Quei missili a grappolo che «bucano» le difese di Israele

Un missile capace di aprirsi in volo e di liberare nell'aria altre submunizioni - fino a 80 per testata - sopra gli obiettivi da colpire, riuscendo così a causare danni ad ampio raggio. Funzionano in questo modo le munizioni a grappolo sulle quali fanno sempre più affidamento le forze militari iraniane negli attacchi contro Israele in queste ultime settimane. E sono proprio i missili di questo tipo, con il loro funzionamento articolato su più momenti, diversi stadi di azione e cambiamenti di ingaggio, ad avere «bucato» le reti della difesa aerea israeliana. Delle reti considerate tra le più sofisticate al mondo - se non le più sofisticate al mondo - e che comprendono anche il rinomato Iron Dome (la cupola di ferro, ndr), un sistema d'arma mobile utilizzato da Israele proprio per la difesa antimissile, capace di intercettare differenti tipi di lanci di artiglieria con traiettoria balistica.
Una versione ridotta
In particolare si parla del Khorramshahr-4, il missile balistico a medio raggio più avanzato attualmente a disposizione delle forze armate iraniane. Battezzato con lo stesso nome di una città in Iran, è lungo 13 metri, ha una gittata compresa tra i mille e i duemila chilometri e può essere dotato di una testata da quasi 2 mila chili. Si tratta di una versione rimaneggiata e ridotta del missile Hwasong-10 in forze all'esercito nordcoreano. La gittata attuale del Khorramshahr, nonostante sia inferiore rispetto al missile originario nordcoreano, è comunque sufficiente per raggiungere gli obiettivi dell'Iran nel Golfo.

Munizioni inesplose
La scorsa domenica uno di questi missili a grappolo è stato lanciato contro il centro di Tel Aviv e ha causato il ferimento di 15 persone, di cui una in modo grave. Un attacco confermato dalle stesse Forze di difesa israeliane, secondo le quali circa la metà dei missili lanciati dall'Iran dall'inizio dell'escalation nel Golfo sarebbero proprio quelli dotati di testate a grappolo. Un tipo di bombe, come detto, studiato per rilasciare in volo altre decine di bombe più piccole, su una vasta area, aumentandone di molto la pericolosità. Ma non solo. Spesso le munizioni più piccole toccano terra restando inesplose: un pericolo in più per i civili, oltre alla necessità dell'intervento tempestivo sul campo degli artificieri.
«Almeno 19 testate»
Un'analisi condotta dal Guardian dal giorno dell'inizio della guerra in Medio Oriente, il 28 febbraio, ha permesso di identificare almeno 19 missili balistici dotati di testate a grappolo che sono riusciti a perforare lo spazio aereo israeliano colpendo anche delle aree urbane. Attacchi che hanno causato almeno nove vittime e decine di ferimenti. Una strategia che «riflette un più ampio cambiamento» nelle tattiche belliche iraniane, «e che mette alla prova le difese missilistiche israeliane, mostrandone una vulnerabilità che il solo sistema di intercettazione fatica ad arginare». Senza contare il dispendio di munizioni e di intercettori a cui viene costretto chi vuole difendersi per cercare di bloccare ogni singolo attacco di questo tipo.
Prima che sia troppo tardi
Il modo più efficace per riuscire a neutralizzare questo tipo di munizioni è giocare sulle tempistiche, ovvero, bloccare gli ordigni prima che questi possano rilasciare «il grappolo». Una volta che le submunizioni vengono liberate, infatti, diventa «praticamente impossibile» riuscire a fermarle tutte, anche potendo disporre dei sistemi antimissilistici più avanzati al mondo. Per questa ragione, come hanno spiegato gli esperti del settore al quotidiano britannico, i missili vanno intercettati e colpiti il più lontano possibile dal bersaglio, prima che inizi la dispersione delle singole bombe. Ma nemmeno questa intercettazione rapida dei missili a grappolo basta a garantire che la testata non disperda tutte le munizioni che contiene.
Violazione del diritto internazionale
L'uso di bombe a grappolo nei conflitti rappresenta una chiara violazione del diritto internazionale umanitario poiché queste munizioni non mirano a un obiettivo ben preciso e definito ma, al contrario, colpiscono in modo indiscriminato anche i civili. Il loro utilizzo nelle aree popolate è quindi stato apertamente vietato dalla Convenzione sulle munizioni a grappolo sottoscritta da diversi Stati nel 2008. Stati firmatari di cui però non fanno parte né Israele, né l'Iran.
