Quando i genitori mancano ma la speranza rimane

MENDRISIO - «Avere figli fa di voi un genitore non più di quanto avere un pianoforte faccia di voi un pianista» (Michael Levine). Siamo rimasti colpiti da questa frase, pubblicata di recente da un collega su Facebook. Già, perché crescere un bambino non è davvero una passeggiata ma una sfida che richiede equilibrio, energia e un impegno costante. C'è anche chi – per una ragione o per un'altra – non ce la fa.
In questi casi, per evitare che la situazione mini il benessere psicofisico del minore e il suo sviluppo, si possono attivare misure estreme di protezione, come la privazione della custodia o dell'autorità parentale (leggi sotto per capire come). A volte sollevando un polverone di critiche da parte dell'opinione pubblica. Come dimenticare il caso del neonato che si voleva separare dalla madre due giorni prima di Natale del 2015?
Comunque sia, quando la decisione è presa, i bambini/ragazzi vengono collocati presso famiglie affidatarie o in uno dei centri educativi per minorenni presenti sul territorio cantonale (e non solo). Siamo entrati in uno di questi istituti per vedere che aria tira. i dettagli sul CdT in edicola oggi. Qui sotto, una breve anteprima.
«Ci siamo persi in un labirinto». Questo pensiamo percorrendo corridoi e scale dell'Istituto Torriani di Mendrisio che ospita minorenni provenienti da situazioni di difficoltà e disagio duraturi (vedi box a lato). «In effetti si tratta di una struttura complessa, su più livelli, costruita negli anni Settanta», spiega il direttore Luca Forni. L'idea era quella di evitare l'effetto casermone e creare dei nuclei con una buona autonomia, per favorire un clima familiare».
Gli ospiti dell'istituto hanno alle spalle vissuti diversi, continua il nostro interlocutore. Alcuni utenti subiscono la situazione di estrema conflittualità che caratterizza il rapporto tra i genitori, spesso separati o divorziati. Altri non possono stare né col padre né con la madre perché deceduti, fuggiti, malati, incarcerati, con disagi psichiatrici o problemi di dipendenza. Fino ad arrivare alle situazioni di grave trascuratezza, maltrattamento, sospetto abuso sessuale o abuso sessuale.
La struttura è sempre al completo – sottolinea l'intervistato – ed esiste una lista d'attesa. Ma non tutti i centri educativi sono presi d'assalto. Negli ultimi anni – indica Forni – si notano dei periodi alternanti caratterizzati a volte dalla diminuzione di collocamenti di bambini e preadolescenti (fino ai 10/12 anni), mentre rimane più stabile e significativa la richiesta per gli adolescenti. «L'adolescenza, infatti, è un periodo delicato e complesso dove possono manifestarsi delle crisi che mettono seriamente in difficoltà il sistema familiare, scolastico e sociale.»