Psicoterapia, spendiamo il doppio: il Cantone pensa a una moratoria

C’è una voce all’interno del monitoraggio federale dei costi sanitari che nelle scorse settimane ha destato la nostra attenzione. Ne abbiamo riferito in un precedente articolo pubblicato su queste colonne il 13 aprile scorso.
Nel 2025, il settore che ha registrato la crescita più marcata della spesa sanitaria in Ticino è stato il comparto della salute mentale.
Su base annua, i costi delle prestazioni fornite da psicologi e psicoterapeuti a carico della LAMal, nel nostro cantone, sono aumentati del 12,5% rispetto all’anno precedente. Si tratta di un aumento cospicuo che va contestualizzato sia rispetto alla spesa cantonale complessiva – di cui rappresenta una minima parte (il 2,2%) – sia rispetto all’importante lavoro di prevenzione e salute svolto dagli psicoterapeuti. Nondimeno, l’evoluzione dei costi in questo settore, soprattutto se confrontata con il resto della Svizzera, merita una riflessione.
I numeri della crescita
Ragionare sui numeri, soprattutto in ambito sanitario e psicologico, può sembrare riduttivo o persino cinico. Come ha recentemente ricordato Nicholas Sacchi, già presidente dell’Associazione ticinese degli psicologi, «non si dovrebbero considerare gli psicoterapeuti come professionisti che lucrano sulla sofferenza delle persone». Tuttavia, i dati disponibili indicano una crescita strutturale su cui vale la pena interrogarsi.
La spesa media per assicurato è infatti aumentata costantemente, passando da 19 franchi nel primo trimestre del 2023 a 36 franchi nel quarto trimestre del 2025, pari a un incremento di quasi il 90%.
Un andamento molto simile è stato osservato anche a livello nazionale, dove nello stesso periodo si è passati da 12 a 23 franchi di spesa media pro-capite nell’ultimo trimestre del 2025.
Sia a livello cantonale sia a livello nazionale, i dati evidenziano quindi un’evoluzione che da una fase di spesa moderata nel 2023 è arrivata a una crescita più marcata nel 2024 e nel 2025.
Ora, per quanto l’andamento ticinese ricalchi, in termini percentuali, quello nazionale, se consideriamo i valori assoluti, il quadro cantonale assume una connotazione ben più negativa.
Fatti due calcoli, vediamo che nel 2025 la spesa media complessiva per assicurato alla voce cure psicoterapeutiche era di 131 franchi in Ticino, contro 86 franchi a livello nazionale. Parliamo di 45 franchi in più per persona, ovvero circa il 52% in più.
Le cause del divario
Come spiegare questo divario rispetto al resto del Paese? La spesa sanitaria pro-capite ticinese, nel suo insieme, oggi è quasi di un quarto superiore alla media svizzera.In questo caso, però, per la psicoterapia, il divario aumenta fino a raddoppiare.
«A prescindere dalla sua incidenza relativa sulla spesa complessiva, è un dato che colpisce, soprattutto perché, a differenza di altre voci, non può essere spiegato dalla struttura demografica del Ticino», premette da noi raggiunto Paolo Bianchi, coordinatore del DSS e direttore della Divisione della salute pubblica. Come dire: questa volta, l’alta presenza di anziani conta poco e non può, da sola, influenzare il maggiore consumo di cure.
Con un costo pro-capite superiore del 50% rispetto alla media svizzera, Bianchi non nasconde che il settore andrà monitorato da vicino, anche in vista dell’introduzione di EFAS, quando i Cantoni si troveranno a pagare una parte della fattura che oggi è sostenuta unicamente dalle casse malati attraverso i premi degli assicurati.
Quanto al divario crescente con il resto della Svizzera, secondo Bianchi non si può dedurre una presunta maggiore fragilità psicologica del Ticino. «Non ci sono elementi solidi per andare in questa direzione, anche perché una differenza di costo pro-capite analoga la si riscontra pure in altre categorie di prestazioni. D’altro canto, non si può nemmeno dedurre che una parte di queste prestazioni non sia necessaria. Sicuramente, però, l’alta densità di fornitori di prestazioni potrebbe influire – come già avviene in altre categorie di costi – sull’andamento generale».
Offerta da contenere?
In questo contesto si inserisce anche la riflessione su un possibile contenimento dell’offerta attraverso l’introduzione di una moratoria per gli psicoterapeuti. Chiediamo: è realistico ipotizzare uno stop alle nuove autorizzazioni? Il territorio è saturo di operatori? Ancora Bianchi: «Come per altre categorie del settore ambulatoriale non disponiamo di dati precisi. Uno studio di psicoterapia necessita infatti di un titolare con numero di concordato per la fatturazione, mentre i collaboratori non devono ottenere un’autorizzazione individuale per esercitare a carico dell’assicurazione malattia». Ciononostante, prosegue il coordinatore del DSS, la possibilità di introdurre una moratoria sul modello di quella già in vigore per gli Spitex «è concreta» e potrebbe scattare dopo il 2028, quando il Cantone disporrà degli strumenti giuridici necessari per intervenire in tal senso.
Bianchi invita tuttavia alla cautela: «Si tratta di uno strumento insufficiente, poiché non consente di incidere sul volume delle prestazioni erogate, ma soltanto sul numero di autorizzazioni. Resta, comunque, di fatto, l’unica opzione che è concessa ai Cantoni in quest’ambito», conclude.
Tariffe provvisorie
Il secondo aspetto evidenziato da Bianchi in relazione all’aumento dei costi in questo settore riguarda la disponibilità ancora limitata di elementi statistici. «Considerato che la fatturazione di queste prestazioni come voce autonoma è stata introdotta solo dopo il 2022, la disponibilità di dati è limitata».
Al 1. luglio 2022 risale infatti l’entrata in vigore del nuovo modello di fatturazione che consente agli psicoterapeuti, su prescrizione medica, di esercitare in modo indipendente sotto la copertura integrale dell’assicurazione obbligatoria (vedi box a lato).
«Sicuramente questo passaggio ha influito sull’evoluzione della spesa», chiosa Bianchi. Lo conferma, del resto, anche il monitoraggio federale secondo cui la riforma dalla sua introduzione ha generato costi supplementari annui pari a 131 milioni di franchi a carico dell’assicurazione obbligatoria. Complessivamente, nell’arco di quattro anni – tra il 2021 e il 2024 – i costi per la psicoterapia sostenuti dalle casse malati sono aumentati di 394 milioni, passando dai 528 milioni dell’ultimo anno prima della riforma ai 922 milioni registrati successivamente, con una crescita media annua del 20,4%.
Tra i fattori alla base di questo aumento, oltre al nuovo modello di fatturazione – che ha reso più semplice l’accesso alle cure e ne ha ampliato la copertura – vi è anche la questione tariffale, sottolinea Bianchi. «Il passaggio al nuovo modello, legato all’esercizio indipendente della psicoterapia, ha posto l’esigenza di negoziare una nuova struttura tariffaria tra le associazioni nazionali degli psicoterapeuti e gli assicuratori malattia. Questa nuova struttura è stata sottoposta al Consiglio federale a fine 2025 e potrebbe quindi entrare in vigore nel 2027. Attualmente le tariffe sono quindi provvisorie e, negli anni scorsi, gli assicuratori hanno reso attenti che quelle applicate risultano più elevate di quanto dovrebbero essere». Anche questo elemento potrebbe quindi aver contribuito all’aumento della spesa.
«Sono aumentate le richieste tra adolescenti e giovani adulti»
«Un aumento significativo della domanda era già visibile negli anni pre-pandemici, ma questa è esplosa durante e dopo la pandemia», spiega al Corriere del Ticino Nicholas Sacchi, già presidente dell’Associazione ticinese degli psicologi (ATP). I dati federali parlano di un incremento, rispetto al periodo pre-Covid, di circa il 35%, aggiunge Sacchi. «Le persone oggi dichiarano più facilmente di andare dallo psicologo o dallo psichiatra.Sicuramente c’è una maggiore consapevolezza e legittimazione del ricorso alla psicoterapia». Una tendenza che si riscontra anche nel linguaggio quotidiano, avverte l’esperto.
L’aumento delle richieste riguarda in particolare gli adolescenti e i giovani adulti. «Non è una fascia propriamente nuova, ma i giovani oggi sono molto più attivi nel chiedere aiuto e manifestano maggiore apertura nel parlare del proprio disagio».
Il nuovo modello
Per quanto riguarda l’impatto del nuovo modello di finanziamento (LAMal) sull’aumento dei costi, Sacchi parla di un’offerta che segue la volontà politica espressa dal Consiglio federale di rendere le cure più accessibili. Allo stesso tempo, prosegue, «l’investimento nella psicoterapia permette risparmi indiretti. Meno ospedalizzazioni, meno assenze lavorative e meno patologie secondarie. Investire nella psicoterapia non è un costo ma una misura preventiva». Quanto al maggiore utilizzo in Ticino delle cure rispetto alla media svizzera, Sacchi riconosce il dato, ma lo interpreta con cautela: «Il Ticino è un territorio di confine con dinamiche socio-culturali, economiche e lavorative differenti», fattori che potrebbero tradursi con potenziali fragilità locali. Una cosa è certa, conclude Sacchi, occorre contestare l’idea che l’offerta sta creando artificialmente la domanda. «Attualmente la domanda supera ancora l’offerta: le agende degli specialisti sono sempre piene». Il sistema, secondo l’esperto, è ancora in equilibrio, nonostante l’aumento dei professionisti. «In futuro sarà necessario monitorare e riflettere sull’evoluzione dell’offerta, come accade in altri settori. Al momento però non ci troviamo ancora in questa situazione».
