Ricchi in fuga dal Medio Oriente, «Il Ticino vuole lasciarsi sfuggire l’opportunità?»

Un’opportunità da sfruttare. Potremmo riassumere così l’interpellanza presentata da Tiziano Galeazzi (Udc), che chiede al Consiglio di Stato come intende porsi di fronte ai «contribuenti facoltosi in fuga dal Medio Oriente: vuole promuovere attivamente il Cantone o lasciarsi sfuggire l’opportunità?». Nel testo, sottoscritto da Sergio Morisoli, Roberta Soldati, Alain Buehler, Lara Filippini, Aline Prada e Tuto Rossi, viene spiegato come «il contesto di instabilità in Medio Oriente starebbe spingendo persone molto facoltose, grandi patrimoni e operatori del settore finanziario, a rivalutare il trasferimento dei propri interessi e della propria residenza verso la Svizzera, in particolare verso piazze finanziarie come Zurigo e Ginevra. Si tratta di un fenomeno che, se confermato, meriterebbe di essere trattato con grande attenzione anche da parte del Canton Ticino».
I punti di forza del Ticino
«In un momento in cui le finanze pubbliche sono sottoposte a forte pressione e in cui si discute ripetutamente di nuove entrate monetarie», viene ancora spiegato, «appare infatti del tutto legittimo chiedersi se il Cantone stia facendo tutto il necessario per attrarre nuova sostanza fiscale, nuovi redditi elevati, nuovi investitori, imprenditori e nuovi contribuenti ad alto valore aggiunto». Il Ticino «dispone di indubbi punti di forza: una posizione geografica privilegiata, situato sull’asse Nord-Sud europeo, una buona qualità di vita e di istruzione, un contesto territoriale attrattivo, una prossimità culturale e linguistica con l’Italia, competenze nel settore finanziario e un quadro generale svizzero fatto di stabilità, certezza del diritto e sicurezza. Sarebbe quindi naturale attendersi dal Governo, per il tramite del DFE, una strategia chiara, proattiva e ambiziosa volta a intercettare almeno una parte di questi potenziali nuovi contribuenti».
Quello che manca
Se «in altri Cantoni sembrerebbe che si stiano già muovendo tramite i loro canali prestabiliti» per attrarre queste persone», in Ticino la sensazione è diversa, «come mostra anche il dossier Non-domiciled residents britannici (Res Non-Dom), dove il Ticino ha mancato un’opportunità evidente, mostrando limiti di visione, tempestività e determinazione politica. A fronte di un contesto favorevole e di margini reali di attrattività, il Cantone – diversamente dalla Città di Lugano - non ha saputo posizionarsi con la necessaria incisività, lasciando che altre realtà più reattive raccogliessero i potenziali benefici. Non si è trattato di una semplice occasione non colta, ma del sintomo di una persistente mancanza di anticipare i cambiamenti e di tradurli in vantaggi concreti per il nostro territorio. Eppure, se il Ticino intende davvero consolidare le proprie finanze, la via maestra non dovrebbe essere quella di aumentare la pressione fiscale su cittadini, famiglie e imprese già presenti sul territorio, bensì quella di ampliare la base contributiva attraverso l’insediamento di nuovi contribuenti facoltosi, nuovi imprenditori e nuovi capitali».
