Relazioni tossiche: «Così si riconoscono i campanelli d'allarme»

«Non siamo il destino che qualcun altro ha scritto per noi». Le parole della scrittrice Lidia Laudani vanno dritte al punto. Il suo obiettivo, che nasce dai due romanzi scritti finora, è quello di accendere i riflettori sulle relazioni tossiche e sul lavoro di prevenzione attraverso l'educazione sentimentale, fatta anche sensibilizzando i giovani al tema. Laudani è infatti impegnata in frequenti incontri culturali e informativi, con l'obiettivo di promuovere i rapporti relazionali sani all'interno di coppie di ogni età. Il prossimo di questi incontri è in programma proprio oggi, venerdì 13 marzo, alle 20 a Pregassona, promosso dall'Associazione Amélie.
Lasciare un segno
«Non si tratta di normali conferenze o presentazioni», chiarisce subito Laudani. «Quello che vogliamo portare sono delle performance-reading, ovvero rappresentazioni immersive dal gusto teatrale, attraverso la lettura di passaggi del libro, in modo da coinvolgere il pubblico e lasciare un segno». Insieme all'autrice ci sarà infatti anche un attore teatrale, con il quale prenderanno forma i racconti. Al centro della scena, il vissuto della protagonista di «Un’altra vita», il primo romanzo scritto da Laudani. «Una storia molto forte, con delle scene che vogliamo 'sbattere in faccia' al pubblico per dare un segnale. Non vogliamo raccontare delle cose che entrano da un orecchio ed escono dall'altro. Durante le nostre rappresentazioni le persone sono attente e ci guardano con gli occhi spalancati. Lanciamo dei messaggi che rimangono impressi». Una storia, quella del romanzo, che racconta il dolore di una relazione tossica, ma non solo. «Descrive anche la rinascita di una persona che riesce a dare una nuova dimensione alla propria vita». E attira l'attenzione sui campanelli d'allarme da non sottovalutare.
Violenza subdola
Anche perché non si tratta soltanto di parlare delle relazioni tossiche già evidenti, sottolinea Laudani, ma di insegnare alle persone come riconoscere i segnali sotto traccia - in apparenza pure innocui - prima che la situazione degeneri e diventi grave. E, soprattutto, farlo nelle scuole parlando ai giovani. «Cerco di spiegare ai ragazzi come riconoscere i campanelli d'allarme, i primissimi segnali di violenza e sopraffazione, che possono essere di diversa natura. Spesso si inizia a livello psicologico. Con il partner che isola dalle altre relazioni sociali o familiari, che esercita un controllo sulle finanze, sugli spostamenti o sul modo di vestire. Che svilisce e sminuisce. Quando si riceve uno schiaffo ci si accorge ed è già tardi. Ma difficilmente ci si accorge di quella violenza iniziale, subdola, quasi impercettibile che si insinua nella vita quotidiana. È un discorso molto ampio, difficilissimo da comprendere. Con il nostro lavoro vogliamo intervenire già a questo livello».
La vita tra le mani
E sono proprio i giovani a dimostrarsi molto reattivi sulla questione. «I feedback che raccolgo durante i momenti di incontro organizzati nelle scuole sono positivissimi», spiega entusiasta Laudani. «È tra i ragazzi che va piantato il germoglio della buona educazione sentimentale». E, per questo, l'autrice cerca di coinvolgere il più possibile gli studenti: «Parlo il loro linguaggio e loro ascoltano. Vedo che sanno riconoscere tutti i primi segnali delle relazioni tossiche». Un fattore particolarmente positivo è che sono anche tanti ragazzi a dimostrarsi attenti e sensibili al tema. «Alcuni di loro hanno conosciuto da vicino degli uomini violenti e mi dicono chiaramente: 'Io non sarò mai così'». Riscontri positivi arrivano pure dalle giovani donne: «C'è chi vuole raccontare la propria testimonianza e il percorso di rinascita e di consapevolezza. E l'importante è proprio questo, capire l'importanza di esistere e di difendere progetti e sogni. Insomma, la propria identità. Quell'identità che, invece, le relazioni tossiche vogliono strappare e annullare».
