Prodi si ritira dopo il flop al Colle

A vuoto il quarto voto per il Quirinale - Pd sotto choc, Rosy Bindi si dimette
Red. Online
19.04.2013 18:55

ROMA - Erano 504 i voti che doveva ottenere venerdì pomeriggio Romano Prodi, candidato del Pd, per diventare Presidente della Repubblica italiana. Ma non ce l'ha fatta. Con Pdl e Lega che non hanno votato, scongiurando così anche il rischio non peregrino di franchi tiratori, Prodi si è fermato addirittura sotto la soglia dei 400 voti, a 395. Cento voti in meno del previsto (tutti franchi tiratori). Un tracollo. Ora sta tutto nel vedere cosa farà il Pd: se il suo candidato avesse superato i 450 voti, il partito l'avrebbe comunque ripresentato nella votazione di sabato mattina. Ma così si apre una crisi interna clamorosa, aggravata dalla presa di posizione di Matteo Renzi, che un minuto dopo la chiusura dell'ultimo scrutinio ha dichiarato: "La candidatura di Prodi non c'è più". È in corso una drammatica riunione del partito a Roma. Alcune voci danno il segretario Pier Luigi Bersani come intenzionato a dimettersi, mentre Rosy Bindi si è già dimessa da presidente. Seguita poco dopo dallo stesso Prodi, che ha ritirato la sua candidatura al Colle, chiedendo che chi lo ha candidato "si assuma la propria responsabilità" (in pratica, una richiesta di dimissioni rivolta a Bersani).

Il candidato del Movimento 5 Stelle Stefano Rodotà, invece, ha raccolto 213 voti (guadagnando terreno: probabilmente Grillo ha usato le ultime ore per "fare scouting" all'interno del Pd, dal momento che sono 51 voti in più dei parlamentari grillini). Anna Maria Cancellieri - lanciata giovedì sera da Mario Monti - si è fermata a 78, ma potrebbe far convergere su di sé i voti del Pdl nelle prossime ore. Sabato dunque si ricomincia, dalle 10 del mattino, ma a questo punto è impossibile dire - almeno per il Pd  - con quale candidato.

L'Italia è ancora senza presidente, nonostante la quarta votazione non prevedesse più la maggioranza qualitativa (due terzi dei votanti) ma "solo" la maggioranza assoluta. Dopo il flop di Franco Marini - e del Pd - al primo voto, le due successive si erano risolte, male, con una montagna di schede bianche (vedi Suggeriti).

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