Svizzera

Rudi Bindella: «Vogliamo meno immigrati? Età pensionabile a 70 anni»

Il noto imprenditore zurighese, attivo nel settore della ristorazione e dei vini, fa una proposta provocatoria dopo la bocciatura dell'iniziativa sui 10 milioni di abitanti: «Se aumentassimo l'età pensionabile, la penuria di manodopera sarebbe in gran parte risolta»
© bindella.ch
Ats
17.06.2026 16:29

Il rifiuto dell'iniziativa «No una Svizzera da 10 milioni!» non è sufficiente: per Rudi Bindella, noto imprenditore zurighese del settore della ristorazione e dei vini, come pure oppositore del progetto dell'UDC, è ora di voltare pagina e affrontare il nodo vero, quello della carenza di personale. Che si risolve lavorando di più e più a lungo. «Se vogliamo meno immigrazione, la disponibilità a lavorare deve aumentare di nuovo», afferma in un'intervista pubblicata oggi dal Tages-Anzeiger il 78enne, che ogni giorno è ancora attivo professionalmente. La sua ricetta è chiara e provocatoria: «Se aumentassimo l'età pensionabile gradualmente a 70 anni, come fa la Danimarca, la penuria di manodopera sarebbe in gran parte risolta».

Il risultato sull'iniziativa sui 10 milioni di abitanti

Il colloquio con il giornale zurighese parte dall'esito del voto di domenica scorsa. «Ho anche temuto un risultato ancora più serrato. L'iniziativa ha mostrato un problema reale, ecco perché una minoranza significativa ha votato sì. Politica ed economia devono ora chiedersi seriamente quali misure siano necessarie per migliorare la situazione in modo tangibile». Per Bindella, il primo passo è «trovare la giusta misura» nell'immigrazione, gestendola meglio sia quantitativamente che qualitativamente.

Costi di formazione rimborsati in caso di trasferimento

Ma il vero cortocircuito, secondo il patron con attività anche in Ticino, è culturale. «Trovo scandaloso che medici tedeschi, ad esempio, si formino a caro prezzo in patria e portino poi interamente il valore aggiunto in Svizzera, senza che noi restituiamo nulla. Chi beneficia di una formazione statale dovrebbe produrre valore aggiunto nel paese di origine, oppure i costi di formazione dovrebbero essere rimborsati in caso di trasferimento». Per questo guarda con interesse anche a modelli come il sistema a punti canadese o a una tassa sull'immigrazione a carico delle imprese: «È giusto gestire l'immigrazione in base al fabbisogno concreto di determinate categorie professionali».

Bon scartare i dossier dei candidati più anziani

Sul fronte della manodopera interna, Bindella è netto. «Proprio nella ristorazione, il potenziale interno viene sfruttato troppo poco. Penso agli over 50 e persino agli over 65. Se curassimo questo potenziale e motivassimo queste persone a rimanere nel processo lavorativo la domanda di manodopera dall'estero sarebbe notevolmente inferiore». La sua ricetta passa anche attraverso un cambiamento radicale delle assunzioni: «Non deve succedere che i dossier dei candidati più anziani vengano scartati a priori e nemmeno esaminati. L'economia deve stabilire una cultura che valorizzi l'esperienza e mantenga i dipendenti più in là con gli anni nel processo lavorativo con mansioni adatte».

La cultura aziendale

E sulla questione della pensione a 70 anni Bindella non arretra. «So che la richiesta è politicamente senza speranze al momento, ma la differenziazione è doverosa: un gessatore o un cuoco esercitano un mestiere duro e sono felici di potersi pensionare a 60 anni. Per le professioni più leggere, invece, è diverso». Aggiunge: «Se trovassi in Svizzera personale, pagherei volentieri una tassa per l'immigrazione pur di coprire un posto. Ma dobbiamo attaccare il problema alla radice: perché le aziende dipendono così tanto dall'estero? Chi ha una buona cultura aziendale, investe nella formazione e paga salari equi, trova più collaboratori in Svizzera».

Politica di attrazione delle aziende da parte dei Cantoni

L'imprenditore guarda infine con scetticismo alla politica di attrazione delle aziende da parte dei cantoni. «È una delle sfide più difficili nella vita, in ogni campo, trovare la giusta misura. In italiano si dice: non fare il passo più lungo della gamba. Nemmeno io sono proprio un esempio da seguire, anche da noi c'è sempre la tentazione di aprire una nuova attività: ma ogni espansione comporta una nuova destabilizzazione». I cantoni - chiede il giornalista - dovrebbero quindi adottare un approccio più cauto nel marketing territoriale? «Sì, perché lo sviluppo è positivo, ma solo a condizione che le infrastrutture riescano a tenere il passo», risponde in conclusione Bindella.