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Salario minimo, l’intesa a Berna c’è ma per il Ticino le cose si complicano

La Commissione economia e tributi del Nazionale, allineandosi agli Stati, ha deciso che i salari minimi nei contratti collettivi devono prevalere su quelli cantonali, tranne in quei cantoni dove esiste già una remunerazione minima in vigore – In Ticino i giochi restano aperti
©Chiara Zocchetti
Francesco Pellegrinelli
15.04.2026 06:00

Sul salario minimo ticinese i giochi sono fatti. O quasi. Settimana prossima, il Gran Consiglio – salvo improbabili colpi di scena – metterà il timbro finale sul compromesso all’iniziativa del PS, raggiunto in Commissione della gestione con il sostegno di tutte le forze politiche. Tutto a posto? Sì e no. A livello federale, infatti, la discussione sul primato dei contatti collettivi di lavoro rischia di ingarbugliare le carte. Ma andiamo con ordine.

Ieri la Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio nazionale, con 15 voti contro 9, ha deciso di allinearsi al Consiglio degli Stati nell’attuazione della mozione Ettlin. La mozione, ricordiamo, propone di impedire ai Cantoni di fissare salari minimi legali che prevalgano sui salari stabiliti da contratti collettivi di lavoro (CCL) dichiarati di obbligatorietà generale. In soldoni, la modifica legislativa discussa a livello federale prevede di introdurre il primato dei contratti collettivi di lavoro (CCL) sui salari minimi. Devono insomma prevalere i compromessi raggiunti, di volta in volta, dalle parti sociali.

Appianate le divergenze

In particolare, con la decisione di ieri la Commissione ha proposto al Consiglio nazionale di allinearsi alla Camera dei Cantoni sull’unica divergenza che ancora rimaneva pendente, ossia quella di prevedere una garanzia dei diritti acquisiti per i Cantoni che già prevedono il primato del salario minimo sui CCL. In soldoni, laddove a livello cantonale è già in vigore il primato del salario minimo, questo dove poter continuare a prevalere sui CCL dichiarati di obbligatorietà generale.

Questo, in estrema sintesi, il quadro generale. A ciò si aggiungono tuttavia alcuni elementi di dettaglio, comunque importanti, come per esempio il fatto che, secondo la modifica legislativa proposta a livello federale, non sarà più possibile indicizzare i salari minimi cantonali esistenti, ossia adeguarli al rincaro.

Al di là dei dettagli, il Parlamento federale sembra dunque intenzionato a proseguire su questa linea: consentire ai cantoni che già applicano salari minimi prevalenti sui CCL di continuare a farlo anche in caso di entrata in vigore della cosiddetta «lex Ettlin» a livello federale. Una facoltà di cui oggi beneficerebbero Ginevra e Neuchâtel.

«Le bocce non sono ferme»

Ma che cosa accadrebbe invece in Ticino? Se da una parte il compromesso che verrà discusso lunedì in Gran Consiglio prevede, per l’appunto, di eliminare la deroga del CCL sui salari minimi inserendo il primato di questi ultimi – onde evitare spiacevoli situazioni alla TiSin – dall’altra, l’impatto della legge Ettlin sul Ticino non è del tutto chiaro. Ovvero: prevarrà (come vorrebbe il compromesso ticinese) il salario minimo? Oppure, prevarrà il contratto collettivo di lavoro? In altre parole, anche il Ticino potrà avvalersi della deroga federale che oggi già vale per Ginevra e Neuchâtel? La domanda si pone almeno per due motivi.

Il primo riguarda la tempistica di implementazione. La modifica legislativa discussa a livello federale prende infatti come riferimento il salario minimo cantonale vigente al momento dell’entrata in vigore della nuova legge federale. Si capisce quindi che, se le cose stanno in questi termini, è una corsa contro il tempo. Del tipo: chi prima arriva, meglio alloggia.

A questo punto, però, le cose si complicano ulteriormente, come spiega al Corriere del Ticino, Fabrizio Sirica, presidente della Gestione e artefice del compromesso ticinese. Sul tema esistono infatti due pareri giuridici contrastanti. «Il primo è particolarmente netto e critico. In sostanza, sostiene che, anche se il Ticino dovesse dotarsi di una legge sul salario minimo a partire dal 1. gennaio 2027 come previsto dal compromesso ticinese, il momento determinante sarebbe il 2030». Questo perché i contratti collettivi di lavoro (CCL) in essere, secondo lo stesso compromesso ticinese, beneficiano di un periodo transitorio di tre anni, durante il quale non sarebbero ancora pienamente subordinati alla legge cantonale. «Di conseguenza, poiché la legge federale entrerebbe in vigore prima di quella data e il Ticino, in quel momento, non avrebbe ancora stabilito il primato del salario minimo sui CCL, secondo questo parere giuridico il cantone non potrebbe beneficiare dell’eccezione e resterebbe quindi soggetto al primato dei CCL». Insomma, tutto da rifare. O quasi.

La seconda interpretazione giuridica prevede che il Ticino sarebbe sì esentato dal primato dei CCL, ma solamente con il salario minimo del 1.1.2027, che in quel momento sarà tra 20.50-21 franchi all’ora. «Gli scatti seguenti, secondo questa interpretazione, sarebbero bloccati, visto che il salario minimo verrebbe congelato al momento dell’entrata in vigore della legge federale che, verosimilmente, potrebbe avvenire a giugno 2027». Secondo Sirica, questa è anche l’interpretazione del Governo ticinese, poi ripresa anche nel rapporto sul salario minimo che verrà votato la settimana prossima. Come detto, l’altra interpretazione però prevede che a fare stato sia l’entrata in vigore al primo gennaio 2030. «In questo caso prevarrà la mozione Ettlin, escludendo il Ticino dalle eccezioni sul salario minimo».

Tutto da rifare?

Quindi – chiediamo a Sirica – avete trovato un compromesso in Gestione e, per un cavillo giuridico, alla fine, decade tutto? Tanta fatica per nulla? «Non proprio», precisa Sirica. «La mozione Ettlin vale unicamente per i contratti collettivi di obbligatorietà generale che riguardano solamente alcune categorie di lavoratori, come i parrucchieri, le agenzie interinali, la ristorazione e poco altro». Il vero problema per il Ticino – che la legge cantonale, qualora andasse in porto, risolverebbe – riguarda i contratti aziendali. Questi non verrebbero toccati dalla legge Ettlin, e pertanto per questi contratti potrà valere il primato del salario minimo. «Anche con l’interpretazione più restrittiva, facciamo quindi un importante passo avanti», conclude Sirica. Il quale aggiunge: «Inoltre, per tutti i settori non coperti da CCL, la nuova legge rappresenta un decisivo miglioramento salariale».