Medicina

Ricerca biomedica in Ticino, completata la nuova organizzazione dell'IRT

L’Istituto di ricerca traslazionale, nato da EOC e USI, consolida la sua struttura e rafforza il polo di Bellinzona insieme a IRB e IOR
Ats
18.06.2026 10:41

A meno di un anno dalla sua fondazione (1° luglio 2025), l’Istituto di ricerca traslazionale (IRT), promosso dall’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) e dall’Università della Svizzera italiana (USI), ha completato la propria organizzazione interna. La struttura si articola ora in quattro divisioni: cardiologia, neurologia, medicina rigenerativa e studi sulle risposte infiammatorie gastrointestinali e sul microbiota.

Diversi gruppi di ricerca

Ogni divisione riunisce diversi gruppi di ricerca attivi su ambiti specifici, che spaziano dalla teranostica cardiovascolare alla ricerca cardio-renale, dallo studio del microbiota all’epatologia, fino alle malattie neurodegenerative, all’invecchiamento vascolare, alle tecnologie per la rigenerazione dei tessuti e al microambiente tumorale. L’IRT, che ha ereditato i Laboratori di Ricerca Traslazionale dell’EOC, si inserisce così nel polo biomedico di Bellinzona insieme all’Istituto di ricerca in biomedicina (IRB) e all’Istituto oncologico di ricerca (IOR), entrambi affiliati all’USI. Le tre strutture condividono sede e infrastrutture nel complesso di Bios+, e hanno avviato una crescente collaborazione scientifica e strategica.

Gli obiettivi

L’obiettivo è rafforzare la ricerca traslazionale, cioè il trasferimento rapido delle scoperte scientifiche dalla fase di laboratorio alla pratica clinica. In alcuni casi questo processo è già realtà, come nelle attività della Divisione di Neuroscienze o nei progetti in gastroenterologia ed epatologia dell’EOC.

«La creazione dell’IRT è l’inizio di un viaggio. Vogliamo essere complementari agli altri istituti ticinesi, non concorrenti», ha spiegato Alain Kaelin, responsabile dell’IRT, nonché direttore dell’Istituto di Neuroscienze cliniche (EOC) e professore ordinario all’USI. Sulla stessa linea il decano della Facoltà di scienze biomediche dell’USI, Giovanni Pedrazzini, che sottolinea la necessità di una «visione strategica comune» tra IRT, IRB e IOR.

Coinvolgere altri istituti

Il processo di convergenza coinvolge anche EOC, SUPSI e altri attori della ricerca biomedica in Svizzera italiana, con l’obiettivo di rafforzare il sistema e facilitare l’accesso a finanziamenti sempre più competitivi. Il modello da seguire – sottolinea Alessandro Ceschi, capo dell’Area Formazione medica e Ricerca della Direzione generale EOC – potrà essere quello che ha portato alla creazione, nei mesi scorsi, di un consorzio per partecipare al bando del Fondo Nazionale Svizzero dedicato ai nuovi poli nazionali di ricerca (NCCR, National Centres of Competence in Research).

Sulla stessa linea Giovanni Pedrazzini, che invita a valorizzare il lavoro svolto: «Sarebbe un grave errore buttare via tutto ciò che è stato fatto per il bando NCCR, anche se il progetto ticinese non è stato selezionato per ragioni che vanno analizzate senza mettere in discussione il valore scientifico della proposta. In fondo si è trattato di una sorta di prova d’orchestra, la premessa di un nuovo progetto e di una nuova riflessione».

Focus sull’«aging»

Tra i possibili filoni unificanti tra i diversi istituti emerge quello dell’«aging», ovvero lo studio dell’invecchiamento, tema particolarmente rilevante in Ticino, una delle regioni con la più alta aspettativa di vita in Europa.

Attrazione di risorse e sostenibilità

La convergenza dei vari istituti biomedici ticinesi verso un possibile “polo unico” viene considerata sempre più opportuna anche sul piano della sostenibilità finanziaria. In un contesto caratterizzato da incertezze internazionali e da una crescente pressione sui bilanci pubblici, con tagli a livello federale e cantonale, la capacità di attrarre e coordinare risorse diventa infatti un fattore decisivo. Il modello previsto per l’IRT, ma anche per gli altri enti, combina fondi pubblici (in particolare Università e Cantone) e finanziamenti competitivi, come quelli del Fondo Nazionale Svizzero, che tuttavia non prevedono aumenti nel prossimo futuro. In questo scenario, assumono un ruolo sempre più centrale le fondazioni private e le organizzazioni filantropiche, che negli ultimi vent’anni hanno contribuito in modo determinante alla crescita della ricerca biomedica a Bellinzona. «Non dobbiamo “rubarci” le risorse a vicenda – ha sottolineato Alessandro Ceschi – ma lavorare per attrarne di nuove, a sostegno del nuovo IRT, senza penalizzare IRB e IOR. È una geometria complessa, su cui stiamo lavorando con grande intensità».

Il comitato scientifico internazionale

A garantire la qualità scientifica dell’IRT sarà infine un comitato internazionale composto da Alexandra Calmy (Università di Ginevra), Giovanni G. Camici (Università di Zurigo), Laurence Zitvogel (Université Paris-Saclay), Ivan Martin (Università di Basilea) e Ahmet Hoke (Johns Hopkins University). Il loro ruolo sarà consultivo ma centrale nel valutare la qualità e l’orientamento dei progetti di ricerca.