Assise criminali

«Quella in piazza Luini non è stata una rapina»

Condannati ed espulsi tre cittadini algerini che hanno prima rubato una borsa a Zurigo, poi due portafogli in via Canonica e infine sottratto un orologio di lusso al polso di un uomo in centro a Lugano – Per la Corte quest'ultimo caso è stato un furto commesso con destrezza – Caduta l'aggravante della banda
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Valentina Coda
24.03.2026 19:20

È quasi l’una di notte del 13 luglio dell’anno scorso. A un valico di Basilea si presentano tre cittadini algerini (due dei quali con vari precedenti per furto) a bordo di una macchina targata Francia. Vogliono entrare in Svizzera, non ci riescono. Nessuno è in possesso di documenti di legittimazione validi e vengono respinti dagli agenti dell’Ufficio federale delle dogane e della sicurezza dei confini. Ma non demordono, e qualche ora più tardi riescono nel loro intento senza troppi intoppi cambiando valico doganale. Alle 11 due di loro rubano da un’automobile parcheggiata lungo una strada di Zurigo una borsa contenente portafogli, denaro contante, tessere bancarie e un orologio. Il valore del bottino denunciato? Oltre 13 mila franchi. Il terzo uomo? Attende in macchina. Riprendono il loro viaggio e arrivano a Lugano. Poco dopo le 20 dello stesso giorno la storia si ripete. Rubano dal sedile anteriore di una macchina situata in via Canonica – dopo aver distratto la vittima – due portafogli dal valore denunciato di 500 franchi. Non si fermano.

Quasi due ore più tardi individuano una coppia di ottant’anni intenta a fare una passeggiata e giunti in piazza Bernardino Luini afferrano l’uomo, gli sfilano dal polso un orologio dal valore denunciato di 36.000 franchi e scappano. Sfilare, non strappare con violenza, come sostenuto dalla procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis. E quest’ultimo episodio non è stata una rapina, bensì un furto commesso con destrezza, come quelli avvenuti poche ore prima a Zurigo e in via Canonica. Ma il terzetto – un 41.enne, un 37.enne e un 47.enne – non ha neppure agito in qualità di membro di una banda criminale. «La Corte ha guardato attentamente i filmati agli atti, soprattutto quello di piazza Luini, e i fatti non corrispondono ai contenuti dell’atto d’accusa: quell’episodio non è andato oltre al furto con destrezza, perché l’orologio è stato sfilato in poco tempo e dal comportamento della vittima si percepisce l’effetto sorpresa. In aggiunta, gli imputati non hanno agito in banda, perché gli indizi non sono sufficienti per stabilire che avessero una struttura particolare», ha detto il giudice Paolo Bordoli ribaltando sostanzialmente quanto sostenuto dalla procuratrice pubblica. Ridimensionata anche la pena: dai 4 anni richiesti per tutti e tre dalla pp a 18 mesi per furto ripetuto commesso in correità comminati dalla Corte. L’espulsione? Non 15 anni, bensì 5.

I filmati che fanno la differenza

L’impianto difensivo sostenuto dai patrocinatori degli imputati, retto principalmente su tre contestazioni, ha quindi fatto breccia nella Corte. Ad esempio, l’avvocato del 41.enne, Simone Beraldi, ha proprio sostenuto che «agli atti vi è un filmato della videosorveglianza dal quale si evince come la specifica della violenza non trovi riscontro. In questo caso stiamo parlando di un furto con destrezza, infrazione che si realizza quando un autore coglie di sorpresa la vittima al solo scopo di sottrargli un oggetto senza utilizzare violenza». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Carolina Lamorgese, patrocinatrice del 37.enne. «Non c’è stata violenza o aggressione da parte degli imputati e non hanno agito come membri di una banda: ognuno si è limitato ad assecondare i propri impulsi del momento senza consultare gli altri». Beraldi e Lamorgese avevano chiesto per i rispettivi assistiti una pena massima di 24 mesi sospesa. Christian Wolff, difensore del 47.enne per il quale aveva chiesto una condanna al massimo a una pena pecuniaria, ha fatto leva sul fatto che «non vi è alcuna prova o indizio per ritenere al di là di ogni ragionevole dubbio che il mio cliente abbia aderito a un piano criminoso comune».