Quanto costa davvero un pieno, il caso Etzelpark riapre il dibattito

È bastato un nuovo distributore per cambiare, nel giro di poche ore, gli equilibri del mercato della benzina nel Bellinzonese. L’apertura, a fine giugno, di Etzelpark in via Franco Zorzi, primo impianto della catena in Ticino, ha innescato una reazione a catena che ha visto praticamente tutti i concorrenti della zona adeguare rapidamente i propri listini. Il ribasso, inizialmente di circa 20 centesimi al litro per benzina e diesel, si è nel frattempo in parte ridimensionato e alcuni distributori hanno già ritoccato i prezzi verso l’alto, compreso lo stesso Etzelpark, dove la benzina verde viene ora proposta a 1,789 franchi al litro dopo essere scesa inizialmente a meno di 1,70. I listini restano però inferiori rispetto ai livelli precedenti all’ingresso del nuovo operatore.
Il fenomeno è diventato in pochi giorni un caso cantonale. Automobilisti arrivati anche dalle valli hanno approfittato dei nuovi prezzi, mentre sul piano politico il granconsigliere leghista Mauro Minotti ha depositato un’interrogazione al Consiglio di Stato, chiedendo se una riduzione così repentina non dimostri che per anni gli automobilisti abbiano pagato il carburante ben oltre quanto imposto dai reali costi di mercato. Tra le richieste figura anche un eventuale coinvolgimento della Commissione della concorrenza.
«Effetto della concorrenza»
Interpellata sulla vicenda, la COMCO invita però a non interpretare il caso di Bellinzona come un segnale automatico di un malfunzionamento del mercato. «Non è inusuale che l’ingresso di un nuovo concorrente incrementi la pressione sui prezzi a causa della nuova situazione concorrenziale». Secondo la Commissione, l’adeguamento dei listini in seguito all’arrivo di un nuovo operatore rientra infatti, di per sé, nelle normali dinamiche concorrenziali. «Secondo informazioni pubbliche, il nuovo operatore ha adottato una struttura snella che gli permette di mantenere bassi i costi».
Una lettura sostanzialmente condivisa anche dagli operatori del settore. Per Boris Martinoni, portavoce dell’Associazione ticinese stazioni di servizio e CEO di ECSA Energy, è fisiologico che, in un mercato fortemente esposto alla concorrenza sui prezzi, i distributori reagiscano alle mosse dei concorrenti per non perdere clientela. Secondo Martinoni l’adeguamento quasi simultaneo dei prezzi osservato nel Bellinzonese, in risposta alla «strategia commerciale» di Etzelpark, rappresenta la conseguenza di decisioni commerciali autonome e non un’anomalia del funzionamento del mercato.
«Da quanto osservato in altri cantoni, Etzelpark applica spesso una politica di prezzi particolarmente aggressiva nella fase di ingresso, con l’obiettivo di acquisire rapidamente quote di mercato e raggiungere volumi di vendita significativi», spiega il CEO di ECSA. A suo avviso, nel Bellinzonese i concorrenti hanno scelto di adeguare rapidamente i propri listini, mentre in altre regioni ciò non è sempre avvenuto. «Il mercato dei carburanti si fonda sulla concorrenza tra operatori, sulla domanda e sull’offerta e sulle strategie commerciali adottate dalle singole aziende. È quindi normale che le decisioni di un operatore inducano gli altri a reagire autonomamente per rimanere competitivi».
Secondo il portavoce dell’associazione, tuttavia, questa situazione difficilmente resterà invariata nel tempo. «Riteniamo che, nel lungo periodo, un livello di prezzi così basso difficilmente possa essere economicamente sostenibile». Una valutazione contestata da Michael Knobel, proprietario di Etzelpark, che a Ticinonline respinge questa interpretazione e sostiene come lo stesso modello abbia già prodotto effetti analoghi nelle precedenti aperture oltre San Gottardo.
La stessa COMCO sottolinea, infine, che un adeguamento simultaneo dei prezzi non costituisce, di per sé, un indizio di un accordo illecito tra i distributori. «È lecito che le imprese, sulla base di una decisione autonoma, reagiscano in modo identico o simile oppure si imitino reciprocamente», osserva l’autorità. «Determinante è che il comportamento parallelo si fondi su una decisione autonoma delle imprese e non su un coordinamento del comportamento basato sullo scambio di informazioni di mercato». La Commissione ricorda inoltre di aver già analizzato il mercato dei carburanti nel 2025 senza riscontrare indizi di violazioni della legge sui cartelli e precisa di non aver avuto, finora, contatti con il Consiglio di Stato ticinese in merito al caso Bellinzona.
Un margine per prezzi più bassi
Una lettura diversa arriva però da Mister Prezzi, secondo cui il caso Bellinzona non può essere liquidato come un semplice caso di promozione e adeguamento commerciale. «Il messaggio è chiaro: senza concorrenza reale, si pagano prezzi più alti del necessario», afferma l’autorità. «È un effetto della concorrenza, ma non è “normale” nella sua ampiezza: se basta un piccolo nuovo distributore per far scendere i prezzi di 20 centesimi, vuol dire che il mercato ticinese aveva margine nascosto», aggiunge, precisando che quel margine era «disponibile da tempo, ma non è stato riconosciuto ai clienti finché nessuno ha rotto gli schemi».
Martinoni invita però alla prudenza su questa interpretazione. «Non disponiamo degli elementi necessari per valutare se esistano o meno i presunti “margini nascosti” richiamati da Mister Prezzi». A suo giudizio, quanto accaduto dimostra soprattutto che «un singolo operatore, attraverso una precisa strategia commerciale, può influenzare in modo significativo il livello dei prezzi». Pur riconoscendo che l’arrivo di Etzelpark abbia aumentato la pressione competitiva, il CEO di ECSA Energy sottolinea al contrario che il mercato ticinese era già caratterizzato da un elevato livello di concorrenza.
Il nodo della trasparenza
Al di là del ribasso dei prezzi, il caso di Bellinzona riapre però anche il dibattito su come si forma il prezzo dei carburanti e su quali condizioni rendano effettivamente concorrenziale il mercato. Per Mister Prezzi, uno dei nodi è la trasparenza. «Oggi i consumatori vedono il prezzo alla pompa, ma non vedono abbastanza chiaramente quanto pesa ciascuna componente», osserva l’autorità. Se il costo del greggio, della raffinazione, del trasporto, delle imposte e dei contributi climatici è relativamente noto, «il margine commerciale delle stazioni resta invece poco visibile. Finché questa parte non viene resa più trasparente, è difficile capire se si paga il «vero» prezzo o un prezzo comodo per gli operatori».
Mister Prezzi guarda con favore anche agli strumenti di confronto già disponibili, come la piattaforma del TCS che consente di comparare il costo dei carburanti tra le diverse stazioni di servizio, o all’ipotesi di una piattaforma federale sul modello di quelle già esistenti all’estero. «Dove i prezzi sono visibili e confrontabili, è più difficile mantenere margini comodi per anni. Se il cliente riesce a individuare in modo affidabile dove il carburante costa meno, la concorrenza deve funzionare davvero, non solo sulla carta».
Secondo la COMCO, invece, la trasparenza dei margini commerciali non costituisce una condizione necessaria affinché il mercato sia concorrenziale. «La concorrenza funziona anche quando i margini di profitto delle singole imprese non sono pubblicamente noti», osserva, ricordando che la legge sui cartelli «non contiene disposizioni relative alla trasparenza delle singole componenti del prezzo». Dal punto di vista del diritto della concorrenza, aggiunge, ciò che conta è piuttosto che il mercato non sia falsato da accordi illeciti tra concorrenti o da comportamenti abusivi di imprese in posizione dominante.
