Processo Sonko, la difesa chiede il proscioglimento

Il difensore dell'ex ministro dell'interno gambiano Ousman Sonko, a processo davanti al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona per crimini contro l'umanità, ha chiesto oggi per il suo assistito il proscioglimento da tutte le accuse. Per il 57enne, già condannato nel maggio 2024 in prima istanza a 20 anni di reclusione, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) chiede invece la detenzione a vita.
Nessun attacco sistematico contro la popolazione civile
L'avvocato della difesa ha sostenuto che in Gambia, nel periodo in cui si collocano i fatti contestati, ossia dal 2000 al 2016, non si è verificato alcun attacco sistematico e su vasta scala contro la popolazione civile. Ciò sarebbe dimostrato dall'intensa attività di espulsione svolta in quel periodo dalla Segreteria di Stato della migrazione (Sem) nei confronti dei richiedenti asilo respinti. Facendo riferimento a questa prassi, l'avvocato dell'ex ministro gambiano ha cercato di dipingere l'immagine di uno Stato in cui il suo cliente avrebbe svolto in modo esemplare le funzioni ricoperte nel corso del tempo nell'esercito, nella polizia e, da ultimo, come ministro.
I reati contestati
I reati contestati a Sonko, che egli avrebbe commesso per lo più in concorso con altri, vanno dall'omicidio alla tortura fino allo stupro. Come già davanti alla Corte penale, anche dinanzi alla Corte d'appello Sonko ha respinto ogni coinvolgimento o responsabilità.
Il processo precedente
Il processo dovrebbe continuare fino al 17 aprile, ma se necessario sono già previste date di riserva. In prima istanza, i giudici di Bellinzona avevano ritenuto che, nell'ambito delle sue funzioni di ministro dell'interno del regime, Sonko aveva fatto parte di un sistema coordinato che riduceva definitivamente al silenzio oppositori e giornalisti e intimidiva la popolazione.
L'arresto nel 2017
Ousman Sonko era stato arrestato all'inizio del 2017 in un centro per richiedenti l'asilo a Berna e posto in detenzione preventiva. Dopo essere stato destituito nel settembre 2016 dal presidente dell'epoca, Yahya Jammeh, si era infatti rifugiato in Svizzera, dove aveva presentato una domanda d'asilo.