Ticino

Quanto vale il rilancio delle nascite?

Al via lunedì la discussione sulle quattro iniziative del Centro per rilanciare la natalità - Per i contrari il tema finanziario è preponderante - Per i favorevoli, invece, deve prevalere il principio e l'obiettivo a lungo termine
©Gabriele Putzu
Francesco Pellegrinelli
23.01.2026 06:00

A determinare l’esito del voto, lunedì in aula, ancora una volta potrebbero essere i partitini. Quanto basta per capire che la discussione sulle iniziative parlamentari del Centro contro la denatalità – presentate a gennaio 2024 dai promotori Claudio Isabella e Alessandro Corti – sarà tiratissima. Ancora una volta, dal profilo degli argomenti messi sul tavolo da promotori e contrari, la questione finanziaria rischia di essere decisiva. Sì, perché sul principio sono tutti d’accordo. La natalità in Ticino è problema: con un indice di fecondità inferiore alla media nazionale, il cantone sta affrontando una grave crisi demografica. C’è però un «ma» piuttosto ingombrante. Se l’obiettivo delle proposte è condiviso – ossia rilanciare la natalità – le modalità con cui si vuole raggiungere questo proposito hanno spaccato in due la Commissione sanità e sicurezza sociale, dalla quale sono emerse, sostanzialmente, due posizioni distinte. 

«Aggravio non sostenibile»

La maggioranza, composta da PLR, UDC e Lega (con riserva), si è limitata a dare il proprio sostegno all’unica iniziativa del poker «a costo zero», ovvero quella che chiede la creazione di un Dipartimento all’interno del Governo con «la responsabilità delle politiche di sostegno allo sviluppo demografico» (l’iniziativa 1). Sono state invece respinte le proposte di rafforzare il sostegno finanziario alle famiglie attraverso un aumento degli assegni (l’iniziativa 2), così come la proposta che chiede di potenziare le misure per favorire la conciliazione tra lavoro e famiglia (l’iniziativa 4) e, da ultimo, quella che chiede di ridurre le imposte sul registro fondiario e sull’emissione delle cartelle ipotecarie per i giovani interessati all’acquisto di un’abitazione (l’iniziativa 3). 

«È vero che qualche aiuto finanziario in più sarebbe comodo - si legge nel rapporto elaborato dal liberale radicale Patrick Rusconi - ma si sta già facendo molto». Inoltre, «l’approccio puramente economico non risolve il problema alla radice, poiché i motivi sono molteplici e legati a fattori sociali, culturali e biologici». Secondo la maggioranza della commissione, l’aspetto preponderante rimane comunque quello economico, come indicato anche nel preavviso negativo della maggioranza della Gestione. Solo per il sostegno alle famiglie (iniziativa 2), l’aggravio stimato è di 90 milioni di franchi annui, a cui occorre aggiungere un maggior onere di 26,8 milioni per l’iniziativa sulla conciliabilità che propone di rendere gratuite le strutture come nidi, nonché l’accudimento presso una famiglia diurna e la frequentazione di un centro extrascolastico. Insomma, per quanto gli obiettivi delle iniziative siano tutti condivisibili, la maggioranza è consapevole delle grandi sfide che attendono lo Stato e di come il «buon funzionamento dei conti pubblici sia necessario per poter assolvere a tutti gli altri compiti già esistenti».

PLR: «Sussidio sociale»

«Il tema delle finanze è centrale, che lo si voglia o no», commenta al Corriere del Ticino Alessandro Spaziali (PLR). Il quale, in seconda battuta, si interroga anche sull’efficacia delle proposte: «Alcune analisi spiegano come queste misure non aumentino la natalità, ma aiutino piuttosto chi ha già deciso di avere figli. Più che uno stimolo alla crescita demografica, si tratta di un sussidio sociale per chi ha già fatto questa scelta. Scelta che non si riduce ad aspetti economici». 

Lega: «Prima la LAPS»

«Credo che il problema sia di natura finanziaria», argomenta dal canto suo Alessandro Mazzoleni (Lega). «La proposta è lecita e merita attenzione, perché la crescita della popolazione in Ticino non può dipendere solo dall’immigrazione: qualcosa bisogna fare». Detto questo, l’attuale situazione di difficoltà finanziaria, secondo Mazzoleni, non lascia spazio a iniziative di promozione della famiglia, «prima ci sono altre urgenze da risolvere come ad esempio quella dei costi del premio di cassa malati». «Ad ogni buon conto, recentemente è stata avanzata l’idea di rivedere le prestazioni della LAPS, con l’obiettivo di ottimizzarle e orientare in modo più mirato la spesa per gli aiuti sociali cantonali, aiutando in particolare chi vive in Ticino da tempo e ha contribuito alle imposte». Una revisione più mirata della spesa sociale cantonale - prosegue Mazzoleni - potrebbe generare risparmi da reinvestire in misure come quelle proposte nel “poker” di iniziative del Centro. «Sul principio potrei essere favorevole, ma ritengo che esso debba essere inserito all’interno di un discorso più ampio di riforma e ottimizzazione della LAPS». 

UDC: «Sistema da ripensare»

Sulla falsariga anche l’UDC. «In questa discussione, l’aspetto economico ci sembra centrale e preponderante», commenta dal canto suo il capogruppo Alain Bühler, il quale aggiunge: «È tutto il sistema sociale che va ripensato. Lo dimostra l’impatto dell’iniziativa del 10% sulle finanze pubbliche. Prima di presentare nuove proposte, occorrerebbe passare da qui, da un’analisi approfondita di tutto il sistema sociale cantonale a cui far seguito una riforma strutturale, come proposto dall’UDC in una mozione». 

«Un nodo cruciale»

Di tutt’altro parere, invece, la minoranza composta da Centro, PS, Verdi e Più donne. Il rapporto - elaborato dal socialista Maurizio Canetta e da Tamara Merlo (Più donne) - accoglie non solo l’iniziativa sul cambio culturale e, parzialmente, quella sull’alloggio. Luce verde arriva pure per quella che propone di migliorare la conciliabilità, in particolare di rendere gratuiti gli asili nido e i centri extrascolastici anche per il ceto medio. «È un punto cruciale visto che questi servizi gravano in maniera pesante sulle famiglie», si legge nel rapporto di minoranza, che parzialmente, accoglie anche l’iniziativa sugli assegni familiari, limitatamente alla prima richiesta (che chiede di portare l’assegno familiare a 300 franchi, e quello per la formazione a 350 franchi) e alla terza richiesta (che chiede di estendere l’assegno parentale al ceto medio). 

Centro: «Tema essenziale»

«Si tratta di iniziative generiche che demandano al Consiglio di Stato il compito di definire i parametri di applicazione sulla base di valutazioni politiche e finanziarie», commenta Maurizio Agustoni (Centro), che in aula si attende «dai suoi» un fronte compatto. «La discussione sulla loro attuazione avverrà in un secondo momento. La crisi demografica è un tema essenziale e quindi mi aspetto che non si chiuda la porta alla discussione e all’approfondimento di queste proposte». 

PS: «Assegni troppo esigui»

«L’importanza degli investimenti nella conciliabilità e nella sostenibilità delle famiglie con figli è evidente», commenta da parte sua Ivo Durisch (PS). «Gli assegni di base non sono aumentati da troppo tempo e questo ha inciso sul potere d’acquisto. Oggi siamo ai massimi storici per numero di posti di lavoro in Ticino e ai minimi per natalità, eppure non si vuole consentire un adeguamento degli assegni, il cui onere aggiuntivo non andrebbe a carico dello Stato ma dei datori di lavoro che negli ultimi anni hanno visto la loro aliquota contributiva per gli stessi assegni diminuire». 

E i partitini?

Avanti con Ticino&Lavoro non ha ancora preso una decisione, per quanto «da noi vige sempre la libertà di voto», sottolinea Amalia Mirante. «Ne dobbiamo ancora discutere. Al nostro interno ci sono sensibilità diverse». Di certo, i rapporti di forza in Parlamento potrebbero anche cambiare, con i piccoli partiti che, a seconda di come si determineranno, potrebbero trasformare la minoranza in maggioranza. I numeri indicano infatti una votazione molto combattuta e tutt’altro che scontata. In questo senso, il deputato Claudio Isabella, contattato nelle scorse settimane dal Corriere del Ticino si era appellato «a quei partiti che regolarmente si definiscono paladini del ceto medio e che appoggiando le iniziative hanno la possibilità di aiutare questa fascia di popolazione». E a chi parla di soldi, di proposte troppo costose, Isabella rispondeva che «si tratta di veri investimenti per il futuro: la natalità in Ticino è ai minimi storici e se non facciamo qualcosa la deriva demografica arriverebbe prima di quanto pensiamo». Come dire: meglio prevenire che curare.