Il caso

Quei bambini ucraini che l'Italia «non lascia ripartire»

Sta facendo discutere il braccio di ferro tra i due Paesi sul destino di alcuni minori giunti quattro anni fa nella Penisola per sfuggire alla guerra – Le autorità ucraine pensavano a una soluzione temporanea ma ora il rientro dei giovani si fa difficile a causa di un nodo giuridico nelle tutele legali italiane
© Chiara Zocchetti
Irene Solari
15.06.2026 09:02

Un braccio di ferro tra Italia e Ucraina: è quello si sta disputando sul destino di alcuni bambini ucraini fuggiti dalla guerra e arrivati nella Penisola in cerca di un rifugio sicuro. Tutto bene, quindi? Non proprio, perché ciò che lamentano ora le autorità di Kiev è il fatto che i piccoli non possano più fare rientro nel loro Paese e ricongiungersi con le proprie famiglie. A «impedirlo» - secondo un'inchiesta condotta dalla CNN - sarebbero proprio i tribunali italiani e i vincoli legali delle disposizioni applicate. Dopo quattro anni la situazione sta assumendo i contorni di una vera e propria battaglia legale tra due Paesi sul ritorno dei minori. Ma vediamo più nel dettaglio che cosa è successo.

«Fanno come la Russia»

Per farlo è necessario riavvolgere il nastro fino al 24 febbraio 2022, l'inizio della guerra in Ucraina. In quel frangente erano stati moltissimi i civili fuggiti verso i Paesi europei alla ricerca di un porto sicuro, una sistemazione temporanea per poi fare rientro in patria una volta che la situazione fosse migliorata. Di questo erano convinti anche Liubov Rudyka, direttrice di una casa famiglia per bambini orfani o in situazioni difficili di Sumy (una zona fortemente colpita dalla guerra) scappati in Italia, e l'ombudsman dei diritti umani dell'Ucraina, Dmytro Lubinets. La realtà, però, appare diversa. «L'Italia si rifiuta di collaborare con Kiev sulla questione e impedisce alle autorità ucraine di controllare il benessere dei bambini», ha dichiarato Lubinets all'emittente americana. «Continuiamo a inviare richieste ufficiali ma i rappresentanti italiani ci dicono che la magistratura è completamente indipendente e che non possono influenzare questa decisione. Però io esigo che intervengano». L'ombudsman ucraino, riferendo di questa situazione, è arrivato perfino a paragonare il comportamento di Roma a quello di Mosca, con le migliaia di minori che sarebbero stati portati illegalmente in Russia dallo scoppio del conflitto. Circostanza che il Cremlino, da parte sua, ha sempre negato. «L'atteggiamento (dell'Italia, n.d.r.) non è diverso dalla posizione della parte russa. Ci hanno portato via i figli e ci stanno negando il contatto con loro».

Rappresentanti, tutori e genitori

Sotto la lente c'è il percorso fatto dai minori ucraini della casa famiglia di Sumy una volta arrivati in Italia. Percorso che inizia nell'estate 2022, 25 i minori in viaggio verso un luogo sicuro. «Pensavo che sarebbe stato come un campo estivo: i bambini avrebbero passato un po' di tempo in Italia e poi sarebbero tornati», ha spiegato Liubov Rudyka alla CNN. «Ma dopo circa tre settimane, forse un mese, si è iniziato ad assegnare ai bambini dei tutori legali italiani». E qui cominciano a sorgere i primi inghippi. Secondo la legge ucraina Rudyka era la tutrice legale dei minori «ma le autorità italiane non la riconoscevano come tale». Anzi. Queste ultime - secondo le ricerche fatte dall'emittente americana - «hanno trattato i bambini come minori non accompagnati, dando loro lo status di rifugiati e assegnando quindi dei nuovi tutori». Una decisone che affonda le sue radici nel diritto italiano, poiché Roma - già durante le crisi migratoria di dieci anni fa - aveva deciso di rafforzare le proprie tutele legali per i minori rifugiati. Tra queste disposizioni figura appunto «un divieto di rinvio di qualsiasi minore non accompagnato dall'Italia», salvo circostanze eccezionali. Di fatto, dunque, le autorità di Kiev sono escluse dal prendere decisioni sul futuro dei giovani giunti in Italia. Una situazione parecchio complicata, soprattutto se si considera che i bambini e ragazzi in questione hanno tuttora dei legami con i famigliari in patria.

Un'adozione che fa rumore

Di più. In alcuni casi si starebbero consolidando i legami delle famiglie affidatarie italiane che hanno accolto i piccoli: «Queste persone si preoccupano per il destino dei bambini se dovessero fare ritorno in Ucraina, temono che la situazione a cui andrebbero incontro sia terribile poiché la guerra è ancora in corso. E chiedono almeno che i minori possano restare in Italia fino alla fine delle ostilità». In particolare, ad accendere i riflettori sulla vicenda, è stato il caso di un 15.enne ucraino - riportato dalle autorità di Kiev - che è stato legalmente adottato da una famiglia italiana «e questo nonostante abbia una madre in Ucraina che gli scrive lettere e aspetta il suo ritorno a casa». Tuttavia, in aprile le autorità italiane hanno approvato l'adozione del ragazzo da parte della famiglia con cui viveva dal 2022 e «adesso il giovane è al centro di una disputa internazionale a soli 15 anni». La CNN, viene specificato, ha cercato chiarimenti da parte italiana in tal senso, contattando «a più riprese il Governo e l'ombudsman italiano per bambini e adolescenti, la Commissione per l'adozione internazionale e il tribunale che ha deciso sull'adozione» ma nessuno degli interpellati ha rilasciato dichiarazioni, adducendo la protezione della privacy riguardante i minori e ragioni legali. 

I cuori divisi a metà

In merito a questo tipo di vicende l'Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR) ha una linea ufficiale e chiara: «Vista la guerra ancora in corso, i ritorni in Ucraina dovrebbero avvenire solo volontariamente e solo se il Paese ospitante ritiene che siano nel migliore interesse del minore». Ma questo punto fa sorgere un nuovo problema: spesso, come raccontano le voci raccolte dalla CNN, i ragazzi e i bambini non sanno cosa scegliere, se partire per tornare in Ucraina o rimenare in Italia. La situazione diventa particolarmente complicata quando si ha a che fare con dei minori molto piccoli, «che ricordano poco della loro vita in Ucraina». Un cuore a metà tra due nazioni e due vite, è così che viene descritta la loro condizione. Secondo le autorità di Kiev, la situazione attuale si è stabilizzata in alcune aree dell'Ucraina «e ci sono luoghi sicuri dove i bambini possono tornare». Anche perché le autorità ucraine temono che più tempo i minori trascorrono all'estero, minori siano le possibilità che facciano rientro in futuro: «Dopo tanti anni di guerra i più piccoli si stanno dimenticando usanze e lingua ucraine e si sono adeguate a quelle italiane e ora alcuni dicono che vogliono restare lì». 


In questo articolo: