Record di presenze al WEF 2026 ma Trump domina la scena

1. Che cos’è il World Economic Forum (WEF)?
Il WEF è una fondazione senza fini di lucro con sede a Cologny, vicino Ginevra e una cifra d’affari consolidata di 469 milioni di franchi (dati giugno 2025). È nata per iniziativa dell’economista tedesco Klaus Schwab che l’ha presieduta sino all’anno scorso. La fondazione organizza a gennaio a Davos, un incontro cui sono invitati leader politici e capitani d’industria per discutere le questioni di maggiore attualità. Oltre all’incontro di Davos, il WEF organizza ogni anno un meeting in Cina e negli Emirati Arabi Uniti e altri appuntamenti a livello regionale. La fondazione pubblica anche ricerche relative a svariati settori.
2. Quando è nato l’incontro di Davos?
La prima edizione è stata organizzata nel 1971 ed era strutturata come simposio europeo del management, con l’obiettivo di avvicinare le imprese europee alle pratiche USA di direzione aziendale. Da allora, l’incontro si è trasformato in una conferenza generica su temi molto diversi tra loro: lo sviluppo economico, il cambiamento climatico, la tecnologia, la cooperazione globale, la competizione, gli scenari di conflitto.
3. Come è strutturato il WEF di Davos?
Il WEF è strutturato in sessioni tematiche (quest’anno saranno oltre 200).
4. Chi partecipa quest’anno al WEF?
Presentando l’incontro, gli organizzatori hanno parlato di «cifre record»: quasi 400 leader politici di alto livello, inclusi 60 Capi di Stato e di Governo e quasi 850 presidenti e amministratori delegati di grandi e medie aziende di tutto il mondo.
5. Quali sono i principali leader politici presenti al WEF?
Oltre al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che parlerà domani, sono annunciati nella cittadina grigionese: il presidente francese Emmanuel Macron; la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen; il presidente siriano Ahmad al-Sharaa; il primo ministro canadese Mark Carney; il presidente della Repubblica democratica del Congo Félix Tshilombo Tshisekedi; il vicepremier cinese He Lifeng; il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky; il cancelliere tedesco Friedrich Merz; il presidente dell’Indonesia Prabowo Subianto; la presidente del consiglio italiano Giorgia Meloni; la presidente della Banca Centrale europea Christine Lagarde; il segretario generale della NATO Mark Rutte; la direttrice generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio Ngozi Okonjo-Iweala. Oltre a loro, è prevista la partecipazione di 55 ministri dell’Economia e delle Finanze, 33 ministri degli Affari esteri, 34 ministri del Commercio e dell’Industria, 11 governatori delle Banche centrali. Il Governo danese ha invece comunicato ieri che non prenderà parte ai lavori di Davos.
6. E quali, invece, i principali imprenditori?
A Davos sono presenti i «titani» della tecnologia e dell’intelligenza artificiale (IA), con in prima linea, tra gli altri, i protagonisti della rivoluzione digitale: Satya Nadella, amministratore delegato di Microsoft; Jensen Huang, fondatore e CEO di Nvidia; Demis Hassabis, CEO di Google DeepMind; Sarah Friar, direttrice finanziaria e figura chiave della governance del gruppo OpenAI; Arthur Mensch, CEO e cofondatore di Mistral AI; Alex Karp, CEO di Palantir Technologies; Dario Amodei, CEO di Anthropic; Dina Powell McCormick, da poche settimane presidente di Meta e già prima viceconsigliera per la Sicurezza nazionale di Trump tra marzo 2017 e gennaio 2018; Bret Taylor, già presidente di Twitter (prima dell’acquisizione da parte di Elon Musk), cofondatore della startup di IA Sierra e presidente di OpenAI.
7. Quali sono i temi principali del WEF di quest’anno?
Gli organizzatori della conferenza di Davos lanciano sempre parole chiave per inquadrare l’incontro. Quelle di quest’anno sono: «Uno spirito di dialogo», e ruotano attorno ad almeno cinque questioni: «Cooperazione, crescita, investimento nelle persone, innovazione e costruzione della prosperità».
8. È vero, come sostengono alcuni critici di Davos, che l’incontro di quest’anno è «dominato» dall’agenda politica di Donald Trump?
Borge Brende, già ministro degli Esteri della Norvegia e CEO del WEF, ha sottolineato ancora di recente «l’indipendenza e l’imparzialità del forum», il quale - ha ricordato - ha la sua base nella «Svizzera neutrale». Tuttavia, secondo Peter Thal Larsen, direttore globale di Reuters Breakingviews e tra i più influenti giornalisti economici del mondo, «il presidente degli Stati Uniti ha piegato il WEF alla sua volontà. Il forum ha in gran parte accolto l’agenda del tycoon. Basta guardare al tema del cambiamento climatico. Negli anni scorsi, il WEF aveva compiuto ampi sforzi per riunire Governi, aziende e altre organizzazioni internazionali per affrontare il problema del surriscaldamento del pianeta. Non questa volta. Una ricerca nel programma ufficiale di Davos 2026 rivela solo quattro sessioni che fanno riferimento alle parole “cambiamento climatico”. Nel 2022 erano 16».
9. A quanto ammontano le spese per garantire la sicurezza di Davos nei quattro giorni del Forum?
Il limite di spesa per la sicurezza del WEF è stato fissato a 9 milioni di franchi. Il 50% di questa spesa è a carico dell’organizzazione, il 25% è coperto dalla Confederazione, il 21,67% dal Cantone dei Grigioni e il 3,33% dal Comune di Davos. Il Comune di Klosters partecipa con 100 mila franchi al contributo stanziato da Davos.
10. È vero che l’Esercito può impiegare fino a 5.000 uomini per la sicurezza “esterna” a Davos? E a quanto ammontano i costi per l’impiego delle truppe della Confederazione?
L’impiego dell’Esercito in servizio d’appoggio è finanziato mediante il budget ordinario del DDPS. Nel complesso, si può supporre che il costo totale equivalga alle spese di un ordinario corso di ripetizione delle formazioni coinvolte. Nel triennio 2025-2027 il budget annuale per l’impiego dell’Esercito in occasione degli incontri del WEF è stato fissato a 32 milioni di franchi. Negli ultimi due anni sono stati spesi 26,84 milioni (2024) e 24,64 milioni (2025).
