti federali è assolutamente ben vista. «Attenzione», avverte però Pedrini: «Bisogna distinguere bene: quando si parla di soldi della Confederazione non si parla di veri e propri aiuti, ma di pagamenti diretti che remunerano delle prestazioni che noi agricoltori dobbiamo fornire. Se le prestazioni richieste aumentano, devono aumentare anche le risorse disponibili. Sarebbe come chiedere a un operaio di lavorare di più pagandolo meno».
In altre parole, se l’attività agricola deve essere maggiormente diretta sulla produzione con l’obiettivo di aumentare l’approvvigionamento interno del Paese, è giusto che il flusso di pagamenti diretti sia rivisto. Anche perché, sempre più spesso, il tema finanziario risulta decisivo nel motivare o far desistere giovani nell’affrontare questo cammino professionale: «In Ticino i giovani interessati a intraprendere la professione ci sono e i numeri lo dimostrano: non rilevo una mancanza di motivazione. La vera difficoltà riguarda l’aspetto finanziario, cioè gli investimenti necessari per portare avanti un’azienda agricola. Su questo, insieme al Cantone e alle associazioni di categoria, si sta cercando di individuare soluzioni efficaci», commenta ancora Pedrini. In generale, il 2025 si è chiuso con un bilancio «abbastanza positivo in tutti i settori», rileva da ultimo Genini, «con alcune differenze regionali». Meno positiva, invece, la situazione dei primi mesi del 2026: «La situazione generale finora è pessima. I costi di produzione stanno esplodendo a causa dei conflitti mondiali e si fa fatica a vendere alcuni prodotti. La situazione dello smercio del vino è difficile, mentre l’orticoltura sembra stia tenendo abbastanza bene».
