Ticino

Presidio antifascista a Lugano, nuova raffica di domande da parte dell'Mps

Nella sua seconda interpellanza sul tema, il Movimento per il socialismo chiede lumi al Consiglio di Stato circa la possibile presenza di droni il giorno del presidio e sugli apparecchi di sorveglianza utilizzati da alcuni agenti di polizia
Cdt
Red. Online
04.03.2026 12:57

Continua a far discutere il presidio antifascista svoltosi a Lugano lo scorso 21 febbraio. L’Mps, già autore di un’interpellanza, ha inoltrato un nuovo atto parlamentare, ricordando come la giornata «è stata caratterizzata da un’imponente presenza di forze dell’ordine, inclusi rinforzi da altri cantoni». Gli agenti «erano presenti fin dall’ora di pranzo nelle vie adiacenti la piazza, dove hanno effettuato identificazioni e perquisizioni e, nel corso del pomeriggio, hanno circondato i manifestanti presenti». Malgrado questa situazione, «il presidio si è svolto pacificamente e nel rispetto delle libertà costituzionali».

Presente anche un drone?

Secondo alcune testimonianze, si legge nell’interpellanza, «è stato visto almeno un drone sorvolare la zona del presidio. Erano inoltre presenti diversi agenti con telecamere e macchine fotografiche puntate sui manifestanti». Lo stesso giorno, una decina di militanti di estrema destra si sono radunati presso la sede scout di Cornaredo. Questa azione «ha portato a una denuncia per violazione di domicilio da parte dell’associazione».

Le domande

Si chiede quindi al Consiglio di Stato se concorda che una manifestazione pacifica e non autorizzata è tutelata dalla Costituzione federale e se ritiene proporzionato il dispositivo di polizia presente il 21 febbraio. Si chiede anche al Governo se considera adeguata l’intimazione di sgombero pronunciata verbalmente dagli agenti. Agenti che «hanno circondato i manifestanti per impedire che il presidio si trasformasse in un corteo per le vie cittadine. La polizia cantonale sa che la tecnica del ‘circondamento’ è suscettibile di violazione dell’articolo 5 della CEDU, come stabilito dalla Corte europea dei diritti dell’uomo? Come valuta l’Esecutivo questa tecnica dal punto di vista dei diritti fondamentali?»

Di seguito gli ulteriori interrogativi posti al Governo cantonale:

Quanti apparecchi di sorveglianza (fissi o mobili che captano e registrano segnali visivi e acustici) sono stati impiegati il 21 febbraio? Ai manifestanti è stata fornita un’informazione sufficiente in merito all’utilizzo di questi apparecchi? Le registrazioni sono state cancellate entro i termini di legge, cioè 7 giorni, o sono state estratte?
In vista della manifestazione del 21 febbraio, sono state attuate misure di osservazione preventiva, indagini in incognito, o è stato fatto ricorso a fonti confidenziali? Corrisponde al vero che sono stati utilizzati uno o più droni il giorno del presidio? Se sì, quanti? Corrisponde al vero che uno o più droni hanno seguito anche manifestanti che si allontanavano dopo lo scioglimento del presidio? Se sì, non si tratta di un’interpretazione troppo estensiva dell’art. 9c LPol?
La polizia ha dichiarato di aver effettuato controlli di identità preventivi per identificare i presenti «in caso di eventuali danni». Quante persone sono state controllate, identificate e perquisite il 21 febbraio? La Sezione scout di Lugano ha sporto denuncia per violazione di domicilio. Poiché l’esposizione e propagazione di simboli fascisti/nazisti, e il saluto e il saluto romano potrebbero rientrare nel campo di applicazione dell’art. 261bis CP, il Consiglio di Stato sa se il Ministero pubblico ha avviato un’indagine anche per questa fattispecie, peraltro perseguibile d’ufficio?
In alcune dichiarazioni sui media, il sindaco di Lugano Michele Foletti ha dichiarato: «Non avremmo potuto garantite la sicurezza alla città e alla cittadinanza alla luce dell'annunciata contromanifestazione antagonista alla quale hanno aderito parecchie persone, molte delle quali da oltre confine», e che non avrebbe voluto che si ripetesse «quanto capitato a Torino e a Milano». Il Ticino non è conosciuto per manifestazioni che culminano in confronti violenti tra manifestanti e polizia, come avvenuto in Italia. Di quali informazioni specifiche disponeva il sindaco per poter fare tali dichiarazioni? Il Consiglio di Stato e la polizia cantonale avevano informazioni specifiche in merito a possibili scontri o arrivo di manifestanti dall’estero?