Carmere

Quattro volti per capire il primo test sulla «Lex UBS»

Il Consiglio degli Stati dovrà esprimersi oggi sull'attesa revisione della legge sulle banche: alcuni «senatori» del PLR però vorrebbero rinviare il progetto al Consiglio federale – I volti principali della vicenda: Keller-Sutter, Ermotti, Ettlin e Chassot
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Luca Faranda
17.09.2026 06:00

La crisi dei subprime, gli aiuti della Confederazione, poi ancora la legislazione «Too big to fail», seguita anni dopo dal dissesto di Credit Suisse. E ora, UBS sembra essere sempre più grande per fallire. Proprio per questo motivo, Berna vuole mettere dei paletti. O almeno delle garanzie. Si tratta della revisione della legge sulle banche, che arriva oggi sui banchi del Consiglio degli Stati. Il primo giro in Parlamento rischia però di essere molto breve: il PLR (con il «senatore» appenzellese Andrea Caroni) tramite una proposta individuale chiede di non entrare in materia. Il «senatore» Pirmin Bischof (Centro/SO) aveva presentato la stessa richiesta, ma nel frattempo l’ha già ritirata.

Prima dei progetti, però, ci sono i volti: le figure chiave che ruotano attorno a quella che ormai è diventata di fatto la «Lex UBS» sono principalmente quattro. La «ministra» delle Finanze Karin Keller-Sutter, il CEO di UBS Sergio Ermotti, il consigliere agli Stati Erich Ettlin (Centro/OW) e la «senatrice» Isabelle Chassot (Centro/VS).

Karin Keller-Sutter

Karin Keller-Sutter è diventata il volto (positivo) della gestione della crisi dopo il tracollo di Credit Suisse nel marzo 2023. La sangallese, dopo aver orchestrato la fusione d’urgenza e l’acquisizione da parte di UBS, ha voluto stringere il corsetto nei confronti delle banche di rilevanza sistemica. I fari, ovviamente, sono tutti puntati su UBS, anziché sugli altri quattro istituti sistemici (Banca cantonale di Zurigo, Gruppo Raiffeisen e PostFinance). La revisione della legge sulle banche approvata dal Consiglio federale è opera sua: auspica che le banche sistemiche - attualmente sarebbe interessata soltanto UBS - coprano interamente le loro partecipazioni in filiali estere con fondi propri di base di qualità primaria (CET-1).

Il Parlamento, però, vuole allentare questi requisiti. La «ministra» delle Finanze non ci sta: se la legislazione dovesse essere annacquata alle Camere federali, ha già fatto sapere che potrebbe procedere per via di ordinanza (aggirando dunque il Parlamento). Una possibilità che trova anche i favori di Caroni, poiché le disposizioni sui fondi propri sono sempre state di competenza del Governo e approvate tramite un’ordinanza (pertanto senza un processo parlamentare e di conseguenza anche senza referendum).

Sergio Ermotti

Sergio Ermotti è tornato alla guida di UBS dall’aprile del 2023, dopo esserlo già stato tra settembre 2011 e ottobre 2020. Il CEO della grande banca elvetica si è opposto sin dall’inizio all’imposizione di criteri più severi. Il rischio è la perdita di competitività a livello internazionale. Ha anche velatamente minacciato di voler cambiare sede a UBS e lasciare la Svizzera (destinazione, forse, Londra) nel caso in cui ci sia una stretta troppo vigorosa sui requisiti di capitale proprio.

Il manager ticinese ha dapprima criticato i piani di Keller-Sutter, ma la grande banca si è anche detta insoddisfatta della soluzione di compromesso elaborata a fine agosto dalla Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati.

Erich Ettlin

Il «senatore» obvaldese Erich Ettlin, questa mattina, sarà il volto della Commissione dell’economia e dei tributi. Sarà infatti lui a dover presentare, sostenere e difendere le decisioni commissionali che prevedono un chiaro allentamento delle regole inizialmente previste dalla «ministra» delle Finanze Karin Keller-Sutter.

Ettlin si dovrà fare portavoce del compromesso trovato in commissione che prevede una soluzione mista, costituita per il 50% da capitale proprio e per il 50% da obbligazioni AT1 (Additional Tier 1). Questa proposta garantirebbe il 100% della copertura, seppur con rischi maggiori. Le AT1 sono infatti obbligazioni che offrono un rendimento elevato e possono essere convertite in capitale proprio, oppure dichiarate prive di valore in caso di difficoltà della società (lo si è visto con Credit Suisse). Sono però numerose le proposte di minoranza che potrebbe spuntarla e dunque prevedere una strada alternativa rispetto a quella di Governo o Commissione.

Isabelle Chassot

La consigliera agli Stati vallesana Isabelle Chassot è invece stata il volto e la presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) denominata «Gestione delle autorità - fusione d’urgenza Credit Suisse».

Il rapporto, pubblicato alla fine del 2024, ha evidenziato gravi carenze nella gestione e nella vigilanza del numero due bancario elvetico. Non solo. Dall’inchiesta emerge anche che UBS ha verosimilmente pagato un prezzo troppo basso per rilevare l’istituto concorrente. Non sono mancate nemmeno critiche all’indirizzo della FINMA, sia per le agevolazioni concesse a Credit Suisse sui fondi propri, sia per la sua attività di vigilanza «in parte inefficace».

La CPI ha inveve «assolto» l’operato delle autorità (ad esempio il Consiglio federale) «e constata che nel marzo 2023 esse hanno impedito una crisi finanziaria globale». Tuttavia, Chassot non siede nella Commissione dell’economia e dei tributi e pertanto non ha finora avuto voce in capitolo sulla questione.

E poi gli altri

Sarebbe tuttavia riduttivo ridurre l’intera questione a sole quattro figure. A cercare di influenzare l’esito sono infatti vari attori, tra cui la Banca nazionale svizzera (BNS) e dall’Autorità di vigilanza sui mercati finanziari (la FINMA) – entrambe favorevoli alla proposta di Keller-Sutter - così come l’Associazione svizzera dei banchieri e il mondo dell’economia (contrari, poiché temo ripercussioni sulla piazza finanziaria e sulle PMI).

E poi ci sono i partiti. C’è infatti anche un possibile calcolo elettorale nella decisione dei «senatori» del PLR di voler provare a evitare il processo parlamentare (e di non scontrarsi politicamente con la loro «ministra»). I liberali-radicali sono infatti divisi sulla questione: un eventuale voto, a seguito di un referendum, cadrebbe nel bel mezzo dell'anno elettorale.