Roma dichiara «guerra» diplomatica: «L’ambasciatore rimane in Italia»

È guerra diplomatica tra Italia e Svizzera. Le tensioni degli ultimi giorni, dopo la scarcerazione del proprietario del Constellation Jacques Moretti, è culminata questa sera nella decisione di far rimanere a Roma l’ambasciatore italiano in Svizzera. Gian Lorenzo Cornado – ha chiarito una stringata quanto eloquente nota stampa di Palazzo Chigi – per ora non si muove. Anzi, dopo un incontro con la premier Giorgia Meloni e con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, è stato deciso «di subordinare il (suo) rientro in Svizzera all’avvio di un’effettiva collaborazione tra le autorità giudiziarie dei due Stati e all’immediata costituzione di una squadra investigativa comune affinché vengano accertate, senza ulteriori ritardi, le responsabilità della strage di Crans-Montana». Detto in altre parole, l’ambasciatore Cornado non tornerà a Berna fintanto che le richieste italiane non saranno accolte. E sul tavolo, la premier Meloni ha messo l’avvio fattivo di una collaborazione tra le autorità svizzere e quelle italiane per fare piena luce sulla strage di Capodanno.
In sostanza, L’Italia chiede la costituzione di una SIC - acronimo di Squadra investigativa comune - che permetta agli inquirenti italiani di affiancare i colleghi svizzeri nelle indagini. Come ha spiegato al Corriere del Ticino l’Ufficio federale di giustizia (UFG), «una SIC consente a più autorità di polizia giudiziaria di diversi Paesi di unirsi per condurre indagini penali congiunte» e si tratta di «una possibilità prevista esplicitamente dall’articolo 20 del Secondo Protocollo addizionale alla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale».
Come funziona la SIC
Concluso a Strasburgo nel 2001 e approvato dall’Assemblea federale nel 2004, il documento - all’articolo 20 - specifica appunto il concetto delle Squadre investigative comuni, che possono essere costituite «per uno scopo determinato e una durata limitata che può essere prorogata con l’accordo di tutte le Parti». La composizione della squadra, si legge, è indicata nell’accordo e può essere creata in particolare quando «le indagini condotte da una Parte su reati comportano inchieste difficili e di notevole portata che concernono altre Parti» oppure se «più Parti svolgono indagini su reati che, per le circostanze del caso, esigono un’azione coordinata e concertata nelle Parti interessate». La costituzione di una SIC, viene sottolineato dall’Ufficio federale di giustizia, «non è limitata alle indagini penali nel settore della criminalità organizzata». E quindi potrebbe essere sfruttata anche per fare luce sulla tragedia di Crans- Montana. La base giuridica, viene chiarito ancora dall’UFG, è solida: «Poiché sia l’Italia che la Svizzera hanno firmato il Protocollo, l’Italia avrebbe la possibilità di chiedere all’autorità di polizia giudiziaria competente in Svizzera di costituirla».
«Si sta passando il segno»
La presa di posizione italiana è stata definita «inaccettabile» dal consigliere nazionale del PLR Alex Farinelli. «Il fatto che l’Italia decida di subordinare il rientro dell’ambasciatore in Svizzera a un’ingerenza nel nostro sistema giudiziario è da rispedire al mittente», sostiene il parlamentare. «Capisco lo sconfonto e anche che la mediatizzazione dell’evento di Crans-Montana crei pressioni sul Governo italiano, ma ora si sta passando il segno, una linea rossa che non è accettabile». Da parte sua, interpellato dai colleghi della RSI sul richiamo dell’ambasciatore a Roma, il consigliere agli Stati ginevrino Carlo Sommaruga ha detto che «non si può accettare questa attitudine da parte del Governo italiano». Il cui atteggiamento è «probabilmente dettato dal fatto che tra le vittime ci sono i figli delle élite romane, milanesi e torinesi, e quindi il Governo deve agire in questo modo per rassicurare queste persone. Non è degno in una situazione simile».
Si muove la procura di Roma
Nel frattempo, la procura di Roma - come ha riferito l’ANSA - è pronta a inviare un gruppo di investigatori. La richiesta figura nella rogatoria trasmessa giorni fa ai magistrati di Sion. I pubblici ministeri romani, entro il mese di febbraio, dovrebbero dunque arrivare in Svizzera per avere un incontro con gli inquirenti locali. Nella rogatoria, lo ricordiamo, è stato chiesto che venisse trasmessa agli inquirenti italiani tutta la documentazione relativa all’attività istruttoria svolta finora, compresa quella riguardante le autorizzazioni ottenute in passato da Le Constellation, i controlli delle autorità locali e lo stato di attuazione delle normative antinfortunistica e sulla sicurezza. Al momento, il fascicolo aperto in Italia, in cui si ipotizzano i reati di omicidio colposo e disastro colposo, è contro ignoti. Non appena arriveranno gli incarti dalla Svizzera si procederà con l’iscrizione dei primi indagati, tra cui i proprietari del locale.
Messi sul tavolo 10 milioni
Dal Vallese, intanto, è stato ribadito che il Cantone «intende fare tutto il possibile per garantire un sostegno finanziario, giuridico e amministrativo immediato e a lungo termine alle vittime». Il Consiglio di Stato ha previsto quindi di dotare la fondazione - attualmente in via di costituzione - per aiutare le vittime e i loro cari di un capitale di 10 milioni di franchi. Il Cantone, ha chiarito il Governo, si farà carico anche delle spese di sepoltura e di rimpatrio delle persone decedute nel locale, indipendentemente dalla situazione finanziaria delle famiglie. Le decisioni prese dal Cantone a sostegno delle vittime si sommano ai 10 mila franchi versati come aiuto d’urgenza alle famiglie dei giovani ricoverati in ospedale o deceduti. «Gli statuti della futura fondazione sono stati regolati e il conto è stato aperto. Il processo di creazione è in corso», ha spiegato il presidente del Governo vallesano Mathias Reynard. «Oltre ai 10 milioni dello Stato, sono già stati promessi diversi milioni di franchi da donatori privati». Lo scopo della fondazione, ha proseguito, non è quello di risolvere ogni problema, ma assicurarsi che tutte le vittime ricevano l’assistenza necessaria.
Il Governo vallesano intende inoltre applicare le raccomandazioni straordinarie emesse dalla Conferenza dei direttori cantonali delle opere sociali (CDOS), approvate venerdì scorso. In particolare, viene spiegato in una nota, lo statuto di vittima andrebbe riconosciuto non soltanto ai morti, ai feriti e ai loro parenti stretti, ma anche a chi si trovava nel locale e ne è uscito illeso e a chi è entrato nel bar in fiamme per cercare di dare una mano, così come a tutti coloro che si trovavano nelle immediate vicinanze del locale.
I due incendi precedenti
Dai media italiani, invece, sono trapelate ulteriori indiscrezioni sui locali gestiti dai coniugi Moretti. In un dossier redatto da Sébastien Fanti, avvocato che rappresenta diverse famiglie delle vittime, alcuni testimoni smonterebbero la narrazione autoassolutoria dei proprietari. Secondo il racconto di un cliente francese, nel 2024 si verificò a Le Constellation un principio di incendio della schiuma fonoassorbente, causato anche in quel caso dalle candele scintillanti. Solo la prontezza dei presenti, che soffocarono prontamente le fiamme, riuscì a scongiurare un disastro. La consapevolezza del rischio di incendio potrebbe cambiare la posizione dei due proprietari indagati del bar. I due finora sono accusati di omicidio colposo, gravi lesioni personali colpose e incendio colposo. L’anno prima, invece, un incendio interessò il ristorante Le Vieux Chalet a Lens, quando il locale era ancora in fase di ristrutturazione in seguito al cambio di proprietà. Quanto alle due cauzioni di 200 mila franchi pagate da un «caro amico» dei Moretti, secondo i media italiani si tratterebbe di un milionario ginevrino che avrebbe trasferito la somma da un conto situato a Dubai. Ma la sua identità rimane ignota. Nei giorni scorsi, lo ricordiamo, il ministro degli Esteri Tajani aveva dichiarato che l’Italia intendeva sapere chi aveva pagato la cauzione.

