Ticino

Presentata la nuova soglia salariale: ma se il PS dice no si andrà a votare

Presentata la bozza di accordo che potrebbe favorire la convergenza dei partiti attorno a un controprogetto all’iniziativa «Per un salario minimo sociale» - Ma il primo banco di prova sarà il parlamentino socialista, chiamato domani a decidere se accettare o meno il compromesso
©Chiara Zocchetti
Francesco Pellegrinelli
24.02.2026 21:30

Il presidente della Gestione, Fabrizio Sirica, al termine della seduta commissionale, rivolgendosi alla stampa, è stato chiaro: «Oggi non presentiamo un controprogetto sul salario minimo, ma una bozza d’intesa su cui lavorare». Spetterà ora ai singoli partiti valutare al loro interno se vi siano o meno i margini per aderire al possibile compromesso che potrebbe portare al ritiro dell’iniziativa socialista, evitando così il voto popolare.

In linea generale, stando alle prime reazioni, la proposta sembra piacere, per quanto tutti, in realtà, attendano soprattutto la decisione della base socialista. Sì, perché affinché la Gestione possa effettivamente concretizzare un’intesa, occorre prima di tutto il via libera del parlamentino socialista.

«Se giovedì sera la nostra base dovesse respingere il compromesso – e tengo a sottolineare che siamo un partito democratico, in cui decide chi ha raccolto le firme – allora il controprogetto decadrebbe e si andrebbe al voto sull’iniziativa», ha sottolineato Sirica. In tal caso, martedì prossimo verrebbero presentati i due rapporti, uno di maggioranza e di minoranza.

Che dire invece degli altri partiti? «Posso dire che c’è uno spirito costruttivo», ha aggiunto Sirica. «Di fronte alle incognite legate all’esito del voto, alla successiva fase di applicazione della legge, così come alla prospettiva di discutere per anni su soglie e cifre, l’idea di trovare una soluzione condivisa – sostanzialmente tra rappresentanti dei lavoratori e delle aziende – mi sembra che sia stata accolta in modo positivo». Come detto, il discorso resta aperto e l’ultima parola spetterà, giovedì sera, alla base socialista che a Lugano ha convocato un comitato straordinario con lo scopo di «discutere e decidere con voi se sostenere questo eventuale controprogetto e ritirare di conseguenza la nostra iniziativa, oppure come impostare la campagna se il voto popolare venisse confermato».

I cinque punti

Per quanto riguarda invece la bozza d’intesa, questa prevede, come anticipato dal Corriere del Ticino, cinque punti. Il primo riguarda l’aumento del salario minimo: dagli attuali 20.50 franchi all’ora si passerebbe progressivamente a una forchetta compresa tra 21.75 e 22.25 franchi, con l’obiettivo – sostenuto dal Partito socialista – di raggiungere una media di 22 franchi l’ora, pari a circa 4.004 franchi mensili. Una soglia ritenuta fondamentale dal PS.

Il secondo punto riguarda l’attuazione a tappe di questo aumento. Il quale avverrebbe sul modello della prima iniziativa: dal 1. gennaio 2027 il salario minimo salirà di 0.50 centesimi e sarà compreso in una forchetta tra 20.50 a 21 franchi all’ora; dal 1. gennaio 2028, tra 21 e 21.50 franchi all’ora; dal 1. gennaio 2029 tra 21.75 e 22.25 franchi all’ora. L’accordo prevede inoltre che l’indicizzazione all’inflazione sia prevista solo dal 1. gennaio 2030. Ciò significa che eventuali adeguamenti scatterebbero solo a partire da quel momento, ha precisato Sirica. «Se vi sarà inflazione, il salario aumenterà ulteriormente; in caso contrario resterà invariato». La mancata indicizzazione nelle fasi precedenti è stata inserita, su richiesta dell’economia, con l’obiettivo di garantire una maggiore prevedibilità del monte salariale.

Il terzo punto stabilisce che, nel calcolo del salario minimo, verranno considerati anche i benefit riconosciuti come salario, secondo i criteri AVS. Dunque, non solo lo stipendio base, ma anche determinati vantaggi accessori – ad esempio un cellulare aziendale utilizzabile a titolo privato – che comportano un beneficio economico per il lavoratore. Non rientrano invece elementi facoltativi, come il parcheggio aziendale. «Questo principio, già definito in modo chiaro dall’AVS, risponde a una richiesta del mondo economico. Molti contratti collettivi già prevedono benefit e la loro esclusione comporterebbe maggiore burocrazia senza modificare il reddito effettivo percepito», ha precisato il presidente Sirica.

Primato del salario minimo

I due ultimi punti riguardano la questione dei contratti collettivi di lavoro (CCL). L’iniziativa socialista – ricordiamo – chiedeva infatti di togliere la deroga che consente ai CCL di avere soglie salariali inferiori al salario minimo.

Ebbene, il quarto punto della bozza di accordo prevede che dal 1. gennaio 2030 tutti i CCL dovranno adeguarsi al primato del salario minimo, come richiesto dall’iniziativa. Tuttavia, l’accordo prevede un periodo transitorio di tre anni, valido unicamente per i contratti collettivi già esistenti. Ciò significa che non sarà possibile crearne di nuovi per beneficiare della deroga. In altre parole, la deroga riguarda esclusivamente i contratti collettivi già in vigore – nazionali, cantonali e aziendali - per un periodo transitorio di tre anni. «In Ticino, infatti, esistono numerosi contratti aziendali stipulati tra singole imprese e sindacati che oggi possono derogare al salario minimo legale», ha ricordato Sirica. Questi contratti avrebbero ancora tre anni di tempo per adeguarsi. «Il periodo transitorio è giustificato dal fatto che si tratta di accordi già in essere. Intervenire immediatamente significherebbe modificare equilibri contrattuali già definiti».

L’ultimo della bozza punto fissa l’introduzione di una clausola di salvaguardia per le aziende in difficoltà. A partire dal 2030, è infatti prevista una deroga temporanea che potrà essere concessa «solo in presenza di comprovate e significative perdite di posti di lavoro legate all’applicazione del salario minimo». In tal caso, sarà la Commissione tripartita l’organo chiamato a valutare ed eventualmente concedere un periodo supplementare, ha concluso Sirica.

I partiti osservano ma l’idea di intesa sembra piacere 

«È una bozza da cui partire, con il pregio di presentare delle cifre chiare e alcune soluzioni concrete a questioni come il primato o meno dei contratti collettivi di lavoro, o la nuova soglia del salario minimo. In questo senso, credo che sia una base di discussione solida», ha commentato il presidente del PLR Alessandro Speziali, promotore dell’idea di un compromesso «equilibrato e sostenibile», capace di «mettere tutti d’accordo», compresi i socialisti. «Per il momento devo dire che l’esercizio sembra abbastanza convincente, oltre a trovare una possibile linea comune tra chi lavora e chi dà il lavoro». In effetti, nelle scorse settimane, il PLR aveva sondato il polso dell’economia per capire quali erano i margini e i paletti di una possibile linea d’intesa. «Evidentemente abbiamo voluto capire dal territorio se una simile soluzione fosse sostenibile. E ci sembra di capire che sostanzialmente c’è un’apertura per trovare una soluzione». Senza dimenticare che il voto spaventa tutti, sia a destra che a sinistra. Evitarlo quindi potrebbe davvero essere un compromesso utile ad entrambe le forze politiche: «La soluzione prevista nella bozza migliora il potere di acquisto, ma al contempo garantisce posti di lavoro».

L’idea di un compromesso piace anche al presidente del Centro, Fiorenzo Dadò: «È un’idea allettante: siamo disposti a collaborare in questa direzione». Insomma, se devesse arrivare il controprogetto il Centro sarà della partita. Così, in linea di massima, anche l’UDC, per quanto la proposta - spiega dal canto suo Tiziano Galeazzi, dovrà essere discussa nel gruppo. Sulla falsariga, la posizione della Lega che per bocca del suo coordinatore, Daniele Piccaluga, «prende atto di quanto proposto», rimandando la discussione alla prossima riunione di gruppo.

Se il PS dunque approverà la bozza d’accordo, si potrà quindi iniziare a lavorare a una possibile convergenza con l’obiettivo di portare in aula il controprogetto tra marzo e aprile. «Ogni anticipazione è prematura», conclude Sirica: «Prima deve decidere la base».