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Scott Bessent: «L’UE si è unita alla pressione economica degli USA sull’Iran»

Così ha scritto in un post su X il segretario statunitense al Tesoro – Da parte sua il Perù ha deciso di rompere le relazioni diplomatiche con Teheran, mentre la Corea del Sud sta valutando la possibilità di contribuire agli sforzi internazionali per garantire la sicurezza e la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Scott Bessent: «L’UE si è unita alla pressione economica degli USA sull’Iran»
Red. Online
04.09.2026 06:00
23:51
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Salgono a tre i morti negli attacchi israeliani nel sud e nell'est del Libano

Sale ad almeno tre morti e 23 feriti l'ultimo bilancio degli attacchi aerei israeliani avvenuti nel sud e nell'est del Libano. Lo riporta il ministero della Salute libanese.

Il ministero ha segnalato attacchi in cinque località nelle regioni meridionali di Tiro e Nabatieh e nella valle della Bekaa, nell'est del Paese.

23:50
23:50
L'Onu denuncia: «Le mine antiuomo fanno strage di bambini in Siria»

Ufficio ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha avvertito che la minaccia rappresentata dagli ordigni esplosivi in Siria continua a influenzare non solo i luoghi in cui le persone vivono, ma anche i loro spostamenti, il lavoro e il sostentamento delle proprie famiglie. Nel corso dell'ultima settimana, si sono verificati dodici incidenti con ordigni esplosivi in sei governatorati siriani, che hanno causato la morte di nove persone - sei dei quali bambini - e il ferimento di altre tredici. L'incidente più grave si è verificato lunedì nel governatorato di Deir ez-Zor, quando una mina è esplosa al passaggio di un veicolo civile, uccidendo cinque bambini e ferendone altri tre. Il governatorato di Raqqa ha registrato il maggior numero di incidenti, a conferma del persistente pericolo rappresentato dai residui bellici esplosivi nel nord della Siria.

Dall'8 dicembre 2024, in Siria sono stati documentati oltre 1.400 incidenti con ordigni esplosivi, che hanno coinvolto quasi 2.500 civili, con 880 morti.

22:56
22:56
L'Idf lancia un raid in Libano dopo un tentato attacco con droni di Hezbollah

L'esercito israeliano ha annunciato di aver dato inizio a una serie di attacchi in Libano dopo che i suoi soldati hanno abbattuto un drone di Hezbollah nella zona cuscinetto occupata dalle Forze di Difesa Israeliane (Idf) nel Libano meridionale. Lo riporta Haaretz.

«Nella giornata odierna, terroristi dell'organizzazione terroristica Hezbollah hanno lanciato un drone contro i soldati delle Forze di Difesa Israeliane che operano nella Zona di Sicurezza nel Libano meridionale», si legge nel comunicato, che aggiunge che i soldati hanno abbattuto il drone e non hanno riportato ferite nell'incidente.

Il canale televisivo libanese Al Mayadeen ha riferito che aerei israeliani hanno bombardato il villaggio di Ain el-Tineh nella regione della valle della Bekaa, nel Libano orientale, e il villaggio di Kfour, vicino alla città di Nabatieh, nel sud del Paese.

20:42
20:42
Iran: «Attacchi di Teheran contro obiettivi USA in Giordania»

Attacco missilistico iraniano contro obiettivi statunitensi in Giordania. Lo riferisce l'agenzia iraniana Fars che viene citata da fonti arabe e da 'Haaretz'. In precedenza i sistemi di difesa aerea erano stati attivati nel sud della Giordania secondo Sabereen News, un canale iracheno affiliato a milizie filo-iraniane.

20:38
20:38
«Trump sta lavorando a un piano per il dopo guerra in Medio Oriente»

L'amministrazione Trump sta lavorando a un piano per il dopo-guerra in Medio Oriente. L'iniziativa è ancora nelle fasi iniziali e ha come obiettivo contenere l'Iran ed estendere gli accordi di Abramo per normalizzare i rapporti di Israele con i Paesi dell'area.

Lo riporta Axios citando alcune fonti, secondo le quali sulla pianificazione del dopo guerra incombono però due eventi, le elezioni in Israele in ottobre e le midterm negli Stati Uniti.

14:57
14:57
Il prezzo del diesel vola a un nuovo record negli USA

La guerra in Iran spinge il prezzo del diesel negli Stati Uniti ai massimi storici a 5,85 dollari al gallone (circa 3,8 litri). L'aumento arriva a due mesi dalle elezioni di metà mandato e rischia di aumentare la pressione politica su Donald Trump.

Il presidente da giorni minimizza il caro-carburanti, assicurando che i prezzi scenderanno. JD Vance dal podio della sala stampa della Casa Bianca ha però ammesso che servirà del tempo: l'amministrazione - ha spiegato il vicepresidente - ha ereditato un'inflazione endemica e ci vuole un «po' di tempo» prima di un calo dei prezzi.

14:23
14:23
Yemen: oltre 120 morti negli scontri tra Houthi e forze governative

Il bilancio di morti negli scontri in Yemen tra forze governative e Houthi in seguito all'offensiva lanciata da questo gruppo ribelle è salito a oltre 120: lo hanno riferito fonti mediche e militari.

06:00
06:00
Il punto alle 6.00

L'Unione Europea «ha aderito ufficialmente» alla campagna di pressione economica degli Stati Uniti contro l'Iran, la cosiddetta «Operation Economic Outcast», «e apprezziamo la loro posizione ferma e tempestiva». È quanto scrive il segretario al Tesoro americano Scott Bessent in un post su X. Gli Stati Uniti «sono saldamente al fianco dei propri alleati per garantire che il sanguinario regime iraniano non possa sfruttare il sistema finanziario globale per finanziare le sue ambizioni nucleari, i programmi di armamento e i gruppi terroristici per procura. Il mondo sta inviando un messaggio chiaro al regime iraniano: non ci fermeremo finché non sarà stata recisa ogni residua ancora di salvezza finanziaria», si legge ancora. Il post, inoltre, ha un link che rimanda al comunicato dell'UE del 30 agosto, rilasciato in occasione del G20 Finanze che Bessent ha appena ospitato ad Asheville, in North Carolina. Bruxelles «rimane pronta ad adottare ulteriori misure, ove necessario» nei confronti dell'Iran «per salvaguardare la propria sicurezza e i suoi interessi, inclusa la libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz», aveva riferito il comunicato, ricordando di ritenere «necessari continui sforzi diplomatici per raggiungere una soluzione pacifica, ripristinare la stabilità regionale e garantire la piena libertà di navigazione e il transito sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz». L'UE, rimarcando di aver già adottato «ampie sanzioni» all'Iran perché evitasse di sfruttare l'economia e il sistema finanziario globali per le azioni ostili, aveva poi detto che avrebbe «collaborato strettamente con USA e altri partner del G7 e della comunità internazionale per mantenere la pressione sull'Iran e contribuire alla de-escalation e alla stabilità regionale», accogliendo con favore «gli sforzi finalizzati a garantire che l'Iran cessi le sue attività destabilizzanti e si impegni in negoziati di pace in buona fede, anche attraverso ulteriori pressioni economiche, tra cui l'Operazione Economic Outcast guidata dagli Stati Uniti».

Da parte sua il Perù ha deciso di rompere le relazioni diplomatiche con l'Iran, accusando Teheran di incitare «alla violenza e all'escalation dei conflitti» in Medio Oriente e di ostacolare il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. La decisione è stata annunciata sulle sue reti sociali dal ministro degli Esteri, Carlos Espa, che ha richiamato la «vocazione pacifista» del Paese. Il governo della presidente Keiko Fujimori ha inoltre espresso «profonda preoccupazione» per le restrizioni imposte dall'Iran alla navigazione e per le ripercussioni sul commercio internazionale. Lima ha criticato Teheran anche per l'ostruzione alle verifiche necessarie a prevenire la produzione di armi nucleari e per il «deterioramento della democrazia», citando la repressione delle proteste e le limitazioni delle libertà. Nei giorni scorsi il Cile aveva annunciato la chiusura della propria ambasciata a Teheran per ragioni economiche e di sicurezza, senza tuttavia interrompere i rapporti diplomatici.

Intanto Seul sta valutando la possibilità di contribuire agli sforzi internazionali per garantire la sicurezza e la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, ma non ha ancora preso alcuna decisione sull'eventuale invio di forze militari. Lo ha riferito venerdì l'ufficio presidenziale sudcoreano, citato da Yonhap. Un funzionario presidenziale ha spiegato che un eventuale contributo militare dovrà essere valutato innanzitutto alla luce della postura di prontezza difensiva della Corea del Sud sulla penisola e nel rispetto delle procedure previste dalla legge nazionale. «Stiamo pensando che potremmo essere in grado di contribuire entro i limiti che non compromettano la nostra postura di prontezza», ha detto il funzionario. Le dichiarazioni arrivano dopo le notizie secondo cui il governo starebbe valutando la possibilità di chiedere l'approvazione del Parlamento per un dispiegamento nello Stretto di Hormuz, anche con una nave di supporto al combattimento. Secondo Yonhap, il presidente statunitense Donald Trump ha recentemente aumentato la pressione su Seul affinché fornisca un contributo militare alla sicurezza dello stretto, accusando ripetutamente l'alleato di aver respinto una sua richiesta. Il funzionario ha però precisato che le discussioni non sono ancora arrivate alla fase della richiesta di approvazione parlamentare e che non è stata presa alcuna decisione definitiva sul dispiegamento. L'ufficio presidenziale ha inoltre negato che la questione di Hormuz abbia creato ostacoli nei negoziati in corso con Washington sull'attuazione dell'accordo economico e di difesa raggiunto lo scorso anno nell'ambito dell'intesa sui dazi.

Al 3 settembre, nel frattempo, le forze americane del Comando centrale (Centcom) hanno «reindirizzato 87 navi commerciali, ne hanno rese inoffensive 3 e sono salite a bordo di 2 unità per garantirne la piena conformità alle disposizioni» del blocco navale da e verso i porti dell'Iran. Lo riporta il Centcom in un post su X, allegando anche la foto di un marinaio statunitense di guardia a bordo della USS John Paul Jones, mentre il cacciatorpediniere lanciamissili prosegue «l'attività di supporto al blocco imposto dagli Stati Uniti all'Iran nelle acque della regione».