Energia

Riserve di gas ai minimi, scatta il «panico da inverno»

La stagione fredda potrebbe rivelarsi molto problematica per l’Europa: il nodo sta nello stoccaggio di gas « ridotti ai minimi storici rispetto agli ultimi 13 anni»
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Red. Online
31.08.2026 09:00

«Winter panic», il panico da inverno. Sembra strano parlare della stagione fredda mentre buona parte del nostro Paese (e del continente europeo) si trova ancora a dover fare i conti con un caldo opprimente. Eppure, anche se l’estate non è ancora finita, c’è già chi guarda all’inverno e non senza preoccupazione. La stagione fredda potrebbe infatti rivelarsi molto problematica per l’Europa. Il nodo sta nelle riserve di gas attuali che, secondo un’analisi del Guardian, sono «ai minimi storici rispetto agli ultimi 13 anni». Una situazione particolare e insolita che, stando agli esperti del settore, ha scatenato il cosiddetto «winter panic» tra gli operatori del ramo energetico.

Volatilità nei mercati

Nello specifico, durante l’ultima settimana di agosto, i dati raccolti dal quotidiano britannico parlano di scorte di gas europeo piene soltanto al 63%, «ben al di sotto della media dell'80% registrata negli ultimi anni per la fine di agosto e tra i livelli più bassi mai segnati in questo periodo dell'anno». Ma quali sarebbero le conseguenze concrete? La preoccupazione maggiore per gli esperti è il rischio di volatilità dei prezzi del mercato durante l’inverno, alimentata dai «bassi livelli di stoccaggio» del gas. Ma a pesare è anche la possibilità di dover far fronte a lunghi periodi di freddo, «che aumenterebbero il consumo del combustibile».

Lo Stretto bloccato

Le cause di questa penuria sono naturalmente da ricercare nella guerra tra Stati Uniti e Iran, che ha bloccato il transito di petrolio e GNL attraverso lo Stretto di Hormuz. Gli stessi Stati Uniti, prima della guerra, potevano esportare grandi quantità di carburante da destinare anche all’Europa. In sostanza, finché lo Stretto di Hormuz non riaprirà non ci sarà la possibilità di ricostituire le scorte europee di gas. A pagare il prezzo più salato di questa «crisi del gas» sarebbe il Regno Unito, «che si affida alle importazioni di carburante tramite gasdotto dall'Europa o tramite navi cisterna dagli Stati Uniti e dal Medio Oriente e che, attualmente, ha dichiarato di avere "praticamente zero riserve di gas" per il prossimo inverno».

Freddo, caldo, freddo

A far arrancare le riserve europee in vista stagione fredda, però sono anche i fattori ambientali estremi che hanno caratterizzato lo scorso inverno e l’attuale estate. Una coda dell’inverno particolarmente rigida, combinata poi alle ondate di calore estremo di questi mesi, con una conseguente impennata della produzione di energia elettrica a gas, «ben al di sopra della norma», hanno dato il colpo di grazia all’esaurimento delle scorte di gas.

I costi si impennano

Anche sul fronte dei prezzi dell’energia non si prospetta un orizzonte roseo. Secondo gli analisti di Goldman Sachs, «senza una ripresa delle esportazioni di gas dal Medio Oriente, il prezzo di riferimento europeo dovrebbe probabilmente superare i 100 euro/MWh per attrarre forniture di gas sufficienti a soddisfare la domanda invernale». Già nelle scorse settimane, puntualizza il Guardian, il costo del gas ha toccato «i picchi massimi» rispetto agli ultimi tre anni. Un'impennata dei prezzi dovuta «alla crescente aspettativa che gli operatori del mercato nell'UE dovranno competere con gli acquirenti asiatici per assicurarsi i carichi di gas naturale liquefatto con l'abbassarsi delle temperature».