Rispunta il documentario filo-russo, scatta la protesta al liceo di Bellinzona

Doveva essere una delle tante attività delle giornate autogestite. Invece la proiezione del documentario “Maidan, strada verso la guerra” sta provocando una nuova ondata di polemiche al liceo di Bellinzona, tra petizioni, pressioni politiche e richieste di annullamento.
Una pellicola controversa
Il documentario, prodotto da Russia Today, interpreta la rivoluzione di Maidan del 2014 da una prospettiva russa. La pellicola, ricordiamo, era già stata proposta lo scorso 29 gennaio nell’ambito di una serata organizzata da Amici della Costituzione ed HelvEthica alla sala conferenze di Muralto. In quell’occasione, a seguito delle polemiche scoppiate nei giorni precedenti, il Municipio aveva revocato la concessione degli spazi per motivi legati all’ordine pubblico. Ora la visione del film viene riproposta nell’ambito delle giornate autogestite al liceo di Bellinzona, in corso proprio in questi giorni. Anche in questo caso l’evento — programmato per domani mattina alle 10.30 — sta sollevando critiche.
«Un chiaro carattere propagandistico»
Nei giorni scorsi diverse persone hanno scritto alla direzione dell’istituto chiedendo di annullare la proiezione oppure, in alternativa, di prevedere la presenza di un relatore in grado di offrire una lettura critica del documentario e garantire un contraddittorio. Secondo il programma ufficiale, la visione sarà accompagnata dallo storico Davide Rossi.
È stata inoltre lanciata una petizione — finora con circa un centinaio di firme — con cui si chiede al Municipio di Bellinzona e al Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) di intervenire con urgenza. «Riteniamo che questo film abbia un chiaro carattere propagandistico e politico e non sia adatto al contesto educativo di una scuola pubblica. L’uso di materiale propagandistico rischia di influenzare gli studenti e non rispetta il principio di imparzialità educativa sancito dalla normativa cantonale e federale», si legge nel testo.
Sulla vicenda si sono mossi anche gli avvocati di LingvaLexa, un’organizzazione non governativa attiva nella lotta ai reati legati alla propaganda, che questa mattina hanno inviato una lettera alla direzione del liceo chiedendo chiarimenti sulle modalità e sul contesto della proiezione.
Anche la politica si muove
Nel frattempo, sono arrivate anche prese di posizione politiche. In una lettera inviata oggi al Governo, il Movimento per il socialismo (MPS) chiede di intervenire affinché la proiezione non abbia luogo nelle modalità previste. Il movimento ricorda che Russia Today è «un organo mediatico strettamente legato al governo della Federazione russa», più volte oggetto di critiche e restrizioni in diversi Paesi europei per il suo ruolo nella diffusione di contenuti propagandistici. Qualora il liceo decidesse di procedere, l’MPS chiede che la visione sia accompagnata dalla presenza di esperti qualificati e portatori di prospettive diverse, così da garantire un dibattito «realmente pluralistico e coerente con la funzione educativa della scuola pubblica». Secondo l’MPS il relatore Davide Rossi «è una figura che non risulta possedere particolari competenze accademiche o scientifiche nella storia dell’Europa orientale, nei rapporti tra Russia e Ucraina o nell’analisi geopolitica del conflitto. Al contrario, le posizioni pubblicamente espresse dal relatore e dalle organizzazioni a lui collegate sembrano collocarsi all’interno di un orientamento politico e culturale chiaramente favorevole alla narrazione dei governi russo e cinese«. In queste condizioni per l'MPS è quindi difficile immaginare che la discussione successiva alla proiezione «possa svilupparsi secondo criteri di reale confronto critico».
C’è chi condanna il tentativo di censura
Di tutt’altro avviso il Partito comunista (PC), che parla di interferenze dell’ambasciata ucraina. Il partito difende la scelta di proporre la pellicola, ritenendola «utile per comprendere il contesto storico, a partire dal golpe del 2014, dal quale è poi purtroppo scaturita la guerra». Secondo il PC quello che sta succedendo è un grave affronto alla libertà di insegnamento e di apprendimento. «Che un governo straniero e una comunità immigrata interferiscano apertamente nello stabilire cosa sia lecito o meno discutere nella scuola pubblica ticinese è semplicemente inaccettabile», si legge. Il partito esprime inoltre solidarietà agli studenti coinvolti e apprezza la scelta della direzione di non censurare l’attività.
Anche il Sindacato Indipendenti degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha deplorato il tentativo di far censurare il documentario. «Mostrare un documentario, discuterlo con uno storico e altri professori della sede, fa parte del confronto dialettico e plurale che rappresentano i compiti della scuola pubblica», sottolinea il sindacato, ribadendo che l’attività proposta è stata approvata dal comitato studentesco.
Il liceo non commenta
Contattata dalla redazione, la direzione del liceo non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali. Dalle risposte inviate nei giorni scorsi ad alcune persone che hanno protestato — e che abbiamo potuto visionare — emerge tuttavia come l’istituto rivendichi l’importanza della pluralità dei punti di vista anche su temi controversi. La necessaria oggettività sarebbe garantita dalla presenza di docenti e di persone informate ed esperte. Nel caso specifico, viene indicato che il relatore offrirà «un’analisi critica, oggettiva e deontologicamente corretta», e che la proiezione avverrà alla presenza di un docente attivo nell’istituto. Al momento, dunque, non sembrano esserci segnali di una modifica del programma e l’evento dovrebbe svolgersi come previsto.
