Quei legami tra una società svizzera e gli Stati Uniti che pongono interrogativi

La figura dell'imprenditore Alfred Gantner e la sua società Partners Group non smettono di far discutere. A far storcere il naso sono in particolare i suoi legami con gli Stati Uniti. La società d'investimenti con sede a Zugo ha infatti promesso di farsi carico di un quarto dei 200 miliardi di dollari d'investimenti svizzeri negli Stati Uniti promessi lo scorso novembre durante un incontro a Washington, che non aveva mancato di suscitare critiche, tra Donald Trump e sei capi d'impresa elvetici. In cambio la società spera di ottenere concessioni dal presidente degli Stati Uniti nella disputa sui dazi.
Quelle centrali a gas statunitensi
I legami con gli USA non si fermano però qui. Secondo quanto riporta Watson, infatti, Alfred Gantner e Partners Group sono soggetti all'umore di Donald Trump anche per un'altra ragione: da mesi, la società di Zugo sta riacquistando in modo massiccio delle centrali a gas negli Stati Uniti. Per fare ciò ha però bisogno delle autorizzazioni di Washington.
Da inizio 2025, in effetti, Partners Group ha acquistato più di 20 centrali a gas statunitensi. Il gruppo ha anche acquisito una flotta di installazioni mobili volte ad alimentare data center. Queste centrali sono pensate per compensare le lacune legate alla transizione energetica e contribuire così alla stabilità della rete elettrica. Partners Group intende approfittare di questo mercato e da anni investe nell'infrastruttura del gas statunitense. Per fare ciò si avvale soprattutto della propria filiale messicana: Esentia.
Già solo gli ultimi investimenti superano il miliardo. La società ha in particolare sborsato 2,2 miliardi di dollari per acquisire 11 centrali a gas in California, mentre altri due impianti in Colorado sono costati più di 450 milioni. Non sono invece conosciute le cifre riguardo agli altri investimenti del gruppo.
Ora, visto che queste centrali sono considerate infrastrutture critiche, ogni acquisto deve essere validato dal Committee on Foreign Investment in the United States (CFIUS), l'autorità statunitense incaricata di sorvegliare gli investimenti stranieri. Una parte delle autorizzazioni è già stata accordata, tuttavia diverse acquisizioni attendono ancora il via libera delle autorità statunitensi.
Nonostante Partners Group realizzi investimenti attraverso filiali americane presenti nel suo portafoglio, la casa madre resta in Svizzera: ecco allora che le acquisizioni effettuate quest'anno potrebbero già rientrare nelle promesse d'investimento fatte a Trump.
Un conflitto d'interessi?
In questo contesto, le accuse di conflitto d'interessi nei confronti di Alfred Gantner assumono un'altra dimensione. Il Nordamerica costituisce il mercato principale di Partners Group con circa il 50% degli investimenti della società per un totale di più di 180 miliardi di dollari. Gli USA costituiscono poi uno sbocco essenziale per numerose aziende presenti nel portafoglio della società di Zugo, come Breitling per esempio.
Gantner ha dunque un interesse diretto nella riduzione dei dazi da parte di Trump e nella promozione degli investimenti svizzeri negli Stati Uniti. Ora, i regali fatti a Trump in quel famoso incontro di Washington (un Rolex d'oro e un lingotto personalizzato) fanno sorgere dubbi sull'esistenza di conflitti d'interesse. «Non c'è mai stato il minimo conflitto d'interesse» ha subito tuonato Gantner. Secondo il numero uno di Partners Group, in effetti, i regali fatti a Trump erano «conosciuti dal Consiglio federale» e sono «pratica comune negli USA così come in altre regioni del mondo». Gantner precisa anche che Partners Group investe ormai da anni in infrastrutture critiche statunitensi e beneficia «di un eccellente reputazione».
Permane un alone di mistero
Ma torniamo alla famosa riunione di Washington. Le domande più sensibili restano tutt'ora senza riposta: come si sono svolte le discussioni? Che margine di manovra avevano gli imprenditori? Che cosa sapeva esattamente il Consiglio federale? Che cosa era stato negoziato in precedenza? Gantner ha sempre sostenuto che l'incontro è stato coordinato «in maniera perfettamente allineata» con la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) anche se la conclusione di un accordo doganale è di competenza del governo federale, secondo la Costituzione. Gantner afferma anche che il Consiglio federale gli ha chiesto aiuto «per via delle eccellenti relazioni di Partners Group con gli Stati Uniti».
Da parte loro, però, Consiglio federale e SECO dicono che l'organizzazione concerta dell'incontro è frutto dell'iniziativa delle aziende che vi hanno preso parte. La SECO, poi, si rifiuta di rendere pubblici i documenti dell'incontro nonostante da Watson sia stata fatta una richiesta in questo senso in nome della legge sulla trasparenza e nonostante l'Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza abbia dato parere favorevole.
Parallelamente, la giustizia elvetica sta esaminando se gli imprenditori abbiano commesso un'infrazione penale in occasione della propria visita a Washington. La decisione se aprire o meno un'inchiesta penale sarà presa prossimamente. Tenendo conto dell'importanza del dossier, il Ministero pubblico della Confederazione ha indicato che comunicherà la sua decisione «il più rapidamente possibile».
