Quanto è lontana l'America. Stop ai pagamenti dei Patriot

Berna e Washington sono sempre più distanti. A rendere la situazione ancora più complicata è l’imprevedibilità dell’Amministrazione Trump: i dazi, i problemi con gli F-35 («ereditati» in realtà da prima), il ritardo nella consegna dei sistemi Patriot di almeno cinque anni, nonché le accuse alla Svizzera per presunti danni economici subiti dagli Stati Uniti. I rapporti si stanno deteriorando, ma il Consiglio federale vuole proseguire sulla via del dialogo (si sta ancora cercando un accordo commerciale vincolante). Ieri, però, ha voluto lanciare più di un segnale.
Si valuta di annullare l’appalto
I pagamenti del sistema di difesa terra-aria a lunga gittata Patriot sono sospesi finché gli Stati Uniti avranno comunicato in modo chiaro e vincolante i termini di consegna. La tabella di marcia per la sua fornitura alla Svizzera rimane infatti incerta.
Il Governo vuole ora risposte certe: «Gli Stati Uniti hanno annunciato che nelle prossime settimane informeranno la Svizzera», sostiene l’Esecutivo, aggiungendo che le informazioni riguarderanno i tempi di consegna, i costi supplementari e le «conseguenze di un’ulteriore interruzione». Berna, in particolare il Dipartimento di Martin Pfister, dovrà poi fare le proprie valutazioni e prendere una decisione entro la fine di giugno. Già ora la Svizzera è infatti alla ricerca di un secondo sistema di difesa terra-aria a lunga gittata «preferibilmente prodotto in Europa». Berna vuole mantenere i Patriot come sistema di difesa principale, ma valuta anche l’opzione di annullare l’appalto.
Priorità numero 13
C’è un motivo per il quale gli Stati Uniti non stanno rispettando gli accordi con la Svizzera: Berna, ai loro occhi, non rappresenta una priorità. Al contrario. Il mercato statunitense della difesa ha 15 livelli di priorità: il più alto è il proprio mercato interno (gli USA stanno utilizzando i Patriot nella guerra contro l’Iran), seguono poi i Paesi della NATO e gli altri stretti alleati degli USA. La Svizzera? Si trova al 13. posto. Lo scorso luglio, le autorità statunitensi hanno informato il DDPS che la Confederazione era «interessata dalla nuova definizione delle priorità».
Il nodo del «Trust Fund»
Lo stop ai pagamenti per i Patriot era già stato deciso in settembre dalla Confederazione a seguito dei ritardi nelle consegne. Tuttavia, un’inchiesta della SRF aveva rivelato che la misura è stata aggirata: dallo scorso autunno, gli Stati Uniti avrebbero attinto semplicemente ai fondi che la Confederazione ha versato agli USA per altri armamenti ordinati, come gli F-35 (Cfr. edizione di venerdì 27 marzo).
Oggi, il Consiglio federale ha fatto il punto sulla questione, confermando ulteriormente quanto emerso dall’inchiesta della SRF. «Già dall’autunno scorso la Svizzera non ha più versato alcun pagamento nel “Trust Fund” per l’acquisto del sistema Patriot. Il Governo statunitense utilizza questo fondo per pagare tutti gli acquisti presso i fornitori, non solo per la difesa terra-aria Patriot, ma anche, tra l’altro, per l’aereo da combattimento F-35A o per i pezzi di ricambio dell’F/A-18», spiega il Governo, ammettendo che negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno già utilizzato i pagamenti versati dalla Svizzera per l’F-35A a favore dell’acquisto svizzero del sistema Patriot. Inoltre, l’autorità statunitense competente (la Defence Security Cooperation Agency, DSCA) ha richiesto ripetutamente ulteriori versamenti nel fondo.
Berna, ora, ha stabilito un obiettivo: non compromettere l’acquisto dell’F-35A. E quindi? Alla fine di marzo 2026 sono stati persino anticipati i pagamenti relativi all’F-35A, poiché «per la sicurezza e la difesa della Svizzera è fondamentale che la fornitura di pezzi di ricambio per gli F/A-18 e l’acquisto degli F-35A non siano compromessi dalle decisioni relative al sistema Patriot».
Sezione 301 del Trade Act
Le controversie con Washington, però, non finiscono qui. A metà marzo la Casa Bianca ha annunciato l’avvio di una serie di inchieste mirate contro una quindicina di Paesi, tra cui la Svizzera, con l’obiettivo di documentare i presunti danni economici subiti dagli Stati Uniti. Per il Consiglio federale, la Svizzera non può essere accusata di sovraccapacità nella produzione industriale né di non possedere misure efficaci per imporre il divieto d’importazione di merci prodotte con il lavoro forzato.
Queste indagini «ai sensi della Sezione 301 del Trade Act» rappresentano una base giuridica che «conferisce in teoria al presidente degli USA poteri di ampia portata in termini di dazi sanzionatori o di altre misure restrittive in materia commerciale». Il Consiglio federale, dal canto suo, respinge le accuse e si è detto intenzionato a far valere le proprie ragioni «nel quadro della relativa procedura» dell’Amministrazione Trump. Nel frattempo, tuttavia, proseguono i negoziati bilaterali per un accordo commerciale.
Ieri, il Consiglio federale in un comunicato parlava di «buoni progressi» nell’ambito dei colloqui. Lo scorso 14 novembre era infatti stata firmata una dichiarazione d’intenti Svizzera-USA che prevedeva - tra le altre cose - la riduzione dei dazi americani dal 39 al 15%. Nel frattempo, una sentenza della Corte suprema ha stabilito che l’IEEPA (International Emergency Economic Powers Act) non consente al presidente degli Stati Uniti di imporre tariffe doganali generali. Ciò sta alla base della nuova azione avviata da Washington in febbraio nei confronti della Svizzera e di diversi altri Paesi, come la Cina.
