Quel post di Lisa Bosia che ha scatenato l'ira di Massimo Suter

È bastato un post su Facebook per scatenare la polemica. Protagonisti della vicenda sono Lisa Bosia – già granconsigliera per il Partito socialista condannata nel 2017 per ripetuta incitazione all’entrata, alla partenza e al soggiorno illegali per aver permesso a diversi migranti di entrare illegalmente in Svizzera – e Massimo Suter, presidente di GastroTicino. Nelle ultime ore, poi, si è aggiunto un terzo attore: Guido Sassi, storico esercente di piazza della Riforma a Lugano. Ma che cosa è successo? Andiamo con ordine.
«Impossibile trovare lavoro in Ticino»
Tutto ha inizio quando il 2 agosto Bosia pubblica su Facebook un post nel quale annuncia che mancano 59 giorni alla data in cui lascerà il Ticino per tornare a vivere in Italia. Il motivo? L'impossibilità di trovare un'occupazione nel nostro cantone. «Sarà l’età? Saranno i trascorsi politici- giudiziari? Difficile a dirsi. Però è un dato di fatto. Ho scritto a ogni fondazione, associazione, cooperativa, ho fatto ogni concorso pubblico che fosse in linea con le mie competenze, ma niente. Talvolta non mi chiamano neppure al colloquio, sono diventata inutile», spiega la donna. Che poi aggiunge: «Non vorrei andarmene, non adesso, non così ma la realtà dice che a meno di un miracolo non troverò lavoro. Lo cerco da più di un anno ma niet, no way, non si trova».
Insomma, quello di Bosia è un grido disperato, l'ultimo, nella speranza di riuscire a trovare lavoro. Ed è a questo punto che arriva la frase che ha fatto andare su tutte le furie il presidente di GastroTicino. «In questo momento cerco lavoro in ogni settore, anche ristorazione o cose che esulano dalla mia formazione (sono educatrice, assistente sociale e ho un master in comunicazione culturale)», scrive l'ex granconsigliera.
«La ristorazione è un mestiere che va rispettato»
Una frase, questa, che Massimo Suter proprio non ha mandato giù. «Ho letto un appello su Facebook di una persona in difficoltà, disposta a lavorare “in qualsiasi settore, anche la ristorazione”. Anche. Hai letto bene: ANCHE. Anche cosa?? Come se fosse la scelta di riserva. Il paracadute quando tutto il resto è saltato. Il ripiego per chi, magari, di quel lavoro non ha mai voluto saperne davvero, ma ora che le cose vanno male “va bene anche quello”. Non ci siamo, ve lo dico senza girarci intorno», tuona su Facebook a sua volta il presidente di GastroTicino.
Suter precisa poi di capire la situazione difficile nella quale si trova Bosia, della quale non fa mai il nome: «la capisco eccome». Ma puntualizza: «La ristorazione È UN MESTIERE. Punto. Non una scappatoia, non un piano B. Uno di quelli duri, fatti di orari impossibili, sabati sera in piedi mentre gli altri sono a cena con gli amici, pazienza infinita con chi pretende il tavolo a lago con mezz’ora di ritardo. Un mestiere che si impara, si rispetta, e — soprattutto — ci si crede, oppure non funziona. Punto. Non cerchiamo chi si accontenta. Cerchiamo chi ci crede. Chi entra in sala convinto che quello sia il suo posto, non l’ultima casella rimasta libera su un modulo di ricerca lavoro disperata». Suter chiosa dunque: «Il resto, con tutto il rispetto per chi è in difficoltà, non lo vogliamo».
«Serve una leadership capace di valorizzare davvero il settore»
La faccenda, come detto in apertura di articolo, non ha lasciato indifferente Guido Sassi, storico esercente di piazza della Riforma a Lugano, che è entrato nella discussione a gamba tesa chiedendo le dimissioni del presidente di GastroTicino. «Caro Massimo Suter, invece di mettersi continuamente al centro dell’attenzione sui social con foto personali e uscite che trovo fuori luogo, farebbe meglio a lasciare la presidenza e dare spazio a chi possa rappresentare la categoria con più visione e concretezza», il messaggio di Sassi. Che poi aggiunge: «Di risultati mediocri e scelte discutibili, in questi anni, se ne sono viste abbastanza. È tempo di un ricambio: servono aria nuova, più dinamismo, idee innovative e una leadership capace di valorizzare davvero la ristorazione e chi ci lavora ogni giorno».
