Gran Bretagna

Reuters svela l'identità di Banksy: dietro lo pseudonimo si cela Robin Gunningham

In seguito ha però assunto il nome di David Jones. La scoperta è il risultato di un meticoloso lavoro di giornalismo investigativo che ha incrociato testimonianze sul campo, analisi video e un attento esame degli spostamenti dell'elusivo artista di strada inglese
Chiara Zocchetti
Red. Online
13.03.2026 20:58

Il mistero che per decenni ha alimentato il mito dell'arte urbana contemporanea sembra essere giunto a una conclusione definitiva. Un'imponente inchiesta condotta dall'agenzia di stampa britannica Reuters ha scoperto che dietro lo pseudonimo di Banksy si cela Robin Gunningham, un artista di graffiti nato a Bristol (Inghilterra, Gran Bretagna) nel 1973 e che, in seguito, ha assunto il nome di David Jones. La scoperta è il risultato di un meticoloso lavoro di giornalismo investigativo che ha incrociato testimonianze sul campo, analisi video e un attento esame degli spostamenti dell'elusivo artista di strada inglese. Il centro dell'inchiesta si è focalizzato sulle opere apparse in Ucraina alla fine del 2022, la cui paternità era stata confermata dallo stesso Banksy tramite il suo profilo sulla rete sociale Instagram. Sono stati così confermati i sospetti su Gunningham avanzati a suo tempo dal tabloid londinese Daily Mail.

Banksy

Banksy è uno degli artisti di strada più famosi e misteriosi al mondo. Attivo dalla fine degli anni ’90, il writer britannico — la cui identità non è mai stata ufficialmente confermata — ha costruito la propria notorietà con stencil satirici e politicamente impegnati comparsi sui muri di città come Bristol, Londra, New York e Betlemme. La sua arte nasce nel contesto della street art illegale: molte opere sono infatti realizzate senza autorizzazione e possono configurare atti di vandalismo secondo le normative locali. In diversi casi amministrazioni pubbliche e proprietari di edifici hanno rimosso o coperto i murales, mentre altrove sono stati protetti con pannelli o addirittura staccati e venduti all’asta, alimentando il dibattito sul valore artistico e commerciale di interventi nati come azioni clandestine.

Dalla strada ai musei

Nel tempo il fenomeno Banksy si è strutturato anche sul piano istituzionale e di mercato. L’autenticità delle sue opere viene certificata unicamente dalla società Pest Control Office Ltd, riconosciuta da gallerie e case d’asta. Alcuni suoi lavori sono entrati in collezioni museali e città di tutto il mondo hanno scelto di tutelare fisicamente i murales. Nel 2010 l’artista ha inoltre diretto il documentario Exit Through the Gift Shop, candidato agli Oscar. Tra le azioni più celebri figura l’autodistruzione parziale dell’opera Girl with Balloon durante un’asta da Sotheby's nel 2018: subito dopo la vendita, un meccanismo nascosto nella cornice ha iniziato a triturare la tela, trasformando l’evento in una provocazione globale sul mercato dell’arte. Nonostante le polemiche, l’opera è stata successivamente rivenduta a una cifra ancora più elevata.

Politica e questioni umanitarie

Banksy è noto anche per interventi a sfondo politico e umanitario, come i murales sul muro in Cisgiordania o il sostegno a iniziative legate alla crisi migratoria nel Mediterraneo. Parallelamente, il mistero sulla sua identità continua ad alimentare l’interesse mediatico: diversi media hanno ipotizzato che si tratti dell’inglese Robin Gunningham, ma l’artista non ha mai confermato.