Il caso

Ristorni, è muro contro muro

Al centro dell’incontro della Regio Insubrica con i rappresentanti di Lombardia e Piemonte, la cosiddetta «tassa sulla salute» – L’assessore Massimo Sertori: «Abbiamo opinioni diverse: per noi non è un’imposta» – Norman Gobbi: «Chiederemo una perizia giuridica»
©Francesca Agosta
Francesco Pellegrinelli
28.05.2026 22:00

«Sulla tassa della salute abbiamo opinioni diverse». Punto a capo. Massimo Sertori, assessore della Regione Lombardia e presidente della Regio Insubrica, non fa sconti, e senza troppi giri di parole, al termine dei lavori del Comitato direttivo della Regio Insubrica, ribadisce la propria posizione: «Roma ha votato una legge e noi siamo tenuti ad applicarla».

Dopo mesi di dichiarazioni piuttosto secche da ambo le parti, il tema è stato affrontato ieri di persona anche all’interno della comunità di lavoro transfrontaliera con esiti, però, non molto dissimili, se non il fatto che Ticino e Regioni hanno potuto spiegare le proprie ragioni.

«Se è vero che Ticino e Lombardia hanno contribuito alla creazione del nuovo accordo fiscale sui frontalieri, ora alcune misure di carattere nazionale, inserite nella legge di bilancio da parte della Repubblica italiana, a nostro modo di vedere ledono questi principi, essendo per noi un’imposta e non una tassa», ha commentato il Consigliere di Stato Norman Gobbi in rappresentanza del Ticino. E questo perché l’accordo stabilisce che i vecchi frontalieri siano imponibili soltanto in Svizzera, escludendo quindi (nell’interpretazione ticinese) qualsiasi imposizione italiana ulteriore. Per la Lombardia, invece, la tassa sui frontalieri non sarebbe affatto in contrapposizione con l’intesa fiscale. «Sono interpretazioni giuridiche evidentemente diverse», controbatte Sertori. «Questo contributo sanitario non ha nulla a che fare con la fiscalità. Del resto, devo capire una cosa: se un frontaliere opta per il servizio sanitario svizzero e quindi paga l’assicurazione, va bene; se invece opta per quello italiano e quindi versa un contributo all’Italia, non va bene? Faccio un po’ fatica a capire».

Ferma sull’altro fronte la posizione di Gobbi, il quale riconosce che «si tratta essenzialmente di una questione di carattere giuridico». Detto questo, però, di fronte a una Regione Lombardia che vuole tirare dritto, replica: «La Regione Lombardia deve attenersi alle leggi nazionali, quindi attuare quello che è stato deciso dal Parlamento italiano. Dall’altra parte, però, a noi come Cantone Ticino preme verificare che questo non sia in contrasto con l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri». Per questo motivo – conferma Gobbi al Corriere del Ticino – «è intenzione del Consiglio di Stato chiedere una perizia giuridica, poi confrontarsi con l’autorità federale, in modo da cercare un allineamento che in questo momento non c’è tra Bellinzona e Berna».

Sì, perché in questa vertenza con Roma, il Ticino ha dovuto incassare anche l’altolà del Consiglio federale, che dapprima ha chiarito come il contributo sanitario non violi l’accordo sui frontalieri e poi ha frenato le velleità ticinesi di fronte a un possibile blocco dei ristorni, inteso come misura di pressione politica, spiegando che questo costituirebbe invece una chiara violazione.

Il decreto a settembre

La Lombardia, in tutti i casi, sta ancora ragionando su come applicare il provvedimento che secondo alcune stime potrebbe fruttare centinaia di milioni di euro. «L’applicativo arriverà a settembre», anticipa al CdT Sertori, il quale conferma la quota di prelievo del 3%. Eppure – facciamo notare – la misura non fa l’unanimità neppure in Lombardia: i sindacati hanno annunciato il ricorso, mentre PD e Fratelli d’Italia frenano: «Come ho avuto modo di dire anche recentemente in Consiglio regionale, questa è la prima norma in cui, a fronte di un contributo, le risorse non vanno a Roma per poi essere restituite chissà quando e chissà dove, ma rimangono sul territorio, in particolare per aumentare gli stipendi di medici e infermieri che lavorano nei presìdi ospedalieri a ridosso del confine, nella parte italiana». Ad ogni modo, conclude Sertori, «non essendoci ancora il decreto attuativo non capisco come il Ticino possa bloccare i ristorni. Li bloccherebbe ancora prima che il provvedimento attuativo veda la luce?». Secondo Sartori, mancherebbe insomma il presupposto per procedere da parte ticinese. In ogni caso, considerati i tempi con cui la Lombardia firmerà il decreto attuativo, sarà il Consiglio di Stato ticinese a dover fare la prima mossa, dal momento che la decisione sui ristorni dovrà essere presa entro il 30 giugno. «Attenderemo la perizia, poi decideremo, anche tenendo conto del fatto che Berna appare poco interessata a risolvere o affrontare questi temi, essendo piuttosto concentrata a mantenere buoni rapporti con la vicina Repubblica», conclude Gobbi.

Il Piemonte dice no

Ancora da chiarire invece come si comporteranno le altre Regioni. Intanto, il Piemonte ieri ha ribadito la propria decisione di non voler prelevare la tassa: «I frontalieri interessati sul nostro territorio sono molti meno che in Lombardia, il quadro giuridico resta ancora incerto e, finché non ci sarà un obbligo chiaro da parte dello Stato italiano, non riteniamo opportuno muoverci in questa direzione», ha spiegato il sottosegretario alla presidenza di Regione Piemonte, Alberto Preioni.

Pressing sulla mobilità

Se il tema dei ristorni divide, quello della mobilità transfrontaliera, invece, unisce. La comunità di lavoro ha infatti ribadito l’importanza del potenziamento della rete ferroviaria secondo quanto previsto anche dal Memorandum di intesa firmato tra Roma e Berna nel 2023. In questo senso, è stata ribadito il disappunto di fronte alle proposte contenute nella perizia «Trasporti 45». «Molte delle opere ferroviarie che il Ticino considera strategiche, in particolare a sud di Lugano, non sono state riconosciute come prioritarie, e questo rischia di penalizzare pesantemente un territorio già confrontato con un forte traffico di transito e transfrontaliero», ha dichiarato Gobbi, in vista della risposta dalla consultazione che a Berna aprirà a breve.