Ticino

Salario minimo, l’economia fa i conti: «Persone meno qualificate a rischio»

Le associazioni economiche hanno avviato le discussioni sulla proposta di compromesso lanciata dal PLR a inizio settimana - Gehri (Cc-Ti): «Aperti a un accordo, ma che sia sostenibile» - Casanova (AITI): «I giovani faticherebbero a entrare nel mercato del lavoro»
©Chiara Zocchetti
Francesco Pellegrinelli
06.02.2026 06:00

Sulla forchetta salariale l’economia prende tempo: «È prematuro esprimersi. Le discussioni al nostro interno sono ancora in corso», spiega al Corriere del Ticino il presidente della Camera di Commercio (Cc-Ti), Andrea Gehri. Eppure, vista l’accelerazione impressa dalla politica al dossier sul salario minimo, la decisione non dovrebbe tardare.

Sul tavolo della Gestione – ricordiamo – c’è la proposta del PLR di elaborare un controprogetto «equilibrato e sostenibile», capace di «mettere tutti d’accordo», compresi i socialisti, evitando così il voto popolare. Al riguardo, il presidente del PLR, Alessandro Speziali, negli scorsi giorni è stato chiaro: «Non vogliamo imporre nulla, ma trovare il giusto equilibrio tra il rafforzamento del potere d’acquisto e una cifra compatibile con le esigenze delle aziende».

Come detto, ora, la politica è al lavoro per trovare la giusta convergenza attorno a una cifra sostenibile per tutti. Sia chiaro, il PS ha messo i suoi paletti, come per esempio l’asticella dei 22 franchi all’ora, ossia 50 centesimi sotto la soglia prevista nel rapporto firmato la scorsa settimana con i Verdi sull’iniziativa «per un salario minimo sociale».

Dal canto suo, il PLR si è detto pronto a ragionare su una forchetta tra 21 e 22 franchi all’ora, ribadendo la necessità di ascoltare il polso del mondo imprenditoriale. Di qui, appunto, l’importanza del responso dell’economia per un eventuale compromesso.

Di cifre, però, al momento come detto non si parla, per quanto già sin d’ora siano emersi, nell’iniziativa del PS, alcuni aspetti ritenuti problematici, come spiega ancora Gehri: «In particolare, non è chiaro quale sia la soglia del salario minimo prevista con l’iniziativa socialista»: 22,50 franchi all’ora secondo i promotori; 24,90 secondo i calcoli del Consiglio di Stato che a breve dovrebbe fornire la cifra ufficiale in Gestione.

Prestazioni complementari

Il secondo aspetto problematico dell’iniziativa socialista – prosegue il presidente della Camera di Commercio – riguarda l’ancoraggio del minimo salariale alle prestazioni complementari: «Questo meccanismo dinamico potrebbe far aumentare automaticamente, e in modo significativo, il salario minimo in base al costo della vita. In Svizzera non esiste nulla di simile. Questo ci preoccupa, perché rende difficile per le aziende pianificare. Regole poco chiare e non allineate alle altre regioni generano solo maggiore incertezza e problemi di programmazione».

Il voto di pancia

Tornando alla proposta di compromesso, anche secondo l’economia sarebbe sensato tentare questa via, evitando così il voto popolare: «In questa fase macroeconomica tesa e delicata, il rischio che la popolazione voti di pancia esiste», commenta dal canto suo la presidente di AITI, Nicoletta Casanova. «Come per l’iniziativa MPS anti-dumping, anche in questo caso, qualora passasse una soglia salariale poco sostenibile, gli effetti per le imprese sarebbero disastrosi». E ancora: «Non siamo contrari al fatto che il salario minimo venga adeguato, ma occorre trovare il giusto equilibrio, senza pregiudicare l’attività delle aziende. E poi c’è un altro elemento che mi preoccupa: una correzione eccessiva del salario minimo verso l’alto metterebbe in difficoltà le aziende, ma i primi a percepirne le conseguenze sarebbero i dipendenti. Oltre ai potenziali licenziamenti, faticherebbero a entrare nel mercato del lavoro i giovani e le persone meno qualificate, ad esempio senza AFC. Per salari ben superiori ai 4.000 franchi al mese, le aziende comprensibilmente si orienterebbero verso persone più qualificate e con esperienza di lavoro». Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente della Camera di Commercio: «Trovare un compromesso dovrebbe essere l’obiettivo anche del Partito socialista, perché andare al voto su un tema del genere è sempre rischioso».

Gehri richiama poi l’attenzione sul tessuto economico ticinese: «Non tutte le aziende possono adeguare i salari minimi a piacimento, soprattutto se le soglie sono alte e variabili. Inoltre, l’economia è già sotto pressione e deve confrontarsi con il contesto internazionale». Secondo Gehri, tutti questi fattori vanno tenuti in considerazione per valutare correttamente la cosiddetta «soglia di dolore».

Deroghe e contratti collettivi

Su un altro punto dell’iniziativa, però, l’economia ha già le idee in chiaro, ossia sulla volontà di opporsi all’eliminazione delle deroghe sul salario minimo per i contratti collettivi, come proposto dall’iniziativa PS. «Su questo elemento ci allineiamo ai partiti borghesi. Anche noi siamo favorevoli al primato del partenariato sociale», aggiunge Gehri. Una posizione, difesa anche dal sindacato OCST e dallo stesso partito liberale radicale, come affermato negli scorsi giorni su queste colonne dal presidente PLR, Alessandro Speziali: «Oggi alcuni contratti collettivi si collocano leggermente sotto la soglia del salario minimo, ma offrono in cambio condizioni di lavoro migliori – come più vacanze, congedi o altri benefici – che possono risultare comunque attrattivi, anche per chi vive oltre confine». Ci sono ragioni contingenti legate al mercato internazionale «per cui sopra certi livelli è oggettivamente difficile operare» gli aveva fatto eco Matteo Quadranti (PLR), per il quale in questi casi, «il partenariato deve prevalere». In realtà, conclude Casanova, «il discorso non riguarda solo le grandi aziende e l’industria che si confrontano con il mercato internazionale, ma anche le piccole aziende che lavorano sul territorio. Un aumento elevato del salario minimo avrebbe un impatto fortemente negativo anche per il mantenimento dei posti di lavoro».