«Scelte tecnologiche sostenibili per evitare un disastro climatico»

Mentre a Madrid è in corso la COP25 (conferenza ONU sul clima), la presidente della Commissione UE ha presentato il piano europeo per l’ambiente. E il nostro Paese cosa sta facendo sotto la spinta dei giovani che chiedono azioni concrete a favore del pianeta? Lo abbiamo chiesto a Massimo Filippini, professore di economia e politica energetica all’ETH Zurigo e all’USI.
Professor Filippini, Credit Suisse ha annunciato che non finanzierà più centrali a carbone. È anche questa una via per eliminare le cattive abitudini in ambito energetico?
«Sicuro. Banche, assicurazioni e casse pensioni possono svolgere un ruolo determinante nella promozione di investimenti sostenibili. Infatti, con le loro decisioni d’investimento sui mercati finanziari e di finanziamento di crediti ad aziende e ad economie domestiche possono favorire lo sviluppo sostenibile. Oltre a ciò occorre sensibilizzare la gente sulle problematiche energetiche e ambientali. Segnalo a tale proposito il ciclo di incontri sul tema “Energia, clima e sviluppo sostenibile” organizzato a partire da lunedì prossimo dall’Istituto di economia politica della Facoltà di scienze economiche dell’Università della Svizzera italiana. Al primo appuntamento sono stati invitati gli studenti del Bachelor in Scienze economiche ed un gruppo di studenti liceali».
Come si può influenzare il consumo di energia dei cittadini?
«Lo si può fare ad esempio quando si tratta di scegliere se costruire o meno una casa a basso consumo energetico; oppure se intervenire su un edificio che ha già un certo numero di anni. In Svizzera, il tasso di rinnovo degli edifici è molto basso (1-2%). È quindi importante promuovere investimenti nel settore immobiliare che favoriscano progetti di rinnovo degli edifici con finalità di risparmio energetico. Oltre a contribuire alla riduzione delle emissioni di CO2, questo tipo di progetti potrebbe contribuire a ridurre la possibilità di bolle immobiliari dovute in parte al forte aumento del numero di nuovi immobili».
Molte persone non sembrano però disposte a spendere di più per ridurre i consumi energetici. Come aiutarle a fare una scelta più ponderata?
«Una decisione di costruire o rinnovare una casa senza considerare la possibilità di ridurre il consumo energetico, avrà ripercussioni negative sull’ambiente e sul clima per oltre 30-40 anni. Alcuni nostri studi hanno mostrato come parte degli individui prendano delle decisioni nel settore energetico (rinnovo di un edificio, acquisto di un elettrodomestico, sostituzione del sistema di riscaldamento o acquisto di un’auto) senza fare un calcolo d’investimento e quindi, senza mettere a confronto soluzioni efficienti e sostenibili con soluzioni poco sostenibili. La decisione di non fare un calcolo d’investimento è in parte dovuta alla mancanza d’informazione o di competenze economiche e finanziarie e può portare ad una situazione dove le tecnologie efficienti da un punto di vista energetico ed economico non vengono scelte».
Come correggere queste anomalie?
«È possibile utilizzare due strumenti di politica energetica: 1. standard di emissione o consumo (emissioni massime di CO2 gr. per km); 2. incentivi, regole “dolci” che spingono gli individui a scegliere le tecnologie efficienti che promuovono lo sviluppo sostenibile. Si potrebbe ad esempio pensare a delle etichette energetiche delle auto e degli elettrodomestici che oltre ad informare sul livello di efficienza energetica forniscano informazioni sui costi d’acquisto e d’utilizzo di un prodotto. Questo nuovo tipo di etichette potrebbe facilitare le decisioni dei consumatori e promuovere l’adozione di nuove tecnologie».
La scorsa estate Berna ha deciso che entro il 2050 le emissioni di gas a effetto serra dovranno essere ridotte a zero. Secondo lei si tratta di un obiettivo raggiungibile?
«Si tratta di un obiettivo molto ambizioso che potrà essere raggiunto solo con l’introduzione di nuove misure di politica energetica e climatica. Penso in particolare a misure orientate a migliorare il funzionamento dei mercati energetici nel settore dei trasporti: a) introduzione di una tassa sul CO2 sui carburanti i cui proventi sono ridistribuiti alla popolazione; b) maggiori incentivi finanziari per l’adozione di auto elettriche o auto efficienti da un punto di vista energetico. In un recente studio abbiamo mostrato come l’attuale sistema d’incentivazione basato sulla differenziazione della tassa annuale d’immatricolazione delle auto (tassa minore per auto efficienti) non è molto efficace. Sarebbe più opportuno accordare a livello svizzero un sussidio per auto efficienti ed elettriche al momento dell’acquisto, come avviene ad esempio in Francia, Germania e Norvegia. In questo modo i consumatori sarebbero in grado di meglio considerare il sussidio nella loro decisione d’acquisto».
Gli Stati Uniti, al secondo posto nella classifica mondiali dei Paesi che più inquinano, si sono ritirati dall’Accordo di Parigi. Con quali conseguenze nella battaglia contro i cambiamenti climatici?
«Per ridurre i danni ambientali ed economici determinati dai cambiamenti climatici è importante che tutti i Paesi riducano, come previsto dall’accordo di Parigi, le emissioni di CO2. Il Paese che non lo fa diventa, in termini economici, un “passeggero clandestino”, vale a dire un Paese che ottiene dei benefici senza incorrere in costi per ridurre le emissioni di CO2. Purtroppo i Paesi in via di sviluppo saranno quelli che maggiormente subiranno le conseguenze economiche ed ambientali dei cambiamenti climatici. Si parla di perdite del PIL del 20-30% in Paesi che hanno un livello di emissioni pro capite di CO2 di gran lunga inferiore a quello dei Paesi industrializzati. Per evitare queste drammatiche conseguenze economiche in Paesi con livelli di reddito pro capite già molto bassi e per evitare milioni di profughi del clima, è importante implementare misure forti ed incisive di politica ambientale e aiutare e sostenere i Paesi in via di sviluppo ed emergenti ad aumentare il proprio benessere adottando tecnologie sostenibile basate su fonti di energia rinnovabili. Senza scelte tecnologiche sostenibili nei Paesi in via di sviluppo dove vivono miliardi di persone, sarà impossibile raggiungere gli obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni di CO2 a livello mondiale e quindi evitare un disastro climatico».
