Posta, la revisione delle leggi raccoglie marea di critiche

La revisione parziale delle leggi sulle poste (LPO) e sull'organizzazione della Posta (LOP) suscita una marea di critiche: a sinistra, a destra, tra le organizzazioni economiche, sindacali e dei consumatori nonché nelle regioni periferiche. È quanto emerge dalla procedura di consultazione conclusasi oggi. Il gigante giallo dal canto suo accoglie con favore il progetto del Consiglio federale.
Il governo, avviando la consultazione sui due progetti di legge in giugno, ha voluto reagire al calo della domanda di servizi postali tradizionali, quali l'invio di lettere e i versamenti in contanti, nonché all'espansione delle attività commerciali della Posta al di fuori della sua missione principale, che è il servizio universale.
Con la revisione della LOP, il Consiglio federale intende garantire che, in futuro, la Posta possa svolgere attività al di fuori del proprio mandato di servizio universale solo se queste presentano uno stretto legame con i suoi compiti centrali. Le partecipazioni rilevanti in altre imprese dovrebbero essere sottoposte all'approvazione della Commissione federale delle poste (PostCom, autorità indipendente incaricata della vigilanza sul settore).
Le revisioni promosse dall'esecutivo prevedono, in particolare, che la Posta possa adeguare in modo più flessibile la propria missione di servizio universale in caso di calo della domanda, in funzione di nuove soglie predefinite; non deve ricorrere a sovvenzioni statali, ma continuare a finanziare il servizio universale in modo autonomo.
La Posta accoglie con favore le modifiche previste, parlando di «regolamentazione dinamica» e sottolineando l'importanza di preservare il proprio margine di manovra imprenditoriale. Queste revisioni garantiscono un servizio pubblico solido che tiene conto dell'evoluzione dei comportamenti degli utenti.
Criticato lo smantellamento del servizio universale
L'UDC respinge queste revisioni, che definisce «un attacco frontale all'economia privata e un indebolimento del parlamento». Nella sua risposta alla consultazione, critica il fatto che la revisione parziale della LPO miri a legittimare, tramite ordinanza (quindi senza che le Camere ed eventualmente il popolo, con lo strumento del referendum, possano esprimersi) uno smantellamento massiccio del servizio universale nelle zone rurali.
I Verdi si oppongono a quello che pure loro definiscono uno smantellamento del servizio universale. Il PS respinge in particolare l'allentamento delle norme di qualità relative ai tempi di consegna di lettere, pacchi e quotidiani in abbonamento: ciò comporterebbe un «netto deterioramento del servizio pubblico».
Il PLR accoglie con favore l'intenzione del Consiglio federale di adeguare la legislazione, ma si mostra critico nei confronti dei progetti di revisione presentati. Chiede una chiara limitazione delle attività della Posta, una concentrazione sui suoi compiti essenziali e una progressiva apertura del mercato. I liberali radicali considerano inoltre che la soglia di 50 milioni di franchi di fatturato sia troppo elevata per quanto riguarda l'obbligo di segnalare le acquisizioni a PostCom.
Il Centro accoglie con favore l'orientamento della revisione, ma mette a sua volta in guardia contro lo smantellamento del servizio universale. Sempre nell'area centrale dello spettro politico, per i Verdi liberali (PVL), la proposta del Consiglio federale è insufficiente: il PVL chiede l'immediata modernizzazione del servizio universale, la privatizzazione di PostFinance (la filiale della Posta attiva nei servizi finanziari) e una gara d'appalto per il mandato di servizio universale per il traffico dei pagamenti.
Anche economiesuisse, l'associazione che rappresenta decine di migliaia di imprese, tra cui le più grandi multinazionali, sostiene la privatizzazione di PostFinance, che va completamente separata dalla Posta. Dichiarandosi «favorevole all'abolizione dell'ultimo monopolio postale europeo», l'organizzazione si aspetta che le revisioni di legge definiscano i servizi in modo rigoroso; quelli di comunicazione digitale non dovrebbero essere contemplati.
C'è preoccupazione nelle regioni periferiche
Il Gruppo svizzero per le regioni di montagna (SAB) teme la rarefazione degli uffici postali, la soppressione della posta A e la riduzione del numero di giorni di distribuzione. Come l'UDC, anche l'Associazione dei Comuni svizzeri (ACS) critica il fatto che il Consiglio federale possa limitare in modo massiccio il servizio postale di base tramite ordinanza, senza consultare il parlamento. Come il SAB, l'ACS teme la soppressione della posta A, la riduzione del numero di giorni di distribuzione e il ritorno al concetto di agglomerato, che escluderebbe circa 60'000 famiglie dalla distribuzione regolare.
La Fondazione svizzero tedesca per la protezione dei consumatori SKS (Stiftung für Konsumentenschutz) mette in guardia non solo dallo smantellamento del servizio universale, ma anche dagli aumenti dei prezzi. Per i sindacati syndicom (media) e transfair (che rappresenta i lavoratori nelle categorie posta/logistica, comunicazione, trasporti pubblici e amministrazione pubblica) sono le ripercussioni sul servizio pubblico e sulle condizioni di lavoro a destare preoccupazione.