«Salmo sbaglia, non c'è alcuna evidenza che le creme solari causino il cancro della pelle»

«Purtroppo, come tante altre persone, anche io ho messo la crema solare. Il risultato? Mi è venuto il cancro della pelle, un carcinoma basocellulare che, dopo una prima asportazione, sta ricrescendo». È con queste parole che il rapper italiano Salmo ha mostrato, in un video pubblicato su TikTok, la cicatrice rimastagli sulla tempia dopo l'intervento. Un filmato, quello postato dall'artista, che per il suo contenuto controverso e spiazzante non ha mancato di sollevare un polverone sui social (e non solo). Già, perché associare la comparsa di un tumore all'utilizzo di un prodotto, la protezione solare, studiato appositamente per prevenire il rischio di comparsa di tale patologia è quantomeno controverso.
Nel filmato, il cantante italiano dice di aver maturato questa convinzione dopo aver visto in rete dei video di una dottoressa della quale non intende fare il nome. La dottoressa in questione è l’oncologa e nutrizionista italiana Debora Rasio la quale, a sostegno della sua teoria, riporta dati numerici specifici tratti da uno studio pubblicato nel 2023 su Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention condotto su circa 470.000 partecipanti del database britannico UK Biobank. In base a questi dati, Rasio sostiene che le creme solari aumentano il rischio di tutti i tumori della pelle e soprattutto del melanoma e che il sole, al contrario, protegge dalla malattia.
Un chiaro errore di interpretazione
«Il fatto che a proporre questa possibile relazione causa-effetto sia un personaggio famoso non è garanzia che quanto affermato sia dimostrato dal punto di vista scientifico», esordisce la dottoressa Cristina Mangas, viceprimaria di dermatologia e responsabile del Centro di tumori cutanei complessi all'Ente ospedaliero cantonale (EOC). «Gli studi così come la pratica clinica indicano chiaramente che l'esposizione al sole – e quindi ai raggi UV – è il principale fattore di rischio ambientale nello sviluppo di un cancro della pelle. Nel caso specifico di Salmo, imputare l'insorgenza di un carcinoma basocellulare in una zona fortemente esposta al sole come il viso all'utilizzo di creme solari non è corretto perché, a oggi, non abbiamo alcuna dimostrazione scientifica a sostegno di questa correlazione».
Come dicevamo in precedenza, tuttavia, la posizione di Salmo sembra trovare riscontro nello studio citato da Rasio. Il condizionale è tuttavia d'obbligo. «Questa indagine è un lavoro sulle interazioni gene-ambiente e mostra come il rischio di determinati comportamenti (come l’uso di lampade UV o l’uso di creme solari) sia modulato dalle varianti dei geni che ci aiutano a riparare il nostro DNA, ma non riporta un’associazione diretta positiva tra uso di crema solare e aumento di rischio di melanoma. Questa conclusione è erronea e condizionata da un errore di interpretazione dei risultati dovuto a fattori che non sono stati analizzati in modo giusto. È infatti risaputo che, se non interpretati correttamente, gli studi statistici possono portare a conclusioni praticamente inverosimili», spiega la viceprimaria di dermatologia dell'EOC. Fondamentale è in effetti anche saper leggere correttamente i dati. «Esiste per esempio uno studio che mostra come il fatto di andare dal dermatologo per le persone a rischio aumenta le probabilità di una diagnosi di melanoma. Questo non vuol dire che i medici causino il melanoma, ma semplicemente che, facendo maggiori controlli, è più probabile che si individuino dei problemi».
La posizione di Rasio, dunque, è fondata su una confusione nell'interpretazione dei dati. «Il maggiore rischio di sviluppo di tumori non è da ricondurre all'uso delle creme solari, bensì al fatto che, dopo averle impiegate, si passasse troppo tempo sotto il sole o che chi usava la crema solare avesse un tipo di pelle più sensibile al sole. A intervenire potevano poi essere altri fattori genetici di predisposizione ai tumori cutanei», chiarisce Mangas.
Quella falsa sicurezza
Le protezioni solari, infatti, portano con sé un rischio: quello di fornire un falso senso di sicurezza alle persone che quindi potrebbero assumere una condotta sbagliata. «Questi prodotti non vanno intesi come un mezzo che permette di rimanere più a lungo sotto i raggi del sole», precisa Mangas. «Va inoltre detto che le creme solari non garantiscono una protezione del 100% e vanno utilizzate in combinazione ad altre misure di protezione come, per esempio, l'utilizzo di indumenti adeguati, di un cappellino, di occhiali da sole nonché dalla scelta di rimanere all'ombra il più possibile».
E l'insieme di questi accorgimenti, è importante dirlo e ribadirlo, funziona. «Studi condotti in Australia sull'arco di numerosi anni dimostrano come una corretta attitudine davanti al sole abbia condotto a una riduzione dell'incidenza di melanoma rispetto alle persone che, invece, non si proteggevano correttamente», puntualizza la nostra interlocutrice.
Come è altrettanto fondamentale sottolineare che le creme solari non sono tossiche. «Esistono due tipologie di filtri solari: quelli con sostanze inorganiche che non vengono assorbite attraverso la pelle e quelli organici (chimici) che interagiscono con le cellule della nostra pelle», spiega la viceprimario di dermatologia dell'EOC. «Ora, l'impiego di alcune creme con filtri chimici ha portato a riscontrare nel sangue delle persone che le hanno utilizzate tracce di sostanze che, teoricamente, possono interferire con il sistema endocrino. A ogni modo non hanno un effetto cancerogeno diretto. È inoltre fondamentale sottolineare come non è stato dimostrato che questo possa costituire un rischio per la salute siccome le quantità sono esigue».
Che cosa è il carcinoma basocellulare?
Il carcinoma basocellulare o basalioma è la forma più comune di cancro nell'essere umano. Cresce lentamente – a volte per anni –, solo molto raramente forma metastasi e si sviluppa soprattutto nelle aree colpite dal sole come il viso, il collo, la testa e il décolleté. «Nella maggior parte dei casi si manifesta in età avanzata come risultato dell'accumulo, nel corso dei decenni, delle radiazioni UV e dei danni che esse causano all'organismo. Ciò non significa che questo tumore non possa svilupparsi anche in persone giovani, soprattutto se hanno la pelle chiara, se hanno fattori di immunosoppressione o se hanno subito ripetute ustioni solari», spiega Mangas.
Se questo tumore forma metastasi solo raramente, non è però detto che non possa ripresentarsi dopo che è già stato curato una prima volta. È il caso di Salmo che nel video diffuso su TikTok afferma che gli «sta ricrescendo». «In effetti il rischio di recidiva locale c'è, soprattutto se la prima esportazione non è stata eseguita lasciando margini adeguati intorno al tumore», chiarisce la viceprimaria di dermatologia dell'EOC. «Visto poi che il basalioma è associato a un danno del sole, è probabile che chi ne ha avuto uno in passato, possa, in futuro, svilupparne altri non collegati direttamente al primo in zone diverse del corpo».
Ma come si fa ad accorgersi che si ha un carcinoma basocellulare? Non è sempre facile da individuare precocemente poiché altera a malapena il colore della pelle, tanto che questa forma tumorale viene anche chiamata «cancro bianco della pelle». «Generalmente si manifesta come una lesione della pelle, un arrossamento, un brufolo o un eczema che però non guariscono», illustra la nostra interlocutrice.
Difficilmente questo tumore può portare alla morte, ma localmente può dimostrarsi aggressivo. «Soprattutto i basaliomi che si trovano nella zona degli occhi o del naso possono ulcerarsi e provocare distruzioni locali importanti come la perdita delle funzioni dell'occhio», precisa la viceprimaria di dermatologia dell'EOC.
E come si cura il carcinoma basocellulare? La maggior parte delle volte tramite asportazione chirurgica. «In casi particolari, quando siamo in presenza di lesioni molto superficiali o non operabili, può inoltre essere curato con metodi non chirurgici come la radioterapia, le creme con effetto immunomodulatore, la crioterapia o la terapia fotodinamica», illustra Mangas.
Nessun dato di incidenza in Svizzera
Come detto, il carcinoma basocellulare è la forma più comune di cancro della pelle. Talmente comune, ci spiega la nostra interlocutrice, che in Svizzera non esistono dati di incidenza da tanto è frequente. Una cosa è però certa: in generale i casi di tumori cutanei sono in aumento. «La tendenza si spiega con il fatto che oggi vediamo i tumori di chi venti o trent'anni fa si esponeva al sole senza particolari protezioni perché non ne conosceva ancora gli effetti negativi. All'epoca si credeva infatti che esso fosse salutare per la pelle. Oggi poi i casi sono in aumento anche per altri fattori: perché si fanno più controlli dermatologici che favoriscono la diagnosi precoce, per l’invecchiamento della popolazione e per l’aumento di pazienti immunosoppressi», conclude la nostra interlocutrice.
