Prelievo per le cure a domicilio, il Consiglio di Stato tira dritto

Non sono bastate le 20 mila firme contro la partecipazione dei pazienti alle cure a domicilio per indurre il Consiglio di Stato a fare marcia indietro. Ieri, il direttore del Dipartimento sanità e socialità, Raffaele De Rosa, al termine della riunione extra muros tenutasi a Brissago, ha difeso la misura – che prevede un prelievo di 50 centesimi ogni cinque minuti di prestazioni, fino a un massimo di 15 franchi al giorno – ricordandone la genesi e la compattezza dimostrata dall’Esecutivo nelle fasi precedenti alla sua entrata in vigore.
«Il Consiglio di Stato ha discusso il tema della partecipazione ai costi a più riprese, ad esempio, nell’ambito dell’allestimento del preventivo 2026, come pure in occasione della modifica del regolamento e dell’entrata in vigore della misura. Dal canto suo, anche il Gran Consiglio ha avuto l’occasione di confrontarsi con questa misura, ad esempio durante i lavori parlamentari, in occasione delle consuete domande della Commissione della Gestione e in occasione della presentazione di due emendamenti in aula durante il dibattito».
De Rosa non ha fatto mistero che alla luce della petizione consegnata martedì, il Governo è tornato sul tema. L’esito della discussione, però, non è cambiato: «Pur comprendendo le preoccupazioni espresse, riteniamo che sia importante applicare questa misura perché è necessario mettere in campo tutti gli strumenti per cercare di contenere l’esplosione dei premi di cassa malati che pesano su tutti i cittadini».
Insomma, De Rosa ha subito chiuso ogni varco a interpretazioni che lasciassero intendere una possibile incrinatura della coesione all’interno dell’Esecutivo.
La Gestione chiede lumi
Eppure, i segnali giunti dalla politica parlamentare vanno in un’altra direzione. Con sensibilità e sfumature diverse, i commissari della gestione martedì hanno espresso dubbi e domande. Se, infatti, la cifra di mezzo milione di franchi che il Cantone potrà risparmiare era nota, le modalità di applicazione del prelievo così come l’impatto della misura non lo sono. Ma se la Gestione per vederci chiaro ha chiesto un incontro con il Consiglio di Stato per il prossimo 14 aprile, De Rosa dal canto suo ribadisce la linea: «Sono osservazioni più che comprensibili, ma questa misura è stata approvata democraticamente dal Parlamento che l’ha discussa e che ha pure respinto due emendamenti sul tema». Non solo. La misura è stata a più riprese discussa con i portatori di interesse, ha precisato De Rosa. «La metodologia di applicazione che c’è sul tavolo è una proposta condivisa con i Servizi di assistenza e cure a domicilio pubblici ed è stata ritenuta la più adeguata tra le diverse opzioni discusse».
Nessun passo indietro, quindi, anche perché il prelievo, in vigore proprio da ieri e attuato in quasi tutti i Cantoni, è già cresciuto in giudicato. Spetterebbe quindi al Parlamento, eventualmente forzare la mano, a meno che il Consiglio di Stato non voglia modificare i termini del regolamento di applicazione alleggerendo alcuni parametri. Questa eventualità potrà essere valutata in una seconda fase, «dal momento che gli utenti finali sono già stati informati dai servizi di assistenza e cure a domicilio». A tale proposito – ha aggiunto De Rosa – è stato previsto un concetto di monitoraggio per correggere e migliorare l’efficacia della misura, e la sostenibilità nel tempo del settore: «L’applicazione prevede un sistema di monitoraggio che permetterà di seguire attentamente, da un lato, eventuali esigenze di natura finanziaria della popolazione e, dall’altro, – tramite i servizi di assistenza e cure a domicilio – possibili rinunce alle cure dovute all’impossibilità di sostenerne i costi».
Disparità di trattamento?
Entrando più nello specifico, il direttore del DSS ha risposto alle critiche di chi, in questi giorni, ha sollevato perplessità sull’applicazione della misura, in particolare segnalando una chiara disparità di trattamento tra gli operatori, tenuto conto che gli Spitex privati che non sono contrattualizzati dal Cantone non saranno tenuti ad applicare il prelievo: «Questa misura dovrà essere applicata da tutti i servizi contrattualizzati dal Cantone. È vero che ne esistono alcuni non contrattualizzati, ma rappresentano una minoranza, anche in termini di impatto sulla spesa sanitaria e quindi sui premi. È importante – proprio per evitare effetti controproducenti – che tutti gli attori contrattualizzati implementino questa misura. Del resto, chi rinuncia a essere contrattualizzato rinuncia anche al contributo finanziario supplementare garantito da Cantone e Comuni. Se in futuro vi fossero enti che scegliessero comunque questa strada, ci si dovrebbe chiedere come possano rimanere finanziariamente sostenibili, anche alla luce degli aggiornamenti periodici sui requisiti di qualità di chi opera in questo delicato settore: già oggi, infatti, un servizio che opera correttamente, senza abusi, fatica a coprire i costi basandosi unicamente sulle tariffe LAMal».
«Inaccettabile»
E come si comporterà il Cantone nei confronti di chi, come dichiarato da ALVAD, non riscuoterà il prelievo sui pazienti sostenendo di tasca propria l’aggravio? «Un rifiuto d'ordine di questo tipo, secondo le nostre valutazioni, non è tollerabile, per cui il Governo risponderà senz'altro a questa presa di posizione che riteniamo inopportuna». Ad ogni modo, prosegue De Rosa, il tema verrà affrontato nuovamente nel tavolo di lavoro con tutti gli attori dei servizi di assistenza cure a domicilio e con i diretti interessati (ALVAD). «A fronte del lungo percorso di condivisione fatto negli scorsi mesi, riteniamo queste uscite dannose, fuorvianti e inaccettabili. A maggiore ragione se teniamo conto del fatto che si tratta di un servizio d’interesse pubblico e che l’intento è anche quello di ristabilire una corretta e leale concorrenza nel settore». Un settore le cui spese sono esplose e che mostra una forte discrepanza tra i costi fatturati dai servizi pubblici e i costi fatturati dai servizi privati. Di qui, l'importanza che il beneficiario finale delle prestazioni possa essere responsabilizzato e possa contribuire a verificare le prestazioni che vengono fatturate, ha concluso De Rosa.
