La storia

«Questi tesori del territorio sono la voce del nostro passato»

Alessandro Ratti ha deciso di percorrere una via un po’ insolita per i giovani: quella della guida di montagna, legandola alla sua formazione da storico – Ci ha raccontato la sua esperienza con un giro d'orizzonte tra luoghi vicini e tempi distanti
Ratti nella «sua» Valle di Blenio con, sullo sfondo, il Sosto. © CdT/Chiara Zocchetti
Irene Solari
28.09.2026 06:00

Un cammino che si inerpica in due strade che si sovrappongono: da una parte la passione per le montagne e, dall’altra, la formazione di storico. Alessandro Ratti, 35 anni, ha deciso di percorrere una via un po’ insolita per un giovane: quella della guida di montagna. E l’ha legata ai suoi studi. Un lavoro prezioso, che mira a conservare legami autentici con il territorio e con il passato. Ci ha raccontato la sua storia con un giro d’orizzonte tra luoghi vicini e tempi distanti, alla scoperta dei tesori delle nostre valli.

Il terreno di ricerca

Partiamo dall’inizio di questo percorso, quando la passione si è trasformata (anche) in professione. «La congiunzione tra storia e montagna è arrivata alla fine degli studi, dove mi sono dedicato alla storia alpina svizzera e ticinese. Con il Master su Vincenzo Dalberti ho deciso di combinare gli studi con qualcosa di legato al territorio. Mi ispirava poter avere un legame con il terreno di ricerca, così sono capitato sulla formazione di guida escursionistica di montagna offerta da Ticino sentieri». Formazione grazie alla quale Ratti propone escursioni guidate al patrimonio storico-culturale alpino. Il percorso è poi proseguito su due fronti: gli studi sono continuati con la tesi di dottorato in storia, «sempre sul Ticino, soprattutto sulla Valle di Blenio». E sul fronte delle vette è invece arrivata la formazione da guida di montagna in Vallese. «Così posso integrare alle mie escursioni anche altri elementi, tra cui la geologia, che hanno un forte legame con la storia e il patrimonio culturale».

In queste regioni sopravvivono ancora luoghi di transito antichissimi e molto suggestivi

Radici e curiosità

Per andare lontano servono radici salde. Radici che, in questo caso, attingono da due valli differenti: Valle di Blenio e Verzasca. «Sono cresciuto in Valle di Blenio, dove ho avuto la fortuna di avere un professore di storia, Elio Giamboni, che sapeva trasmettere entusiasmo e passione». Poi la famiglia, dove si coltiva l’interesse per la cultura, «tra musei e libri», come pure per la montagna: «Le camminate, lo stare all’aperto e raccogliere le castagne». Ma, in particolare, è stato un luogo a segnare la svolta: il maggengo Bazzadee, dove lo storico ha trascorso diversi momenti, fatti di racconti sulla vita rurale quotidiana, la transumanza, il carico e lo scarico degli alpi. «Mi hanno fatto germogliare qualcosa: qui si conservano ancora affreschi del Settecento e volevo sapere chi fossero le persone che avevano commissionato queste opere d’arte sacra popolare e chi rappresentassero. Così è nata una curiosità che ho potuto soddisfare nel corso degli anni di studi e ricerche».

Valichi, lingue, dialetto

Ad affascinare lo storico è anche i collegamenti che regalano i passi, come Lucomagno e Greina. «Passi che portano anche verso i Grigioni, quindi verso la lingua e la cultura grigionese che ho studiato». Avendo come base il dialetto ticinese, rileva il nostro interlocutore, non è stato così difficile. «Il dialetto è molto prezioso, innanzitutto perché è la lingua del cuore, dell’espressione orale. A casa parliamo dialetto, è nel DNA del focolare e della mia vita. Ed è anche una porta d’accesso per gli studi, in particolare per il latino e per la letteratura italiana in volgare. La lingua è l’anima del territorio e delle persone ed è un collante che tiene vivo questo territorio. Quando mi capita di parlare dialetto anche Oltralpe, è qualcosa di speciale, sento l’aria di casa».

Testimonianze di vita

Una regione, quella delle Tre Valli, costellata di perle che raccontano la storia del territorio. Come la strada vecchia dell’Orrido del Sosto a Olivone, «luogo molto suggestivo e particolare», spiega Ratti. «È una strada carrozzabile di fine Ottocento, opera dell’ingegnere bleniese Ferdinando Gianella. È geologicamente molto impressionante, direi ancora più del Piottino. Sull’altro versante c'era la mulattiera di origine medievale, quindi si vede l’incontro e la superposizione di strade nuove rispetto a tracciati più antichi. Fenomeno che si riscontra nei passaggi obbligati del nostro territorio, dove si notano progresso tecnico e necessità di spostamento e trasporto in base al tipo di strada». Poi c’è la salita al Pizzo Cassinello, una vetta che supera i tremila metri. «Da qui si gode una vista molto suggestiva sul gruppo dell’Adula e parte anche una via storica dell’Inventario federale». Dalle vie storiche ai nuclei storici ISOS che troviamo in Leventina: «Penso soprattutto a Rossura ma anche Chironico con le case doppie del Gottardo in legno che sono particolarmente pregevoli». Degna di nota anche la Selvasecca, lungo la via del Lucomagno, «l’unica cembreta del Ticino», e il paesaggio suggestivo del lago Retico, «che è un'eccezione nell'eccezione: si trova a una quota molto elevata, immerso in uno scenario completamente roccioso che presenta una ricchezza di forme e colori». Laghetti «uno più bello dell’altro» che si trovano anche in Leventina, nella regione Ritom-Piora.

Alcune piccole chiese custodiscono delle opere straordinarie nel loro genere e uniche in Ticino

Capolavori unici

Non manca nemmeno l’arte, sacra nello specifico. «Come la chiesa di San Carlo a Negrentino, con alcuni degli affreschi medievali più belli, tra cui quello romanico in stile bizantino più antico del Ticino. I colori, soprattutto il blu, sono particolarmente intensi e testimoniano il pregio dell’edificio e la ricchezza del patrimonio locale». Spostandoci in Leventina, sono da menzionare anche le chiese di San Siro a Mairengo e Santa Maria Assunta a Chiggiogna. E non si può non citare Giornico. In particolare San Nicolao e i suoi capolavori architettonici: «È la chiesa romanica più pura e più completa che esiste in Ticino» e San Pellegrino, «lungo la vecchia mulattiera del Gottardo, che contiene il più grande affresco in Svizzera del Giudizio Universale realizzato da Giovanni Battista Tarilli». Artista che ritroviamo anche nella Valle del Sole, nella chiesa di Santa Maria del Castello di Serravalle. Ma anche la Riviera ha le sue bellezze, tanto nel paesaggio, quanto nella cultura: «Ci sono diversi pozzi naturali nascosti tra le rocce molto suggestivi». Poi, spostandosi già verso il Bellinzonese, c’è il Monastero delle monache benedettine di Claro, «dove si trova uno degli organi più antichi del Ticino rurale, un’altra preziosa testimonianza del nostro passato». Da lì si snoda una via storica: «In un attimo si entra in un’atmosfera completamente diversa dal resto, ci si immerge nel silenzio e nella natura».