Quando l'indipendenza delle donne nigeriane passa dall'officina di una saldatrice

Yandé Falmata Woli Adam è una giovane donna nigeriana che ha scelto di seguire una carriera forse poco comune nella realtà africana: quella di saldatrice, in un settore ancora a forte prevalenza maschile. Una decisione che significa formazione, realizzazione, indipendenza sociale ed economica. In una parola: libertà. Yandé è stata ospite a metà settembre a Lugano in occasione dell'evento «Storie dal Niger», patrocinato dalla Città, per raccontare il suo percorso di vita. Una voce protagonista la sua, poiché porta una testimonianza diretta dal Niger, offrendo uno sguardo concreto e autentico su temi importanti come l'empowerment femminile, l’autonomia e le varie sfide vissute dalla comunità femminile in questo Paese. L'evento è stato un'occasione per avvicinarsi a una realtà che sovente conosciamo solo attraverso racconti distanti.
Dalle critiche al successo
Ma partiamo dall'inizio. Yandé è nata a Baroua, dove ha completato la scuola primaria, e cresciuta poi a Diffa, dove ha frequentato la scuola secondaria. «Ho conseguito il BPC (Brevet de Collège) presso la scuola secondaria franco-araba di Diffa». In seguito è stata ammessa a un istituto di formazione per insegnanti completando il corso, ma senza ricevere il diploma. Poi è arrivata la svolta. «Ho completato un corso biennale di saldatura presso il CFM (Centre de Formation des Métiers) di Diffa con il supporto di SOS Villaggi dei Bambini Niger. E ora gestisco una mia attività di saldatura in un'officina con cinque apprendisti». Ma come mai la scelta di questo percorso professionale? «Ho scelto la saldatura perché amo questa professione, anche se molti pensano che sia un lavoro da uomini. In realtà pure le donne possono farlo e io ne sono la dimostrazione». Ma gli ostacoli non sono di certo mancati. «La mia sfida più grande è stata la percezione da parte della comunità e le critiche: "Una ragazza che fa il fabbro!"». Yandé è infatti la prima donna nella sua regione a svolgere questa professione. «Ci sono state delle difficoltà nel lavoro e le ho superate». Le soddisfazioni però non si sono fatte attendere: «Fin dall'inizio ho acquisito molti clienti, ho ottenuto un contratto con il Comune di Diffa per la realizzazione di porte e finestre. Sono molto orgogliosa del mio successo».
Libertà e autonomia
Tanti anche i vantaggi concreti che questa professione ha portato nella vita della giovane donna. «Molto è cambiato nella mia vita», racconta Yandé. «Ho imparato un mestiere e oggi ho più fiducia in me stessa». Con il lavoro, poi, è arrivata anche l'indipendenza economica. «Ho la mia officina e ho anche potuto aiutare la famiglia. Prima non lavoravo e, se avevo bisogno di qualcosa, dovevo chiedere a mio padre. Ora, invece, posso comprare quello che mi serve da sola e mi prendo cura di mia sorella». Una condizione di libertà e autonomia che, purtroppo, in Niger è rara per la popolazione femminile. «Le difficoltà che una donna deve affrontare per raggiungere l'indipendenza sociale ed economica sono enormi. Le donne non hanno nemmeno i mezzi per iniziare. Quando ho iniziato a saldare, la gente mi insultava. Mi dicevano di tutto, in particolare che il mio era un lavoro riservato agli uomini. Ma se una donna dà retta a tutto quello che dice la gente, non ce la farà mai». Yandé ha dunque capito una cosa molto importante: se una donna vuole cercare di intraprendere questi percorsi deve avere pazienza. «La gente andava da mio padre e gli chiedeva perché mi avesse permesso di fare questo lavoro. Lui rispondeva che i giovani di oggi dovrebbero essere liberi di fare ciò che vogliono. Ora, le persone che mi criticavano si rendono conto che quell'atteggiamento era sbagliato». L'importante è che una donna abbia un lavoro per mantenersi, evidenzia la nostra interlocutrice. «Se una persona non lavora, dovrà chiedere sempre aiuto, se lavora, sarà in grado di mantenersi da sola come pure contribuire al sostentamento della famiglia».
Lavorare con i pantaloni
La sfida di Yandé è stata su più fronti: non solo trovare un impiego e l'indipendenza economica, ma anche scegliere un lavoro prettamente attribuito agli uomini. Una decisione che, come detto, non è sempre stata ben accolta dal resto della comunità. «All'inizio, la gente non capiva nulla, mi vedevano lavorare con i pantaloni e chiedevano: "Sei una donna o un uomo?". Ora che le cose vanno bene, però questa percezione è cambiata. Tanto che molte persone vogliono portare i loro figli a studiare con me, comprese le bambine. È un percorso che, se potessi tornare indietro, rifarei e che consiglio a tutte le donne». Al netto dei risultati molto positivi, in Niger è ancora necessario lavorare su alcuni fronti per sensibilizzare la popolazione sull'indipendenza femminile. «Una questione che è particolarmente importante a Diffa, dove gli uomini non hanno ancora compreso appieno questo concetto e non vogliono che le ragazze svolgano lavori tradizionalmente riservati a loro. I genitori devono essere educati affinché comprendano che le donne possono fare qualsiasi tipo di lavoro». Il problema, soprattutto a Diffa, spiega Yandé, è la mancanza di opportunità di lavoro per i giovani. «Le loro uniche attività sono l'agricoltura e la pesca sul lago Ciad». Attività che ora devono drammaticamente fare i conti con un livello di insicurezza diventato troppo elevato. «Ci sono i banditi che rapiscono i pescatori. L'8 settembre, un gruppo di giovani si è recato sul lago Ciad, quattro sono stati uccisi e cinque feriti. Sarebbe molto meglio se i giovani potessero ricevere una formazione, la pesca o l'agricoltura sono attività troppo rischiose», osserva la nostra interlocutrice. Per questo, pensando alla situazione in Niger, è importante dare un segnale di incoraggiamento ai giovani, in particolare alle donne: «Voglio dire loro di impegnarsi per guadagnarsi da vivere, perché se lavorano possono sostenere le loro famiglie e non bisogna dimenticare che ci sono anche uomini che non lavorano».
