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«Ricorsi, metterci la faccia può facilitare le soluzioni»

Per evitare l’esplosione di contenziosi in ambito edilizio Simone Gianini chiede di introdurre l’obbligo di partecipare a un tentativo di conciliazione – Da rafforzare la procedura di mediazione creando una figura apposita
© CdT/Gabriele Putzu
Giovanni Galli
26.01.2026 06:00

Il signor B. presenta un’opposizione contro una domanda di costruzione del vicino. Oggi non è obbligato a presentarsi davanti all’autorità competente per motivarla, né il vicino è tenuto a comparire per capire le ragioni dell’opponente. Nella stragrande maggioranza dei casi si assiste quindi all’esplosione di contenziosi che sfociano in lunghe procedure giudiziarie. Col risultato di gravare sui tribunali già oberati e di allungare i tempi della giustizia, a scapito di altre persone che a loro volta sono in attesa di un verdetto. Che fare per sgravare i tribunali, snellire le procedure e giungere a sentenze in tempi ragionevoli? Secondo il consigliere nazionale Simone Gianini, esiste una via semplice, specie per ridurre i contenziosi pretestuosi: introdurre l’obbligo per le parti di partecipare almeno a un tentativo di conciliazione. Le parti devono parteciparvi di persona, pena la decadenza della domanda di costruzione se non si presenta l’istante, o del gravame se non si presenta l’opponente. La proposta è contenuta in una mozione depositata in dicembre a Berna, con la quale il deputato del PLR chiede di introdurre quell’obbligo, oggi previsto solo nella procedura civile, anche in quella amministrativo-edilizia, a livello federale nella Legge federale sulla pianificazione del territorio. «Abbiamo visto che con l’introduzione qualche anno fa del tentativo obbligatorio di conciliazione nel Codice di procedura civile, si è riusciti a contenere i contenziosi. Sono convinto che l’obbligo di doversi mostrare personalmente di fronte all’istante e all’autorità che dovrebbero svolgere un ruolo di mediazione permetterebbe di ridurre un gran numero – penso in particolare al Ticino – di ricorsi al Consiglio di Stato, al Tribunale amministrativo e poi ancora al Tribunale federale». Fuor di metafora: l’obbligo di metterci la faccia impone un confronto e può facilitare la ricerca di un punto d’incontro, rispettivamente smascherare chi di motivazioni valide proprio non ne ha. Si potrebbe così dirimere la vertenza più facilmente o anche rinunciarvi. Con un triplice vantaggio, secondo Gianini: sgravare le autorità giudicanti, ridurre gli ostacoli pretestuosi a edificazioni conformi al diritto, rispettivamente evitare lunghe procedure per domande invece manifestamente contrarie al diritto.

Sulla falsariga, con l’obiettivo di favorire la risoluzione bonale dei litigi e sgravare così il carico della giustizia propone anche di rafforzare la funzione della mediazione, che avviene al di fuori della procedura ordinaria, con canoni e tempi molto più liberi. Oggi il giudice ha potere e tempo limitati in un’udienza di conciliazione. Solitamente si limita a spiegare il caso e a verificare se le parti hanno la volontà di raggiungere un accordo. Se non si conciliano, procedono poi in lunghissime cause giudiziarie. La possibilità di rivolgersi a un mediatore, che potrebbe in tal senso essere maggiormente d’aiuto, è invece ancora poco conosciuta. Il Codice di procedura civile la prevede, ma non è praticamente regolata. Il mediatore non ha oggi una certificazione nazionale e (se non è avvocato) non è sottoposto all’obbligo del segreto professionale. Anche per questo è una possibilità che non gode ancora della necessaria considerazione. «Ma l’esperienza estera e quella del Canton Ginevra», osserva ancora Gianini, «dimostrano che con la mediazione, uscendo dal solco della procedura ordinaria e accordando più tempo a chi aiuta a trovare una soluzione, vengono risolte diverse vertenze, sgravando così i giudici ordinari». Tramite un’iniziativa parlamentare, il deputato ticinese chiede di inserire la funzione del mediatore (anche non avvocato, a margine di un contenzioso civile) tra quelle astrette al segreto professionale e quindi soggette a condanna penale in caso di sua violazione. Questo andrebbe fatto attraverso una modifica del Codice penale, che prevede la punibilità, a querela di parte, di coloro che rivelano segreti a loro confidati in funzioni delicate: ecclesiastici, medici, farmacisti, avvocati, revisori, ecc. Nella medesima ottica, Gianini ha proposto, tramite un postulato, di studiare l’istituzione di un titolo di mediatore riconosciuto a livello federale. Il Governo dovrebbe indicare opportunità, condizioni e possibili modalità di attuazione di questo titolo, che rafforzerebbe la figura del mediatore e sarebbe pertanto anch’essa una premessa per la promozione della risoluzione non conflittuale delle vertenze.