Il caso

Rive privatizzate, il lago di Lugano è tra i peggiori in Svizzera

Secondo alcuni dati raccolti dal Blick, solo il 31,9% delle sponde di questo specchio d'acqua è accessibile liberamente – Al primo posto, in senso inverso, si posiziona invece il lago di Hallwil
©Chiara Zocchetti
Red. Online
16.07.2026 09:00

Con il forte caldo che, da settimane, ha colpito la Svizzera, molti cercano sollievo tra piscine e laghi. Ma le rive di quest'ultimi, in alcuni casi, non sono raggiungibili. Come sottolinea un articolo del Blick, molte zone lacustri, in Svizzera, sono infatti anche le aree in cui vengono costruite molte case di privati. Per questo motivo, nonostante il nostro Paese goda di un buon numero di laghi, le zone accessibili alla popolazione spesso sono piccole o ridotte. E con il passare del tempo, le rive e gli spazi aperti adiacenti a questi bacini stanno diventando «una risorsa sempre più rara». 

A confermare questa tendenza sono le analisi condotte dal Blick tra il 2018 e gli ultimi anni, insieme ai dati raccolti dalla rivisita Hochparterre. Dai risultati basati su 14 specchi d'acqua, emerge infatti che le rive di alcuni laghi elvetici sono estremamente privatizzate. Il caso più eclatante riguarda proprio il lago di Lugano: secondo i dati, il 48,5% delle sue rive è privatizzato o non accessibile alla popolazione. L'accesso libero è pari al 31,9%, mentre il 10,4% è occupato da strade o reti ferroviarie. Il 6,5% delle rive è lasciato in stato naturale o non urbanizzato, mentre il 2,8% è accessibile a pagamento. 

Simile a Lugano è anche la situazione del lago di Zurigo, le cui rive sono privatizzate del 46%. Più alta, rispetto al lago di Lugano, la percentuale di rive libere è del 38,8%. Sul podio dei laghi «meno accessibili» trova posto anche il Lemano, con il 43% delle rive privatizzate. Sebbene sia un dato alto, è ancor più elevata la percentuale delle rive con accesso libero, che risulta essere del 49,1%. 

Al contrario, alcuni laghi svizzeri si distinguono per essere particolarmente accessibili. Al primo posto, in tal senso, si posiziona il lago di Baldegg, nel canton Lucerna, che vanta un 37,9% di rive con accesso libero e un 54,3% di rive non urbanizzate, contro una percentuale del 5,4% di accessi al lago privatizzati. Il secondo posto lo conquista il lago di Neuchatel, con una cifra ancor più alta di rive accessibili (45,4%) e una buona percentuale (38,1%) di zone lacustri naturali o non urbanizzate. In questo caso, la percentuale di accessi al lago privatizzati è del 16,1%. La percentuale più alta di accesso libero al lago, che raggiunge quota 63,9%, è però quella del lago di Hallwil. Questo specchio d'acqua, che si estende tra il Canton Argovia e il Canton Lucerna, ha solo il 16,4% delle rive privatizzate. 

Come sottolinea il Blick, in linea generale, i laghi più piccoli resistono meglio all'espansione edilizia, sebbene il lago di Costanza sia un po' l'eccezione. Il 55% delle sponde di questo bacino è infatti di proprietà pubblica. Un dato che gli permette di posizionarsi immediatamente dietro al lago di Halwill, che è 50 volte più piccolo a livello di dimensioni. Tuttavia, è bene ricordare che meno cemento e costruzioni non significa automaticamente più spazio per passeggiare o nuotare. Basti pensare che sul lago di Sempach, nel canton Lucerna, solo un quarto della riva è liberamente accessibile. Oltre il 40% delle rive di questo specchio d'acqua è infatti di proprietà privata, mentre un terzo delle sponde è composto da campi coltivali o risorse naturali. 

Come ricorda, ancora, il Blick, la legge svizzera sulla pianificazione del territorio stabilisce certamente che «le rive dei laghi e dei corsi d’acqua devono essere mantenute libere e che l’accesso e la circolazione del pubblico devono essere agevolati». Ciononostante, l’attuazione concreta rientra nella competenza dei cantoni.