Valle di Muggio

Quattro comuni contro la chiusura del POT a Lattecaldo: «Decisione presa senza consultarci»

Arogno, Breggia, Castel San Pietro e Val Mara chiedono al Consiglio di Stato di rivedere la soppressione del Programma di occupazione temporanea di Lattecaldo prevista per fine 2026
Red. Online
10.06.2026 17:03

I Comuni di Arogno, Breggia, Castel San Pietro e Val Mara contestano la decisione del Cantone di sopprimere, a partire dalla fine del 2026, il Programma di occupazione temporanea (POT) della Valle di Muggio con sede a Lattecaldo, trasferendone le attività al POT di Curzutt, a Monte Carasso. In una presa di posizione congiunta, i Municipi esprimono «sconcerto» per una scelta che, a loro dire, è stata comunicata senza alcuna consultazione preventiva con gli enti locali e le realtà che da vent'anni beneficiano del servizio. «Ciò che i Municipi giudicano più grave è il metodo», scrivono nella presa di posizione. «La soppressione di un servizio di questa rilevanza è giunta sotto forma di mera comunicazione di un atto già deciso, senza incontri né consultazioni con i Comuni e gli enti che da anni se ne avvalgono. Si è scelto di comunicare anziché di concertare».

Molto più di una misura occupazionale

Secondo i Comuni, il POT non è una semplice voce di costo. «È uno strumento prezioso per le persone in cerca d’impiego – per le quali significa riattivazione, competenze e reinserimento – e per il territorio», sottolineano i Municipi. «Per i quattro Comuni della regione il programma ha realizzato, nei soli ultimi anni, diverse decine di interventi di pubblica utilità: parapetti e opere di messa in sicurezza, sentieri, muretti in pietra a secco, recupero di manufatti storici, manutenzione di aree pubbliche. Opere che, senza il POT, ricadrebbero interamente sulle spalle dei Comuni».

Criticata la scelta di concentrare il servizio nel Sopraceneri

Particolarmente criticata è la scelta di concentrare l'offerta nel Sopraceneri. Per i Municipi, la chiusura del centro di Lattecaldo rischia infatti di penalizzare il Sottoceneri e soprattutto le regioni periferiche, privandole di una risorsa radicata sul territorio. «Per un risparmio contabile si cancella uno strumento di cui beneficiano insieme le persone e il territorio, e lo si fa senza nemmeno sedersi a un tavolo con chi quel servizio lo utilizza», afferma il sindaco di Arogno, Emanuele Stauffer.

Lettera al Governo

I quattro Comuni hanno quindi inviato una lettera al Consiglio di Stato, al Dipartimento delle finanze e dell'economia e all'Ufficio delle misure attive, chiedendo la revisione o la sospensione della decisione e l'apertura di un tavolo di consultazione. «I Comuni si riservano di valutare ogni ulteriore passo a tutela del servizio e del territorio», conclude la nota.