L'intervista

«Sarò collegiale, ma le mie idee non cambiano»

Dal Dipartimento del territorio alle sfide dei trasporti, passando per il rapporto con il Gran Consiglio – Piero Marchesi racconta il suo insediamento, tra spirito di concordanza e identità da preservare
©CdT/Gabriele Putzu
Francesco Pellegrinelli
07.10.2026 20:01

Sei mesi per lasciare il segno e, soprattutto, per convincere i ticinesi a riconfermarlo alle prossime elezioni. È con questo spirito che Piero Marchesi affronta il nuovo incarico in Consiglio di Stato, alla guida del Dipartimento del territorio. Una responsabilità che arriva a fine legislatura e in un momento delicato per il Governo cantonale, dopo mesi segnati da tensioni. Marchesi non nasconde le proprie ambizioni e indica già alcune priorità: maggiore attenzione alle regioni periferiche, politica dei trasporti e rapporto con Berna. Ma il nuovo consigliere di Stato promette anche un cambio di passo nei rapporti con il Gran Consiglio e rivendica la volontà di portare in Governo le proprie sensibilità, nel rispetto della collegialità.

Consigliere di Stato Marchesi, partiamo dall’attribuzione del Dipartimento del territorio. È andata come voleva?
«È andata come doveva andare. Il Consiglio di Stato si era posto l’obiettivo di trovare una soluzione in grado di garantire la maggiore stabilità possibile. Alla fine è stata individuata una soluzione che mi soddisfa molto, perché ha prodotto meno cambiamenti all’interno dei dipartimenti. Credo, al contempo, che sia una decisione saggia, soprattutto a sei mesi dalle elezioni e dopo una legislatura piuttosto complicata. Ritengo che questa sia l’organizzazione in grado di garantire il miglior risultato possibile in termini di stabilità».

Lei ha sempre manifestato un forte interesse per il tema delle finanze. Guardando ad aprile è possibile immaginare a un rimpasto in questa direzione?
«Lasciatemi lavorare per sei mesi e dimostrare di poter dare un valore aggiunto al Canton Ticino. Qualora venissi rieletto, come spero, avrò modo di fare le mie riflessioni».

Per quanto riguarda il Dipartimento del territorio, ha detto che cercherà di dare la sua impronta. In che cosa sarà differente rispetto al suo predecessore?
«Ci sarà una maggiore attenzione alle regioni periferiche, che da tempo chiedono una risposta concreta da parte del Dipartimento. Questo sarà sicuramente uno dei temi che vorrò mettere subito in agenda. Poi c’è la politica dei trasporti, con diversi progetti sul tavolo, dal MeMe al PoLuMe, da «Trasporti45» alla scheda R6, senza dimenticare la gestione del lupo. Evidentemente non si risolverà tutto in poche settimane. Bisognerà però iniziare a capire su quali dossier concentrarsi per ottenere risultati nel medio termine. Al riguardo, sarà soprattutto necessario trovare il giusto collegamento con Berna, perché il Dipartimento del territorio ha bisogno del sostegno della Confederazione».

Che consigliere di Stato sarà Marchesi?
«Un consigliere di Stato rispettoso delle istituzioni, che cercherà di ripristinare anche buoni rapporti con il Gran Consiglio, rapporti che negli ultimi tempi si sono un po’ deteriorati. Sarò un consigliere di Stato disposto ad ascoltare chiunque abbia qualcosa da dire o da suggerire, perché bisogna partire dal presupposto che ci sia sempre qualcosa da imparare».

È davvero terminata l’era del Governo del Mulino Bianco?
«Forse lo sarà un po’ meno, visto che ci sarà una nuova persona che porterà le proprie sensibilità, nel rispetto delle regole del gioco, che sono quelle della concordanza e della collegialità. Evidentemente porterò le mie sensibilità anche in Consiglio di Stato. Quello che pensavo ieri lo penso ancora oggi e lo penserò anche domani, ma lo porterò avanti con regole un po’ diverse rispetto a quando ero fuori da Palazzo».

Entrare oggi in Governo non garantisce la conferma del seggio ad aprile. È un bel salto nel vuoto.
«Mi definisco un consigliere di Stato ad interim: ho sei mesi per dimostrare di meritare la rielezione. Ho accettato questa carica tenendo conto del rischio che corro, ma sono convinto di quello che sto facendo e di poter lavorare bene. Spero anche di ottenere la fiducia dei ticinesi».

Ad aprile farà la corsa con la Lega. Ma l’avversario più temuto non rischia di essere proprio il suo alleato di lista Gobbi?
«Lega e UDC correranno assieme, con una lista unica, e con un progetto a medio termine per unire questa casa della destra».